A più di ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e oltre un secolo dopo la Grande Guerra, il territorio italiano continua a restituire bombe d’aereo, granate, proiettili d’artiglieria, bombe a mano e altri residuati bellici ancora potenzialmente pericolosi.
Anche nei primi mesi del 2026, gli artificieri dell’Esercito Italiano sono intervenuti ripetutamente da Nord a Sud per rimuovere e neutralizzare ordigni rinvenuti nei campi, nei boschi, lungo i sentieri di montagna, sulle spiagge e all’interno di cantieri edili.
Uno dei casi più rilevanti è quello di Lusciano, in provincia di Caserta, dove nel maggio 2026 si è conclusa una lunga operazione di bonifica durante la quale gli artificieri dell’Esercito hanno neutralizzato complessivamente 4.483 ordigni risalenti alla Seconda guerra mondiale.
L’attività, durata oltre due anni, dimostra come una singola area possa nascondere migliaia di residuati bellici, spesso sepolti a profondità diverse e apparentemente dimenticati.
Nel gennaio 2026, in una sola giornata, gli specialisti dell’Esercito sono intervenuti contemporaneamente a Mantova, Empoli e Bronte. A Empoli è stata disinnescata una bomba d’aereo del peso di circa 240 chilogrammi, mentre a Bronte è stato neutralizzato un ordigno da circa 115 chilogrammi. Le operazioni sono state effettuate anche attraverso sistemi robotizzati, per ridurre l’esposizione degli artificieri al pericolo.
In Trentino, nei pressi del Passo del Tonale, sono stati invece recuperati 42 proietti della Prima guerra mondiale. Sette di questi erano ordigni a caricamento chimico, una circostanza che rende le operazioni ancora più complesse e delicate.
A Formia gli artificieri hanno inoltre bonificato dieci bombe d’aereo risalenti alla Seconda guerra mondiale, contenenti complessivamente circa 500 chilogrammi di esplosivo.
Questi sono soltanto alcuni degli interventi comunicati pubblicamente. A essi devono essere aggiunti numerosi ritrovamenti locali, spesso riguardanti singole granate, proiettili, bombe a mano o munizioni rinvenute durante lavori agricoli, escursioni, scavi e opere stradali.

Tra il 1940 e il 1945, le forze aeree alleate sganciarono sull’Italia almeno un milione di bombe, per un totale stimato di oltre 350.000 tonnellate di esplosivo.
Non tutti gli ordigni esplosero al momento dell’impatto. Una parte penetrò nel terreno, finì nei corsi d’acqua oppure venne ricoperta dalle macerie e dai successivi interventi urbanistici. A questi si aggiungono i residui dei combattimenti terrestri e, soprattutto nelle regioni alpine e nordorientali, quelli risalenti alla Prima guerra mondiale.
Per questo motivo i ritrovamenti interessano praticamente tutto il territorio nazionale: dalle montagne del Trentino e del Friuli-Venezia Giulia alle grandi città bombardate durante il secondo conflitto mondiale, fino alle campagne, alle spiagge e alle aree attraversate dalle linee difensive tedesche.
Nel solo 2025 gli artificieri dell’Esercito hanno effettuato oltre 2.300 interventi di bonifica sul territorio nazionale. Il dato aiuta a comprendere quanto il fenomeno sia ancora diffuso e quanto sia fondamentale il lavoro quotidiano degli specialisti militari.

L’aspetto esterno arrugginito può far pensare che una bomba o una granata sia ormai priva di pericolo. In realtà, il tempo può rendere alcuni ordigni ancora più instabili.
La corrosione può avere indebolito l’involucro e deteriorato i dispositivi di sicurezza, mentre l’esplosivo contenuto all’interno può essere ancora attivo. Un movimento, una vibrazione, un urto o un tentativo di spostamento possono provocare conseguenze gravissime.
È quindi essenziale non sottovalutare mai oggetti metallici sospetti, soprattutto quando presentano forme riconducibili a proiettili, granate, bombe a mano, spolette o munizioni.

In presenza di un oggetto sospetto bisogna mantenere la calma e seguire poche regole fondamentali:
La valutazione e la rimozione devono essere effettuate esclusivamente dagli artificieri specializzati.
Non bisogna mai trasportare un ordigno presso una caserma, una stazione di polizia o un comando dei Carabinieri.
Gli ordigni inesplosi rappresentano una delle eredità più concrete e pericolose delle guerre combattute sul territorio italiano.
Ogni ritrovamento ricorda che la fine di un conflitto non coincide necessariamente con la scomparsa dei suoi rischi. Bombe e granate rimaste nel terreno possono riemergere dopo decenni a causa di lavori edili, frane, erosione, siccità, mareggiate o arretramento dei ghiacciai.
Il messaggio deve quindi essere chiaro: un ordigno bellico non è un reperto da raccogliere né una curiosità da osservare da vicino.
Non toccarlo, allontanarsi e chiamare immediatamente le Forze dell’ordine può salvare la propria vita e quella delle altre persone presenti.
Foto e fonti: Ministero della Difesa/Esercito Italiano/Carabinieri/Polizia dello Stato

Ordigni bellici inesplosi, una minaccia ancora presente in Italia. In caso di ritrovamento, è fondamentale non toccarli e contattare immediatamente le Forze dell'Ordine.






