Parigi/Sofia – Il premier bulgaro, ospite d’onore di Macron per il 14 luglio, traccia una linea netta: “Non parteciperemo al sostegno militare all’Ucraina. La soluzione non sono le armi, ma la diplomazia”. Il 14 luglio, giornata che celebra lo spirito della Repubblica francese, diventa il palcoscenico di una rottura diplomatica significativa. Nel cuore di Parigi, il premier bulgaro Rumen Radev ha scelto di marcare una distanza netta e inequivocabile rispetto alla linea adottata da gran parte dell’Occidente e dai principali partner europei.
La notizia, rimbalzata da Parigi, è di quelle che scuotono gli equilibri comunitari: la Bulgaria non farà parte della “Coalizione dei Volenterosi”, il gruppo di nazioni che ha fatto della fornitura costante di aiuti finanziari e militari a Kiev il pilastro della propria strategia nel conflitto russo-ucraino.
L’invito a unirsi alla coalizione, pervenuto direttamente dal presidente francese Emmanuel Macron, ha trovato una porta sbarrata. Le parole di Radev non lasciano spazio a interpretazioni: “Il posto della Bulgaria non è lì”.
La motivazione addotta dal leader bulgaro va dritta al cuore del dibattito geopolitico attuale: per Sofia, l’approccio basato sul potenziamento bellico sta fallendo l’obiettivo primario, ovvero la fine delle ostilità.
“La soluzione a questo conflitto non risiede nella sua continuazione con mezzi militari, ma in una forte iniziativa diplomatica che ponga fine all’escalation il prima possibile”, ha dichiarato Radev.

Il premier bulgaro ha inoltre opposto un fermo diniego alla possibilità di aderire a nuovi blocchi o iniziative parziali, come quella promossa da Ucraina e altri nove Paesi europei per la creazione di uno scudo di difesa condivisa contro i missili balistici russi.
Radev riafferma il primato delle istituzioni sovranazionali esistenti: “Tutte le decisioni che riguardano la nostra sicurezza collettiva vengono prese in un formato e in un luogo diversi. Le decisioni si prendono nell’ambito dell’Ue e della Nato, dove la Bulgaria ha peso e una presenza attiva”.
Con questa mossa, Radev non si limita a declinare un invito, ma solleva una questione di metodo e di sostanza. In un momento in cui l’Unione Europea cerca un’unità d’intenti sempre più stringente, la posizione della Bulgaria – Paese membro che sceglie di non allinearsi alla politica di “volenterosi” esterna ai trattati – suona come un avvertimento.
La Bulgaria, pur restando saldamente ancorata alle alleanze euro-atlantiche, reclama una propria autonomia di giudizio, ponendosi come una voce fuori dal coro che chiede con urgenza di spostare il baricentro del conflitto dai campi di battaglia ai tavoli negoziali. Resta da vedere come reagiranno le cancellerie europee di fronte a questa esplicita volontà di Sofia di non cedere alla logica della militarizzazione del conflitto.

La Bulgaria gela la Coalizione dei Volenterosi - No al sostegno militare all'Ucraina.






