Ceuta non è lontana dall’Italia: con un permesso di Madrid si può viaggiare in tutta l’UE. Ecco perché il nostro governo considera la crisi un rischio per la sicurezza.

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Ceuta non è lontana dall’Italia: con un permesso di Madrid si può viaggiare legalmente in tutta Europa. Ecco perché il nostro governo considera la crisi un rischio per la sicurezza.

Molti osservatori (poco attenti) sostengono che l’ingresso massiccio di migranti a Ceuta non possa rappresentare un problema per l’Italia. L’enclave spagnola si trova infatti sulla costa africana, a migliaia di chilometri dal nostro Paese, separata dalla penisola iberica dallo Stretto di Gibilterra.

È però una lettura geografica che non tiene conto del funzionamento dello spazio Schengen e delle conseguenze che le decisioni adottate da un singolo governo europeo possono produrre su tutti gli altri Stati membri.

Ceuta è fuori da Schengen? No, ma gode di un regime speciale

Ceuta si trova geograficamente in Africa, ma è territorio spagnolo e fa parte dell’Unione europea.

Non è quindi corretto affermare che sia esclusa da Schengen. La Commissione europea ha confermato espressamente che l’acquis di Schengen si applica all’intero territorio spagnolo, comprese Ceuta e Melilla, sebbene entrambe siano soggette a un regime particolare, con controlli alla frontiera con il Marocco e nei collegamenti con la Spagna continentale.

Questa specificità non impedisce però a chi ottiene un valido permesso di soggiorno spagnolo di viaggiare negli altri Paesi Schengen per soggiorni brevi, nel rispetto del limite di 90 giorni ogni 180.

Cosa accadrebbe dopo una regolarizzazione

Il vero punto riguarda proprio ciò che potrebbe accadere successivamente.

La Spagna ha già adottato in passato, e nuovamente nel 2026, procedure straordinarie di regolarizzazione degli stranieri presenti irregolarmente sul proprio territorio.

Il Real Decreto spagnolo 316/2026 che Madrid chiama testualmente “decreto sui diritti e le libertà degli stranieri in Spagna e sulla loro integrazione sociale”, ha previsto la possibilità di ottenere autorizzazioni di soggiorno per circostanze eccezionali, richiedendo, tra le altre condizioni, la prova di una permanenza continuativa in Spagna nei mesi precedenti alla domanda.

La misura dimostra che Madrid può decidere autonomamente di regolarizzare una parte consistente degli stranieri già presenti nel Paese.

Una volta ottenuto un valido permesso di soggiorno spagnolo, un cittadino extracomunitario può viaggiare negli altri Stati dell’area Schengen per soggiorni brevi, generalmente fino a 90 giorni nell’arco di 180 giorni.

Ciò significa che potrebbe raggiungere legalmente anche l’Italia senza dover richiedere un nuovo visto italiano per una semplice visita. Il permesso spagnolo non gli consentirebbe automaticamente di trasferirsi stabilmente o di lavorare nel nostro Paese, ma gli permetterebbe comunque di circolare all’interno dello spazio comune secondo le regole previste per i soggiorni brevi.

È dunque sbagliato sostenere che le politiche migratorie adottate dalla Spagna non possano avere alcuna conseguenza sugli altri Paesi europei.

Schengen condivide i vantaggi, ma anche i rischi

Schengen si basa sull’eliminazione dei controlli sistematici alle frontiere interne. È uno dei risultati più importanti dell’integrazione europea: consente a milioni di cittadini e lavoratori di spostarsi rapidamente, facilita il turismo e sostiene gli scambi economici.

Ma proprio perché le frontiere interne sono normalmente aperte, ogni Stato è chiamato a proteggere in maniera efficace la frontiera esterna comune.

Quando un Paese permette l’ingresso, concede un visto o rilascia un permesso di soggiorno, la sua decisione non produce effetti soltanto entro i propri confini. In determinate condizioni, quella persona può successivamente muoversi anche nel resto dell’area Schengen.

Questo principio rende insostenibile la tesi secondo cui Ceuta sarebbe un problema esclusivamente spagnolo. Ceuta è territorio spagnolo, rappresenta una frontiera esterna dell’Unione europea e le conseguenze della sua gestione possono estendersi, direttamente o indirettamente, all’intero continente.

Una decisione prudente e legittima

L’Italia ha disposto la reintroduzione temporanea di controlli nei porti e negli aeroporti italiani sui collegamenti provenienti dal Paese iberico, concentrando l’attenzione soprattutto sui cittadini extracomunitari.

Una scelta che appare prudente e giustificata.

Reintrodurre temporaneamente i controlli non significa accusare tutti gli stranieri di rappresentare un pericolo, né rompere i rapporti con Madrid. Significa verificare l’identità, la posizione giuridica e i documenti delle persone che raggiungono il territorio nazionale durante una crisi migratoria eccezionale.

Il controllo non coincide con la chiusura delle frontiere. È uno strumento di prevenzione.

Di fronte all’ingresso di decine di migliaia di persone in poche ore attraverso una frontiera esterna europea, attendere passivamente sarebbe stato irresponsabile. Anche se la maggioranza dei migranti fosse stata rapidamente ricondotta in Marocco, la dimensione dell’evento giustificava una risposta precauzionale.

L’Italia ha il diritto e il dovere di sapere chi entra sul proprio territorio, soprattutto quando non esiste ancora un quadro completamente verificabile sulle identità, sulla provenienza e sul destino delle persone coinvolte.

Ceuta non è lontana dall’Italia: con un permesso di Madrid si può viaggiare legalmente in tutta Europa. Ecco perché il nostro governo considera la crisi un rischio per la sicurezza.
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Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET e DIFESANEWS.COM. Blogger e informatico di professione

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