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USA, il Pentagono chiede velocità di produzione alle aziende, ma i numeri restano segreti

Il Dipartimento della Difesa non ha divulgato quante aziende hanno risposto alla richiesta di accelerare la consegna di armamenti

USA, il Pentagono chiede velocità di produzione alle aziende, ma i numeri restano segreti
USA, il Pentagono chiede velocità di produzione alle aziende, ma i numeri restano segreti - Immagine generata con AI
USA, il Pentagono chiede velocità di produzione alle aziende, ma i numeri restano segreti
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USA, il Pentagono chiede velocità di produzione alle aziende, ma i numeri restano segreti
USA, il Pentagono chiede velocità di produzione alle aziende, ma i numeri restano segreti - Immagine generata con AI
Redazione Redazione 6 min di lettura 126 Scarica PDF

Il Pentagono spinge le aziende difensive ad accelerare la produzione di armi critiche, ma mantiene segreta la documentazione delle proposte ricevute. Dopo la scadenza del 26 agosto, il dipartimento non ha rivelato quante imprese hanno risposto né quali timeline di consegna offerte. Il contesto è quello del calo drastico delle scorte di intercettori durante la guerra in Ucraina.

A quasi un mese dalla scadenza imposta all’industria della difesa americana, il Pentagono non ha ancora reso pubblico quante aziende abbiano presentato proposte per accelerare la produzione di armamenti, né quali tempi di consegna siano stati indicati.

Il 5 agosto, il vice segretario alla Difesa Steve Feinberg aveva concesso ai principali gruppi industriali appena 21 giorni, fino al 26 agosto, per presentare piani capaci di garantire tempi di consegna «significativamente più rapidi e aggressivi» e un aumento della produzione delle capacità considerate critiche.

Alle aziende era stato chiesto di individuare i colli di bottiglia produttivi, proporre investimenti in nuovi impianti e capacità industriali e indicare quali interventi del Pentagono sarebbero stati necessari per aumentare rapidamente i volumi. Il memorandum individuava 16 programmi prioritari potenzialmente destinati a una produzione accelerata o a un incremento degli acquisti nell’ambito della pianificazione per il bilancio della Difesa dell’anno fiscale 2028.

Le scorte sotto pressione

L’iniziativa è arrivata dopo il forte consumo di munizioni statunitensi durante il conflitto con l’Iran, che ha posto particolare pressione sulle riserve di intercettori per la difesa antimissile e di altre armi di precisione.

Secondo una stima del Center for Strategic and International Studies, le scorte statunitensi di intercettori Patriot sarebbero passate da circa 2.330 unità prima della guerra a una quantità compresa tra 759 e 827 entro la fine di luglio.

Per il sistema THAAD, la disponibilità sarebbe invece scesa da circa 452 intercettori a una quantità compresa tra 234 e 278.

Si tratta di ricostruzioni basate su documenti di bilancio e altre informazioni pubblicamente disponibili, non di dati ufficiali sugli inventari militari statunitensi.

Il problema non riguarda soltanto il numero di missili disponibili, ma soprattutto il tempo necessario per sostituirli.

Il CSIS ha stimato tempi di consegna di circa 42 mesi per un PAC-3 MSE e di circa 53 mesi per un intercettore THAAD, tempistiche difficilmente compatibili con i ritmi di consumo osservati durante operazioni militari ad alta intensità.

Il Pentagono non rivela le risposte dell’industria

Nonostante l’urgenza con cui era stata formulata la richiesta, il Dipartimento della Difesa non ha comunicato quante aziende abbiano risposto, quali incrementi produttivi siano stati proposti o se alcune delle proposte siano già state accettate e finanziate.

Anche General Dynamics ha evitato di fornire dettagli sulle proprie comunicazioni con il Pentagono.

Lockheed Martin, uno dei principali produttori dei sistemi di difesa missilistica statunitensi, non ha invece indicato pubblicamente una nuova tempistica di produzione derivante dalla richiesta del 5 agosto.

L’azienda ha però confermato di essere impegnata in una forte espansione della capacità industriale, attraverso investimenti nella forza lavoro, nelle infrastrutture produttive e nella propria rete di fornitori.

Lockheed coinvolge General Motors nella produzione dei Patriot

Uno degli esempi più significativi della nuova strategia industriale riguarda la collaborazione tra Lockheed Martin e GM Defense.

