WASHINGTON – La leadership del Pentagono registra un nuovo ed ennesimo scossone. All’inizio di questa settimana, il Tenente Generale dell’Esercito Brett Sylvia, responsabile della pianificazione strategica per lo Stato Maggiore Congiunto (Joint Chiefs of Staff), è stato sollevato dall’incarico. Nessuna spiegazione ufficiale è stata fornita per la sua rimozione.
L’uscita di scena di Sylvia – ex comandante della celebre 101ª Divisione Aviotrasportata – giunge in un momento particolarmente delicato, mentre il Presidente Donald Trump valuta le prossime mosse e un possibile rilancio delle operazioni militari contro l'Iran.
Una posizione chiave lasciata scoperta
Sylvia ricopriva il ruolo di Direttore per la Strategia, i Piani e le Politiche (noto nell'ambiente militare come J5). Il J5 rapprenta lo snodo critico e il collegamento strategico tra le forze operative sul campo, le politiche del Dipartimento della Difesa e la Casa Bianca.
Al momento non è stato nominato alcun sostituto ufficiale. Sylvia è il secondo generale a venire estromesso dalla guida del J5 nell'ultimo anno, dopo che il suo predecessore, il Tenente Generale Joseph McGee, era stato costretto al pensionamento.
"Questo non è affatto il momento ideale per perdere il responsabile del J5," ha commentato un ex funzionario dello Stato Maggiore Congiunto.
Il contesto: il conflitto con l'Iran e le prossime decisioni
La partenza del generale prefigura ulteriori agitazioni nei vertici della Difesa Usa, mentre l'amministrazione valuta opzioni per sbloccare lo stallo con Teheran. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), che gestisce lo sforzo bellico, ha già predisposto diverse opzioni di attacco: da raid mirati e di breve durata contro i siti nucleari iraniani, a una campagna prolungata volta a mettere in crisi l'economia di Teheran per spingerla al tavolo delle trattative.
La guerra, iniziata a febbraio, ha visto nei mesi recenti una fase di stallo concentrata nello Stretto di Hormuz — snodo fondamentale per le forniture energetiche globali — dove l'Iran ha preso il controllo del canale e gli USA hanno risposto con un blocco navale sulle spedizioni iraniane.
La "lista d'attesa" di Pete Hegseth: oltre 26 generali e ammiragli rimossi
Con Sylvia sale a cinque il numero dei generali di alto rango silurati o costretti alle dimissioni solo dall'inizio dell'anno. Da quando il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha insediato la sua amministrazione al Pentagono quasi due anni fa, si contano almeno 26 tra ammiragli e generali sollevati dai loro incarichi.
Tra i nomi eccellenti figurano:
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Generale Randy George, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, rimosso nel pieno della campagna di attacchi all'Iran.
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Generale David Hodne, alla guida del Comando per la Trasformazione e l'Addestramento dell'Esercito.
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Maggior Generale William Green Jr., capo del Corpo dei Cappellani dell'Esercito.
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Generale Chris “C.D.” Donahue, ex comandante delle forze USA in Europa e Africa ed ex leader della Delta Force, visto da molti come stella nascente per la presidenza del Joint Chiefs of Staff.
Nel corso del suo discorso sullo State of the Force a settembre, Hegseth ha confermato che il Pentagono ha già licenziato circa il 10% dei suoi generali e ammiragli, con l'intento di eliminare un ulteriore 10% delle posizioni per ufficiali superiori.
Le ragioni delle epurazioni
Mentre il Dipartimento della Difesa raramente fornisce motivazioni dettagliate, fonti interne riferiscono che le decisioni tendono a rientrare in tre categorie principali:
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Politiche "Woke": Coinvolgimento passato in programmi di diversità o inclusione avversati da Hegseth.
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Vicinanza a figure sgradite: Legami percepiti con ex generali non graditi alla nuova amministrazione (come l'ex Capo di Stato Maggiore Mark Milley).
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Sospetto di fughe di notizie: Sospetti di soffiate e contatti non autorizzati con la stampa.
Nel caso specifico di Sylvia, fonti del Dipartimento della Difesa indicano che Hegseth avrebbe perso la fiducia nei suoi confronti a causa di forti divergenze con Elbridge Colby, numero tre del Pentagono e responsabile civile delle politiche di Difesa.
Sullo sfondo rimangono anche le pressioni della destra conservatrice: lo scorso anno l'attivista Laura Loomer aveva attaccato pubblicamente la famiglia del generale Sylvia sui social media, chiedendo ad Hegseth di riesaminare la posizione del padre all'interno dell'Esercito.
Una carriera pluridecorata
Laureatosi a West Point nel 1994, il Tenente Generale Brett Sylvia ha dedicato 32 anni di servizio alle forze armate degli Stati Uniti, trascorrendo gran parte della carriera nelle unità aviotrasportate e d'assalto aereo e servendo in molteplici missioni in Iraq e Afghanistan. Tra le sue decorazioni figurano la Distinguished Service Medal, sei Bronze Star Medals (una con valore) e il Purple Heart.
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