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ULTIMEL'Odissea di Kostiantyn: 50 anni, l'auto-amputazione e il volo di 15 km appeso a un drone nell'inferno di Kharkiv
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L'Odissea di Kostiantyn: 50 anni, l'auto-amputazione e il volo di 15 km appeso a un drone nell'inferno di Kharkiv

Nella regione di Kharkiv, Kostiantyn Vlasenko, della 30ª brigata meccanizzata, è rimasto isolato e ferito dopo un attacco che ha ucciso il commilitone Basky. Con un piede in necrosi, si è amputato l'arto e ha ricevuto rifornimenti dai droni. Il 4 ottobre è stato evacuato per 15 km, sospeso a un esacottero Ayudag-6. Il velivolo, della Gurzuf Defence, era dotato di sei rotori e di un verricello.

L'Odissea di Kostiantyn: 50 anni, l'auto-amputazione e il volo di 15 km appeso a un drone nell'inferno di Kharkiv
L'Odissea di Kostiantyn: 50 anni, l'auto-amputazione e il volo di 15 km appeso a un drone nell'inferno di Kharkiv
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L'Odissea di Kostiantyn: 50 anni, l'auto-amputazione e il volo di 15 km appeso a un drone nell'inferno di Kharkiv
L'Odissea di Kostiantyn: 50 anni, l'auto-amputazione e il volo di 15 km appeso a un drone nell'inferno di Kharkiv
Redazione Redazione 5 min di lettura 22 Scarica PDF

Nella regione di Kharkiv, Kostiantyn Vlasenko, della 30ª brigata meccanizzata, è rimasto isolato e ferito dopo un attacco che ha ucciso il commilitone Basky. Con un piede in necrosi, si è amputato l'arto e ha ricevuto rifornimenti dai droni. Il 4 ottobre è stato evacuato per 15 km, sospeso a un esacottero Ayudag-6. Il velivolo, della Gurzuf Defence, era dotato di sei rotori e di un verricello.

KIEV — Non è solo una storia di sopravvivenza. È il ritratto della forza di volontà umana spinta oltre ogni limite biologico e psicologico. A quarantanove anni — la soglia dei cinquanta varcata quasi tra le macerie —, Kostiantyn Vlasenko ha ridefinito il concetto di tenacia.

Ha resistito per quasi otto mesi nascosto in un buco di 80 per 60 centimetri sotto la caldaia di una scuola bombardata, si è amputato un piede da solo con un coltello per potersi muovere e, infine, si è affidato al cielo: quindici chilometri sospeso nel vuoto, agganciato a un cavo d'acciaio sotto le eliche di un esacottero ucraino.

Sotto di lui, la linea del fronte. Intorno a lui, la morte.

La guerra dei droni: l'arena infernale e le minacce a 360°

Il teatro operativo della regione di Kharkiv non è più un campo di battaglia tradizionale. È un’arena infernale a cielo aperto, dominata dalla presenza costante e ossessiva dei droni. Un ecosistema letale dove non esistono più linee di riposo né percorsi sicuri: quadricotteri da ricognizione, droni kamikaze FPV e velivoli termici setacciano ogni metro quadrato 24 ore su 24.

Entrare o uscire da una posizione avanzata è diventata una scommessa con la morte. Quando nel maggio 2025 Vlasenko e il suo compagno "Basky" hanno raggiunto il loro avamposto nella 30ª brigata meccanizzata, il cielo sopra di loro si è trasformato in una griglia di fuoco permanente.

I tentativi della linea di comando di inviare cambi o soccorsi si sono infranti contro la spietata precisione dei droni russi: due soldati inviati per il cambio sono stati abbattuti; altri due, mandati a recuperare i corpi, hanno subito la stessa sorte.

Anche i veicoli senza pilota terrestri inviati per rifornirli o evacuarli sono stati individuati e polverizzati prima di arrivare. Nel fango di Kharkiv, la minaccia arriva a 360 gradi: dai cieli, dall'artiglieria guidata e dal totale isolamento.

Corpo e mente di ferro: la determinazione di un cinquantenne

In questo scenario apocalittico, la vera differenza l'ha fatta la straordinaria tenuta psicofisica di Vlasenko. A febbraio, dopo che un attacco aereo ha ucciso il suo commilitone Basky proprio nel giorno del suo cinquantesimo compleanno, Kostiantyn è rimasto solo, gravemente ferito a entrambe le gambe, rannicchiato sotto la carcassa di una caldaia.

Con il piede sinistro andato in necrosi e il destro disarticolato e ormai inutilizzabile, che gli impediva persino di strisciare nell'anfratto, Vlasenko ha compiuto l'atto supremo di autocontrollo e determinazione: ha preso un semplice coltello e si è amputato l'arto da solo.

Senza anestesia, senza sala operatoria, spinto unicamente dall'istinto primordiale di non cedere, di non trasformarsi in una preda facile per la morte.

Per quasi tre mesi ha gestito il dolore, la fame e l'infezione, alimentato solo dai pacchi che i droni ucraini riuscivano a far cadere dall'alto: acqua, qualche riserva e batterie per mantenere viva la radio, il suo unico cordone ombelicale con la vita.

L'ultimo volo: sfidare la gravità e la morte

Quando ogni via di soccorso terrestre è apparsa impossibile, i comandi ucraini hanno tentato l'inimmaginabile: un'evacuazione aerea individuale mai tentata prima nella storia del conflitto. L'arma della salvezza è stato l'Ayudag-6, un imponente esacottero della Gurzuf Defence dotato di sei rotori e di un verricello da carico pesante.

Dopo aver ricevuto via drone un'imbracatura e uno smartphone con le istruzioni video, Vlasenko ha preparato il suo corpo mutilato all'ultimo e più pericoloso passo.

«Questa è la mia ultima possibilità. Devo aggrapparmi a questo filo; non ce ne saranno altre», ha pensato mentre agganciava il moschettone al petto.
Il drone lo ha sollevato da terra e catapultato nei cieli dell'arena infernale. Quindici minuti di volo ad alta quota, esposto al vento e all'eventuale tiro dei droni FPV nemici, scortato da tre velivoli alleati e protetto dal fuoco di sbarramento dell'artiglieria ucraina.

Mentre sorvolava la terra devastata, con la mente lucida e sgombra dal panico, Kostiantyn pensava a cose terribilmente semplici: «Non avevo paura di cadere nella foresta. Ma avevo paura di cadere in acqua, perché non so nuotare».

Il ritorno alla vita

Il salvataggio del 4 ottobre ha messo fine a 491 giorni di inferno al fronte. Oggi Kostiantyn Vlasenko è il simbolo vivente di ciò che la mente e il corpo umano possono sopportare quando spinti dall'amore per la vita e per i propri cari.

Adessso ad attenderlo c'è la riabilitazione, l'abbraccio della moglie che lo vuole a casa per sempre, e finalmente l'incontro con la figlia — di cui ha dovuto saltare il matrimonio mentre era bloccato in trincea — e con il nuovo genero.

Ma perfino ora, con entrambe le gambe segnate per sempre, l'uomo che ha sconfitto la guerra dei droni non esclude di rimettersi al servizio dei suoi compagni, dimostrando che l'anima di un guerriero non si amputa mai.

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