La Germania vuole diventare un nuovo polo produttivo europeo per gli intercettori PAC-3 MSE, uno dei missili più avanzati del sistema di difesa aerea Patriot.
Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha confermato di aver chiesto ai vertici statunitensi di autorizzare la produzione degli intercettori in Germania, sostenendo che un secondo grande centro produttivo contribuirebbe a ridurre la crescente pressione sulla catena di approvvigionamento globale.
La richiesta approfondisce l’intesa raggiunta la scorsa settimana al Pentagono tra Pistorius e il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, finalizzata ad ampliare la cooperazione industriale nel settore degli armamenti e delle munizioni considerate più difficili da reperire.
Berlino vuole produrre l’intera famiglia Patriot
Secondo Pistorius, la Germania è pronta ad ampliare la propria capacità industriale fino a coprire gran parte della catena del valore del sistema Patriot.
L’obiettivo comprende la produzione di intercettori PAC-2 e PAC-3, lanciatori e altri componenti del sistema, oltre alla possibilità di realizzare in Germania ulteriori armamenti statunitensi caratterizzati da tempi di consegna elevati o da una disponibilità insufficiente rispetto alla domanda degli alleati.
Una parte di questa capacità esiste già.
MBDA Deutschland produce componenti e intercettori della famiglia PAC-2 e prevede di avviare nello stabilimento di Schrobenhausen la produzione del più recente PAC-2 GEM-T.
Il passaggio al PAC-3 MSE sarebbe però molto più significativo.
Il PAC-3 MSE resta sotto controllo Lockheed Martin
Il PAC-3 Missile Segment Enhancement è prodotto da Lockheed Martin e rappresenta una delle componenti più avanzate dell’architettura Patriot.
A differenza del PAC-2, che utilizza una testata esplosiva a frammentazione, il PAC-3 MSE impiega un sistema hit-to-kill, progettato per distruggere direttamente il bersaglio attraverso l’impatto.
Le sue caratteristiche precise di prestazione rimangono in gran parte classificate.
Per questo motivo, trasferire una parte significativa della produzione in Germania richiederebbe non soltanto un accordo industriale con Lockheed Martin, ma anche l’autorizzazione del governo statunitense per il trasferimento di tecnologie, processi e informazioni sensibili.
Lockheed Martin e Rheinmetall già collaborano
Una possibile base industriale esiste comunque già.
Lockheed Martin e Rheinmetall collaborano da tempo in Germania in diversi settori della difesa, compreso quello missilistico, creando una struttura potenzialmente utilizzabile per ampliare la produzione locale.
Lockheed ha inoltre già integrato aziende europee nella supply chain del PAC-3 MSE. In Polonia, per esempio, società locali producono sottocomponenti dell’intercettore nell’ambito degli accordi industriali collegati al programma Patriot.
La questione principale sarà quindi stabilire fino a che punto Washington sia disposta a trasferire in Europa la produzione delle parti più sensibili del missile.
Una domanda mondiale in forte crescita
La richiesta tedesca arriva in un momento in cui la domanda di intercettori Patriot è molto superiore alla capacità produttiva disponibile.
I sistemi Patriot sono stati impiegati intensamente per la difesa dell’Ucraina contro missili balistici, missili da crociera e altre minacce russe, mentre contemporaneamente Stati Uniti e alleati stanno cercando di ricostituire o aumentare le proprie scorte.
Lockheed Martin sta già ampliando rapidamente la propria capacità produttiva negli Stati Uniti e ha coinvolto nuovi fornitori provenienti anche dal settore industriale civile.
Il 17 settembre l’azienda ha annunciato di aver ricevuto da GM Defense i primi componenti destinati agli intercettori PAC-3 MSE appena 22 giorni dopo la firma del contratto di produzione.
Anche la produzione dei sistemi di propulsione sta aumentando. L3Harris ha ricevuto da Lockheed Martin un contratto da 4,7 miliardi di dollari in sette anni per produrre i motori e altri componenti del PAC-3 MSE su scala significativamente maggiore.
Germania pronta a diventare un secondo polo produttivo
La proposta di Pistorius si inserisce quindi in una strategia più ampia: utilizzare la capacità industriale europea per aumentare la produzione di armamenti statunitensi particolarmente richiesti, riducendo contemporaneamente i tempi di attesa per gli alleati.
L’accordo raggiunto con Washington prevede infatti una maggiore cooperazione su sviluppo congiunto, produzione su licenza, manutenzione e sostegno logistico.
Berlino si è detta disponibile anche a contribuire alla produzione di altri sistemi statunitensi caratterizzati da disponibilità limitata. Tra questi figurano potenzialmente componenti del missile da crociera Tomahawk, che la Germania intende acquistare insieme ai lanciatori Typhon nell’ambito dello sviluppo di una nuova capacità di attacco a lungo raggio.
Tecnologia e interessi industriali
L’eventuale produzione europea del PAC-3 MSE resta però una questione delicata.
Il sistema incorpora tecnologie sensibili e rappresenta inoltre un programma industriale economicamente importante per Lockheed Martin e per la base produttiva statunitense.
Washington dovrà quindi valutare fino a quale livello consentire la produzione all’estero: potrebbe trattarsi soltanto di determinati componenti oppure, nello scenario più ambizioso sostenuto da Berlino, di una linea capace di assemblare una parte significativa dell’intercettore direttamente in Germania.
Pistorius considera comunque l’aumento della capacità produttiva una necessità strategica.
La combinazione tra guerra in Ucraina, ricostituzione delle scorte NATO e crescente diffusione del sistema Patriot ha infatti trasformato il PAC-3 MSE in uno degli intercettori più richiesti sul mercato occidentale.
Una linea produttiva tedesca permetterebbe di aggiungere capacità industriale alla produzione statunitense e potrebbe ridurre i tempi necessari per rifornire gli arsenali europei.
Per il momento, tuttavia, non esiste ancora un accordo definitivo per produrre PAC-3 MSE in Germania: Berlino ha formulato la richiesta e ottenuto un quadro politico favorevole a una cooperazione industriale più ampia, ma la decisione finale dipenderà dagli Stati Uniti e da Lockheed Martin.
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