
Il Generale Portolano negli Stati Uniti per colloqui sulla sicurezza in Ucraina
Roma, 17 Giugno 2026 – Un quadro geopolitico in rapido mutamento, minacce ai gangli vitali dell’economia globale e la scure dei tagli di bilancio che rischia di compromettere l’efficienza delle Forze Armate italiane. È un’analisi a tutto tondo, segnata da forti richiami alla prudenza, quella tracciata dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, durante la sua audizione in sede di replica alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato.
Nel suo intervento, il Generale ha toccato i principali teatri operativi in cui è coinvolta l’Italia, lanciando precisi moniti sulle sfide dei prossimi anni.
Il primo avvertimento riguarda i Balcani e la potenziale rimodulazione al ribasso della missione KFOR in Kosovo. Secondo Portolano, ogni valutazione su una riduzione delle forze va condotta in maniera “veramente prudente e accurata”.
Il rischio concreto è quello di esporre l’area a un rapido deterioramento della sicurezza, a causa delle tensioni mai risolte tra Pristina e Belgrado. C’è inoltre un forte rischio geopolitico: una ritirata non supportata da un oculato strategic assessment politico lascerebbe un vuoto facilmente colmabile da stakeholder esterni. Il riferimento del Generale è diretto alla Russia. Per questo motivo, di concerto con il Ministro della Difesa Guido Crosetto, Portolano ha inviato una lettera al Comandante Supremo della NATO, Gen. Grynkewich, per evidenziare i rischi di questa potenziale riduzione.
Sul fronte mediorientale, lo sguardo è rivolto al futuro del Libano e al ruolo della comunità internazionale. Per il post-UNIFIL, il Capo di Stato Maggiore ritiene essenziale mantenere le attuali capacità operative – inclusa la componente navale – sotto un rinnovato “ombrello delle Nazioni Unite”.
Pur nutrendo dubbi sull’accettazione di tale risoluzione da parte di Israele, Portolano ritiene vitale il supporto alle Forze Armate Libanesi (LAF). Le LAF sono considerate l’elemento chiave per arrivare alla demilitarizzazione e al disarmo di Hezbollah. Questo supporto non dovrà limitarsi all’addestramento (capacity building) e al sostegno finanziario, ma dovrà prevedere una forte componente operativa sul campo. Un ruolo di primo piano in questo nuovo assetto, ha sottolineato, dovrebbe essere assunto dall’Unione Europea.
L’aspetto più critico per la gestione interna riguarda l’ipofinanziamento del settore esercizio, che sta minando la disponibilità, gli standard di sicurezza, l’addestramento e la manutenzione dei mezzi e delle infrastrutture della Difesa.
I numeri illustrati dal Generale fotografano una situazione complessa:
Questa discrepanza ha reso inevitabile una “rimodulazione complessiva dei dispositivi” per cercare di salvaguardare gli obiettivi strategici primari pur con risorse inferiori.
Infine, l’attenzione si è spostata sulla sicurezza delle rotte marittime internazionali. Se lo stretto di Hormuz resta un punto sensibile del conflitto tra USA, Israele e Iran, l’inibizione simultanea o alternata degli stretti di Bab el-Mandeb e di Suez rappresenterebbe un colpo devastante, costringendo il traffico nel Mediterraneo a passare solo da Gibilterra.
I dati evidenziati da Portolano illustrano chiaramente il peso di questi colli di bottiglia (choke points):
Il blocco di queste vie genererebbe una “crisi sistemica” peggiore degli shock energetici delle guerre del Golfo, paralizzando la logistica globale e penalizzando gravemente l’Italia e i Paesi del bacino del Mediterraneo.

Il Generale Portolano negli Stati Uniti per colloqui sulla sicurezza in Ucraina






