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L'Italia rifiuta il Business delle Armi per l'Ucraina comprate Solo dagli USA

Le relazioni tra USA e Italia sono tese per il rifiuto italiano di aderire al fondo NATO PURL per armamenti a Ucraina e per la gestione della spesa militare. Trump accusa l’Italia di "free-riding", criticando il mancato supporto militare e l’uso limitato delle basi. Meloni cerca di bilanciare ruolo strategico e stabilità interna, ma il rapporto resta sotto pressione.

Trump, Carota e Bastone: Armi per l'Ucraina e Minacce di Tariffe per la Russia - DEFENSANEWS.COM - Noticias defensa y seguridad
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Condoralex Condoralex 21 giugno 2026 3 min di lettura 174 Scarica PDF

Le relazioni tra USA e Italia sono tese per il rifiuto italiano di aderire al fondo NATO PURL per armamenti a Ucraina e per la gestione della spesa militare. Trump accusa l’Italia di "free-riding", criticando il mancato supporto militare e l’uso limitato delle basi. Meloni cerca di bilanciare ruolo strategico e stabilità interna, ma il rapporto resta sotto pressione.

Le relazioni tra Washington e Roma stanno attraversando una fase di gelo senza precedenti. Sebbene l'Italia resti un alleato fondamentale nella NATO, le recenti frizioni tra il Presidente Donald Trump e il Primo Ministro Giorgia Meloni evidenziano un profondo scollamento strategico su due fronti: il sostegno militare all'Ucraina e la gestione della spesa per la difesa nazionale.

Il nodo del "PURL" e la spesa per la difesa

Il cuore della disputa diplomatica è il rifiuto categorico dell'Italia di aderire al PURL (Prioritised Ukraine Requirements List), un fondo NATO dedicato all'acquisto di armamenti statunitensi destinati a Kiev.

Mentre altri partner europei, come Germania, Svezia e Paesi Bassi, hanno contribuito con miliardi di dollari, il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha ribadito una posizione ferma: "Abbiamo detto no dall'inizio, e resta un no". Questa reticenza non è isolata: il governo Meloni appare cauto anche verso gli strumenti finanziari europei (come i prestiti SAFE), citando l'esigenza di dare priorità al costo della vita e alle bollette energetiche in vista della campagna elettorale del prossimo anno.

La dottrina del "Free-Riding" di Trump

Il malumore di Donald Trump non nasce solo dal rifiuto del PURL. Il Presidente americano, supportato dalle recenti dichiarazioni del Segretario alla Difesa Pete Hegseth, accusa esplicitamente alcuni alleati NATO di praticare il "free-riding", ovvero di beneficiare della protezione americana senza contribuire in modo equo alla spesa militare globale.

Le critiche americane si sono concentrate su tre punti principali:

  • Mancata cooperazione bellica: Trump ha espresso pubblicamente frustrazione per il mancato supporto dell'Italia in operazioni militari specifiche (come quelle legate al conflitto in Iran), lamentando il divieto di utilizzare basi e spazi aerei italiani.
  • Squilibrio nei pesi: Nonostante l'Italia abbia promesso di innalzare la spesa militare (annunciando un obiettivo del 2,8% del PIL in vista del prossimo vertice di Ankara), gli USA ritengono che gran parte di questa cifra sia ancora legata a spese di "sicurezza interna" e non a capacità di proiezione bellica reale.
  • La questione di fiducia: Lo scontro è degenerato anche sul piano personale, con il recente scambio di accuse verbali riguardo a presunti episodi di protocollo diplomatico al G7, che hanno spinto il ministro Antonio Tajani a cancellare una visita ufficiale a Washington.

Un rapporto sotto pressione

Per la premier Meloni, la sfida è delicata: mantenere il ruolo dell'Italia come "ponte" strategico tra USA ed Europa, garantendo al contempo la stabilità economica interna. Tuttavia, la visione "America First" di Trump e la sua crescente impazienza verso la dipendenza europea dalla difesa statunitense pongono il governo italiano in una posizione di crescente isolamento diplomatico.

Mentre Washington avvia una revisione del suo impegno militare in Europa, avvertendo che i contributi americani alle casse NATO saranno sempre più condizionati agli sforzi dei singoli alleati, l'Italia si trova a dover bilanciare le proprie promesse di spesa con la realtà di un elettorato poco incline a ulteriori sacrifici nel settore militare.

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