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Strade Sicure, oltre gli spot: restituire i militari alla Difesa

L’invio di 500 militari a Milano riapre il confronto su Strade Sicure e sulla distinzione tra compiti delle Forze Armate e delle Forze di polizia. Il testo chiede obiettivi verificabili, il ritorno dei presidi ordinari alle amministrazioni competenti e un calendario di superamento dell’operazione. La Difesa dovrà mantenere risorse per addestramento, difesa cibernetica e missioni.

Strade Sicure, oltre gli spot: restituire i militari alla Difesa
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Strade Sicure, oltre gli spot: restituire i militari alla Difesa
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Strade Sicure, oltre gli spot: restituire i militari alla Difesa
Strade Sicure, oltre gli spot: restituire i militari alla Difesa
Francesco Maria Ceravolo Francesco Maria Ceravolo 4 min di lettura 0 Scarica PDF

L’invio di ulteriori 500 militari a Milano riapre una domanda: quale risultato operativo si intende ottenere? Aumentare i contingenti senza modificare compiti e modalità d’impiego non garantisce automaticamente maggiore sicurezza. La presenza dello Stato ha un valore, ma deve accompagnarsi a obiettivi misurabili e risultati verificabili.

Il primo punto riguarda la distinzione delle competenze.

I militari non chiedono di diventare poliziotti e la contrarietà all’attribuzione di funzioni di polizia giudiziaria non mette in discussione la loro preparazione. Forze Armate e Forze di polizia hanno missioni, ordinamenti e responsabilità differenti. È un principio essenziale in uno Stato democratico.

In questa prospettiva è condivisibile la posizione contraria all’estensione di tali funzioni espressa dai rappresentanti di SIAP, SIULP e ANFP, indipendentemente dalle ulteriori valutazioni politiche. La distinzione, però, deve valere anche per i servizi meno gratificanti: la vigilanza ordinaria degli obiettivi di pubblica sicurezza non può essere trasferita stabilmente ai militari perché statica, ripetitiva e gravosa.

Riportare questi servizi alle amministrazioni competenti consentirebbe anche di verificarne la necessità. Alcuni presidi potrebbero essere ridimensionati, sostituiti dalla tecnologia o superati sulla base del rischio effettivo. La disponibilità dei soldati non deve diventare una ragione per conservare dispositivi dei quali non si misura più l’utilità.

Le carenze di organiche meritano un approfondimento.

Nel confronto riferito al 2023 richiamato nel dibattito, l’Italia contava circa 3,97 operatori di polizia ogni mille abitanti, contro una media europea di 3,42. A questo si aggiungono i 46.000 ingressi comunicati dal Ministero dell’Interno tra ottobre 2022 e giugno 2026 e gli ulteriori 25.000 annunciati entro il 2027.

Questi numeri non escludono carenze territoriali o specialistiche, né chiariscono da soli il saldo rispetto ai pensionamenti. Impongono però di discutere anche di distribuzione del personale, sovrapposizioni e burocrazia. Digitalizzazione, semplificazione e impiego di personale civile nelle attività che non richiedono qualifiche di polizia possono contribuire a restituire operatori ai servizi esterni.

La stessa Difesa spiega che i rinforzi a Milano consentiranno di liberare personale di polizia per prevenzione, intervento e ordine pubblico. Occorre allora sapere quanti operatori torneranno effettivamente a queste attività e con quali risultati. Altrimenti il rischio è che l’annuncio di nuovi militari produca soprattutto visibilità politica, alimentando aspettative superiori alle possibilità d’intervento previste dalla loro missione.

Strade Sicure, avviata nell’agosto 2008 come risposta straordinaria, è diventata strutturale.

Il peso ricade soprattutto sull’Esercito e comprende molto più degli uomini presenti nei presidi: approntamento, avvicendamenti, logistica, manutenzioni e recupero. Sono risorse e tempo sottratti all’addestramento e alla preparazione dei reparti.

Anche il rafforzamento degli organici della Difesa deve essere valutato in termini concreti. Sull’incremento di 10.000 posti rispetto al precedente modello a 150.000 unità, delineato dalla legge n. 119 del 2022 e dai provvedimenti successivi, serve distinguere tra dotazioni previste, consistenze effettive e personale realmente impiegabile.

Alle Forze Armate si chiede contemporaneamente di difendere il Paese, operare all’estero, rispettare gli impegni internazionali, concorrere alla protezione civile e presidiare le città. Questa disponibilità non è illimitata. Se il quadro strategico è quello della guerra ibrida richiamato dal ministro Guido Crosetto, occorre rafforzare addestramento, difesa cibernetica, protezione delle infrastrutture strategiche e capacità di risposta alle minacce non convenzionali. La preparazione a questi compiti richiede personale, mezzi, infrastrutture e tempo.

Serve quindi un calendario per il progressivo superamento di Strade Sicure, trasferendo i servizi ordinari alle amministrazioni competenti. Durante la transizione, il concorso militare deve restare sostenibile, con oneri distribuiti tra le Forze Armate e risorse dedicate.

Regole chiare per il concorso militare alla sicurezza nazionale

Occorre inoltre aggiornare le regole del concorso militare alla sicurezza nazionale: presupposti precisi, missioni definite, durata limitata, responsabilità riconoscibili, catene di comando chiare e controllo parlamentare. Gli eventuali impieghi nell’ordine pubblico devono conservare carattere eccezionale, con reparti organici agli ordini dei propri comandanti nel coordinamento previsto dalla legge.

Una riflessione sulle aggressioni ibride può comprendere anche la disciplina delle situazioni di conflitto, senza confonderle con i disordini interni. Restano ferme le competenze costituzionali: ai sensi degli articoli 78 e 87, le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari; il Presidente della Repubblica lo dichiara. Non ne deriva un trasferimento automatico e generalizzato di poteri alle autorità militari.

La sicurezza si misura nella capacità di prevenire le minacce e intervenire efficacemente. Dopo diciotto anni, servono decisioni sull’organizzazione dello Stato: responsabilità chiare per la sicurezza pubblica e Forze Armate nelle condizioni di prepararsi alla difesa del Paese.

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Francesco Maria Ceravolo

Generale di Divisione (Aus.) dei Bersaglieri dell’Esercito Italiano. Comandante del 1° Reggimento Bersaglieri in Afghanistan e del Contingente Italiano in Iraq. Decorato con la Medaglia di Bronzo e le Croci d’Argento e di Bronzo dell’Esercito. Insignito della Medaglia del Congresso degli Stati Uniti e della Medaglia d’Oro al Merito della Repubblica Francese.

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