Il conflitto in Ucraina ha scardinato i paradigmi della guerra terrestre occidentale, costringendo la dottrina NATO a confrontarsi con una realtà radicalmente diversa da quella teorizzata nell’ultimo trentennio. Le aspettative di una manovra fluida, supportata da una superiorità aerea assoluta e guidata da imponenti masse corazzate, si sono infrante contro la realtà di un campo di battaglia iper-tecnologico e saturo. In questo contesto, dove la difesa aerea stratificata impedisce il dominio dei cieli e la sorveglianza costante rende impossibile il fattore sorpresa, la fanteria è tornata a essere il perno insostituibile delle operazioni. Lungi dall’essere obsoleta, l’infanteria ha subito una mutazione genetica, trasformandosi da mera forza di supporto a piattaforma d’integrazione tecnologica avanzata.
Tra il 2022 e il 2026, l’architettura operativa della fanteria ucraina ha vissuto una metamorfosi strutturale per sopravvivere e contrastare un avversario superiore in termini di volume di fuoco artiglieresco e massa critica. Nelle prime fasi dell’invasione su vasta scala, le Forze Armate Ucraine operavano ancora secondo schemi combinati tradizionali: i Gruppi Tattici di Battaglione sfruttavano la protezione e il fuoco dei veicoli da combattimento (IFV e APC) per condurre assalti in cui squadre da 10 a 40 soldati penetravano le linee nemiche.

L’avvento massiccio dei droni FPV (First-Person View) e la capillarità dei sistemi di ricognizione aerea in tempo reale hanno reso questo approccio insostenibile. A partire dal 2023, la concentrazione di mezzi corazzate è diventata un magnete per i vettori d’attacco radiocomandati, capaci di neutralizzare i veicoli ben prima della linea di contatto. La risposta tattica è stata la dispersione estrema.
La geometria del campo di battaglia si è frammentata in un “cloud” di nuclei ridotti a 5-9 operatori, distribuiti su aree precedentemente presidiate da intere compagnie. Questa polverizzazione della minaccia ha ridefinito il concetto di efficienza economica dei sistemi d’arma russi: colpire un nucleo isolato di tre fanti con artiglieria di precisione è diventato tatticamente svantaggioso, costringendo l’avversario a una guerra di attrito frammentata e posizionale.
La vera rivoluzione risiede nella composizione e nei compiti della singola unità d’assalto. Oggi, la prima fonte di supporto a fuoco non è più l’artiglieria campale, ma la componente organica di sistemi d’arma non pilotati integrata direttamente nella squadra. Un moderno nucleo d’assalto ucraino unisce sinergicamente diverse specializzazioni:
In questa nuova dottrina d’impiego, la fanteria appiedata interviene solo dopo che la componente droni ha sistematicamente disarticolato i nidi di mitragliatrici e i centri di comando avversari. Il fante diventa così un sensore avanzato: individua gli obiettivi, coordina il vettore FPV, satura le sacche di resistenza residue e presidia il terreno occupato.
A livello difensivo, questo ha portato alla nascita dei “capisaldi robotizzati” (ShaBlia, Wolly, Burya 2.0), che consentono di schierare torrette mitragliatrici e sensori termici in prima linea, arretrando gli operatori in bunker protetti da 50 a 500 metri retrostanti. Questa architettura sopperisce alla carenza di organico e permette di tenere posizioni isolate per settimane con un’esposizione minima di personale. Inoltre, nel settore di Pokrovsk, oltre il 90% della logistica di ultimo miglio è stata delegata agli UGV per il rifornimento e lo sgombero feriti sotto il fuoco nemico.
Parallelamente alla frammentazione delle forze, la linea del fronte ha perso la continuità della trincea classica, evolvendo in una difesa ibrida e profonda. Lo spazio compreso tra i principali nodi difensivi – che può estendersi per diversi chilometri – non è coperto da una presenza fisica costante di truppe, bensì da un monitoraggio persistente e da un “muro di droni” pronto a scattare in caso di infiltrazione.
Tuttavia, questo modello presenta vulnerabilità intrinseche legate alla dipendenza tecnologica. L’introduzione da parte russa di droni FPV guidati da fibra ottica – immuni alle contromisure di guerra elettronica (EW) standard – e l’uso coordinato di sciami d’attacco richiedono un continuo adattamento. La fanteria ucraina ha dovuto abbandonare le grandi fortificazioni visibili dall’alto a favore delle cosiddette “foxholes” (buche di volpe) e di complessi sotterranei ramificati, associando una rigida disciplina di camuffamento a continui cambi di posizione per sfuggire al tracciamento termico e ottico.
L’esperienza maturata sul fronte ucraino impone una profonda revisione dei manuali d’impiego dei paesi dell’Alleanza Atlantica. Le evidenze del campo di battaglia indicano chiaramente che i pilastri della dottrina occidentale necessitano di un aggiornamento strutturale su tre assi principali:

In conclusione, il conflitto dimostra che l’efficacia operativa risiede nella velocità di adattamento del binomio uomo-macchina. Le forze armate del futuro non si misureranno sulla base del puro numero di piattaforme pesanti in inventario, ma sulla capacità della fanteria di operare come un nodo agile, interconnesso e letale all’interno di uno spazio di battaglia digitalizzato e multidominio.

GMV Flyer 72: Schierarsi prima del Contatto - La sfida della Brigata Paracadutisti Folgore
Fonte: https://euro-sd.com/2026/03/articles/armed-forces/49802/infantry-tactical-insights-from-ukraine/
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