Il 28 agosto Lockheed ha ricevuto il primo lotto di componenti strutturali destinati agli intercettori PAC-3 MSE, appena 22 giorni dopo la firma del contratto con GM Defense, avvenuta il 6 agosto.

General Motors ha utilizzato proprie capacità industriali nel campo della fusione, della lavorazione meccanica e della produzione di precisione per realizzare componenti che, attraverso i tradizionali processi dell’industria della difesa, possono richiedere tempi sensibilmente più lunghi.

La collaborazione rappresenta un esempio dell’approccio che il Pentagono sta cercando di incentivare: trasferire nel settore militare capacità produttive, tecnologie e metodi industriali provenienti anche da comparti civili caratterizzati da elevati volumi.

Lockheed sta inoltre investendo tra 8 e 9 miliardi di dollari nell’espansione della propria produzione di munizioni, con nuovi stabilimenti, ampliamenti degli impianti esistenti e nuove assunzioni in più di venti siti negli Stati Uniti. I programmi annunciati dovrebbero aumentare di quasi il 50% lo spazio destinato alla produzione e allo stoccaggio di munizioni.

Patriot e THAAD: produzione da triplicare e quadruplicare

Il Pentagono aveva comunque iniziato ad aumentare la capacità produttiva già prima della scadenza fissata da Feinberg.

Il 27 luglio erano stati annunciati accordi quadro della durata di sette anni destinati ad ampliare la produzione dei sistemi di propulsione utilizzati dagli intercettori PAC-3 MSE e THAAD.

Secondo L3Harris, l’accordo relativo al PAC-3 dovrebbe quasi triplicare la produzione di alcuni componenti di propulsione, mentre quello destinato al THAAD dovrebbe quadruplicare la capacità relativa ad alcuni elementi critici.

Il 3 agosto, il Dipartimento della Difesa ha poi annunciato, insieme a Northrop Grumman e Lockheed Martin, ulteriori accordi per ampliare la capacità produttiva dei componenti degli intercettori.

L’obiettivo dichiarato dal Pentagono è arrivare a triplicare la capacità produttiva del PAC-3 MSE e quadruplicare quella del THAAD, compatibilmente con i finanziamenti che saranno approvati annualmente dal Congresso.

Più missili SM-3 e Tomahawk

L’accelerazione riguarda anche altre famiglie di missili.

Il 14 agosto, il Pentagono ha annunciato accordi con Boeing e RTX per aumentare la produzione di componenti destinati agli intercettori SM-3 Block IB e SM-3 Block IIA.

Tre giorni dopo, il 17 agosto, la U.S. Navy ha assegnato a Raytheon, società del gruppo RTX, un contratto settennale da 22,9 miliardi di dollari per aumentare drasticamente la produzione dei missili da crociera Tomahawk.

Secondo RTX, il programma dovrebbe portare la capacità produttiva a oltre 1.000 Tomahawk all’anno, un incremento enorme rispetto ai livelli precedenti.

Il 31 agosto, cinque giorni dopo la scadenza imposta alle aziende, il Pentagono ha inoltre annunciato nuovi accordi pluriennali con Lockheed Martin e General Dynamics per aumentare la produzione e ridurre i tempi di consegna di sottocomponenti destinati ai sistemi PAC-3 MSE e THAAD.

Il nodo resta la capacità industriale

Ciò che resta poco chiaro è se l’esercizio imposto da Feinberg abbia effettivamente modificato i programmi di acquisizione del Pentagono.

Non è stato ancora spiegato pubblicamente quali aumenti produttivi siano stati proposti dall’industria, quali nuovi investimenti saranno finanziati o quale riduzione dei tempi di consegna il Dipartimento della Difesa ritenga concretamente raggiungibile.

Gli accordi annunciati nelle ultime settimane mostrano comunque una direzione precisa: gli Stati Uniti stanno cercando di trasformare rapidamente una base industriale progettata per una produzione relativamente limitata in un sistema capace di sostenere consumi di munizioni molto più elevati.

Il problema non è quindi soltanto acquistare più missili, ma aumentare stabilmente la capacità di produrre motori, componenti elettronici, strutture, propellenti e sottosistemi a una velocità compatibile con le esigenze di un conflitto ad alta intensità.

Ed è proprio su questo punto che si misurerà la reale efficacia della nuova strategia industriale del Pentagono.

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