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La partita del dopo Putin: gli "uomini della forza" e il sistema dinastico

Senza un erede designato per il dopo Putin, la transizione in Russia si giocherà tra due forze principali: i "siloviki" (gli apparati di sicurezza guidati da figure come Igor' Krasnov e Aleksej Djumin) e la nuova élite dinastica (tra cui Boris Kovalčuk e Anna Civilëva, nipote del presidente). Il potere rimarrà così diviso tra strutture repressive e continuità familiare.

La partita del dopo Putin: gli "uomini della forza" e il sistema dinastico
La partita del dopo Putin: gli "uomini della forza" e il sistema dinastico - © kremlin.ru · CC BY 4.0 · tramite Wikimedia Commons.
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La partita del dopo Putin: gli "uomini della forza" e il sistema dinastico
La partita del dopo Putin: gli "uomini della forza" e il sistema dinastico - © kremlin.ru · CC BY 4.0 · tramite Wikimedia Commons.
Redazione Redazione 3 min di lettura 17 Scarica PDF

Senza un erede designato per il dopo Putin, la transizione in Russia si giocherà tra due forze principali: i "siloviki" (gli apparati di sicurezza guidati da figure come Igor' Krasnov e Aleksej Djumin) e la nuova élite dinastica (tra cui Boris Kovalčuk e Anna Civilëva, nipote del presidente). Il potere rimarrà così diviso tra strutture repressive e continuità familiare.

In un'analisi firmata da Andrea Romano sulle pagine de la Repubblica, viene tracciato lo scenario della futura successione al Cremlino. Con il presidente Vladimir Putin prossimo a compiere 74 anni e in assenza di un erede designato, la transizione di potere si giocherà sull'asse tra due gruppi fondamentali: i "siloviki" (gli apparati di sicurezza e repressione) e i rampolli del regime (figli e parenti dell'élite).

Gli "uomini della forza" e la repressione

I "siloviki" rappresentano il cuore del potere repressivo e d'intelligence. Tra le figure emergenti spicca Igor' Krasnov, cinquantunenne nominato a capo della Corte Suprema nel settembre 2025. Investigatore formatosi sui reati di corruzione e criminalità organizzata, Krasnov si è distinto per l'insabbiamento delle indagini sugli assassinii di Anna Politkovskaja e Boris Nemtsov. Considerato il "cervello giuridico" della repressione, è l'architetto della legge sugli "agenti stranieri" e delle restrizioni sul web, mantenendo stretti legami con l'FSB.

Accanto a lui si trova Aleksej Djumin, 54 anni, attuale segretario del Consiglio di Stato. Noto come "ex guardia del corpo di Putin", Djumin vanta un profilo complesso: ha ricoperto ruoli di vertice nel GRU e nelle Forze Speciali durante l'occupazione della Crimea e la guerra in Ucraina, ed è stato incaricato del coordinamento per la riconquista di Kursk nel 2024. La sua figura unisce esperienza operativa, intelligence e amministrazione, forte di un solido rapporto personale con Putin.

Il sistema dinastico e i rampolli del regime

Parallelamente agli apparati di forza, il putinismo opera come un sistema dinastico in cui l'origine familiare equivale alla lealtà politica, incarnando l'idea di Nikolaj Patrušev secondo cui "i servizi di sicurezza sono la nuova nobiltà russa". In questo solco si inserisce Dmitrij Patrušev, promosso a Vice Primo Ministro dal 2024. Altro garante della continuità è Boris Kovalčuk, 48 anni, presidente della Corte dei Conti dal 2024 e figlio di Jurij Kovalčuk, principale consigliere ideologico del presidente.

Un ruolo centrale è occupato da Anna Civilëva (nata Putina), figlia del cugino di primo grado di Putin, nominata nel 2024 viceministro della Difesa con delega ai veterani e alle famiglie dei caduti. Fondatrice dell'ente statale "Difensori della Patria", la Civilëva gestisce l'enorme bacino di consenso legato a millioni di veterani e vittime di guerra. Insieme al marito Sergej Civilëv (Ministro dell'Energia), assicura alla famiglia Putin un canale d'influenza diretto per condizionare qualsiasi scenario di successione fino al 2030.

La transizione del post-Putin si prefigura dunque non come un'apertura democratica, ma come una trama di potere tra apparati repressivi e nuova oligarchia ereditaria.

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