Germania e Stati Uniti rafforzano la cooperazione nel settore della difesa con un accordo destinato ad ampliare la capacità produttiva transatlantica di munizioni e sistemi strategici.
Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius e il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth hanno firmato a Washington una lettera d’intenti che punta a fare della Germania un ulteriore polo produttivo per equipaggiamenti e munizioni statunitensi particolarmente richiesti.
Il progetto comprende l’espansione della produzione europea degli intercettori per il sistema Patriot e apre alla possibilità che l’industria tedesca contribuisca in futuro anche alla catena produttiva del missile da crociera Tomahawk.
Patriot: la Germania diventa un nuovo polo produttivo
Il punto più concreto riguarda il Patriot.
La divisione tedesca di MBDA produce già intercettori della famiglia PAC-2 e, secondo quanto dichiarato da Pistorius, entro la fine dell’anno dovrebbe iniziare nello stabilimento di Schrobenhausen la produzione della versione aggiornata PAC-2 GEM-T.
Si tratta di un passaggio importante perché il Patriot è oggi uno dei sistemi di difesa aerea e antimissile più richiesti al mondo.
La guerra in Ucraina ha consumato una parte significativa delle scorte europee, mentre la domanda continua a crescere anche in Medio Oriente e tra i Paesi NATO impegnati a rafforzare la propria difesa aerea.
La priorità non è quindi più soltanto acquistare nuovi sistemi, ma aumentare rapidamente la capacità industriale di produrre intercettori.
Non si tratta dei PAC-3 MSE
Su questo punto è importante essere precisi.
Defense News aveva inizialmente riportato che in Germania sarebbe iniziata la produzione dei PAC-3 MSE, ma ha successivamente corretto l’articolo: Pistorius si riferiva invece ai PAC-2 GEM-T.
I PAC-3 MSE rappresentano una diversa famiglia di intercettori, prodotti da Lockheed Martin e particolarmente importanti per la difesa contro missili balistici.
Negli Stati Uniti Lockheed Martin sta parallelamente aumentando in modo molto significativo la capacità produttiva dei PAC-3 MSE, con l’obiettivo di incrementare fortemente il numero di intercettori disponibili ogni anno.
Berlino guarda anche al Tomahawk
Il secondo elemento dell’accordo è forse ancora più interessante sul piano strategico.
Germania e Stati Uniti valuteranno quali componenti del Tomahawk potrebbero essere prodotti dall’industria tedesca.
Berlino intende infatti acquistare il missile da crociera americano insieme ai lanciatori terrestri Typhon, nell’ambito della costruzione di una nuova capacità nazionale di deep precision strike, cioè di attacco di precisione a lunga distanza.
Per ora non esiste un accordo definitivo sulla produzione tedesca del Tomahawk.
Si tratta di una possibilità allo studio, ma industrialmente e strategicamente significativa: Berlino potrebbe entrare direttamente nella catena produttiva di uno dei principali missili da crociera occidentali.
Perché Berlino vuole produrre invece di limitarsi ad acquistare
La questione nasce soprattutto dalla disponibilità limitata delle munizioni.
Patriot e Tomahawk sono oggi sistemi estremamente richiesti.
Gli intercettori Patriot sono stati forniti in quantità significative all’Ucraina e diversi Paesi europei stanno cercando contemporaneamente di ricostituire e ampliare le proprie scorte.
Parallelamente, anche la disponibilità di missili a lungo raggio è diventata una questione centrale per le Forze Armate occidentali.
La Germania vuole sviluppare rapidamente una capacità di strike a lunga distanza senza dipendere esclusivamente dai tempi di sviluppo dei futuri programmi europei.
La soluzione individuata da Washington e Berlino è quindi quella di ampliare la base produttiva.
La cooperazione dovrebbe comprendere sviluppo congiunto, produzione, fabbricazione su licenza e ampliamento delle capacità di manutenzione e supporto.
In altre parole, il rapporto industriale tra Stati Uniti ed Europa potrebbe progressivamente evolvere da una semplice relazione venditore-cliente verso una maggiore integrazione delle rispettive capacità produttive.
Il problema della capacità industriale
La guerra in Ucraina ha mostrato uno dei principali limiti strutturali delle industrie occidentali: la capacità di produrre munizioni non era stata dimensionata per sostenere conflitti ad alta intensità e di lunga durata.
La questione riguarda artiglieria, missili, sistemi di difesa aerea e munizionamento guidato.
Negli Stati Uniti le grandi aziende della difesa stanno investendo miliardi di dollari per aumentare la produzione di sistemi come PAC-3 MSE, THAAD e Precision Strike Missile, ampliando stabilimenti, linee produttive e catene logistiche.
La stessa logica sta progressivamente arrivando in Europa.
Non basta più possedere sistemi tecnologicamente avanzati: diventa fondamentale poter produrre rapidamente grandi quantità di missili e intercettori e poter ricostituire le scorte in tempi compatibili con un conflitto ad alta intensità.
Germania tra industria americana e capacità europea
La scelta tedesca apre anche una questione più ampia all’interno dell’Europa.
Berlino negli ultimi anni ha acquistato numerosi sistemi statunitensi, tra cui gli F-35 e i pattugliatori marittimi P-8 Poseidon, continuando contemporaneamente a investire nei programmi europei.
La produzione su licenza di sistemi statunitensi sul territorio europeo può consentire di aumentare rapidamente la disponibilità di armamenti senza rinunciare completamente alla capacità industriale nazionale.
Esiste però anche un dibattito europeo sulla necessità di investire maggiormente nei sistemi sviluppati nel continente, soprattutto nei settori nei quali esistono già alternative tecnologiche europee.
Nel campo della difesa aerea, ad esempio, uno dei principali programmi è il SAMP/T franco-italiano.
La questione centrale diventa quindi come conciliare autonomia tecnologica europea e integrazione industriale con gli Stati Uniti.
Il ritorno della produzione di massa
Al di là del dibattito politico e industriale, la direzione intrapresa dalle principali potenze occidentali appare sempre più chiara.
La guerra in Ucraina e le crisi degli ultimi anni stanno riportando al centro un concetto che per decenni era passato in secondo piano: la massa.
Avere il sistema d’arma tecnologicamente più avanzato non basta se l’industria non è in grado di produrlo nelle quantità necessarie.
Gli eserciti occidentali stanno quindi cercando di ricostruire una base industriale capace di sostenere consumi molto più elevati.
La cooperazione tra Germania e Stati Uniti su Patriot e Tomahawk rappresenta esattamente questa trasformazione.
L’Europa non vuole più limitarsi ad acquistare sistemi statunitensi, ma punta sempre più a produrre direttamente componenti e munizioni sul proprio territorio, aumentando la sicurezza delle forniture e riducendo i tempi necessari per ricostituire gli arsenali.
Per Berlino significa rafforzare la propria industria e accorciare le catene di approvvigionamento.
Per Washington significa distribuire parte della capacità produttiva tra gli alleati e aumentare complessivamente la disponibilità di armamenti all’interno della NATO.
Per l’Europa potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase nella quale capacità industriale, disponibilità delle munizioni e velocità di produzione torneranno a essere componenti fondamentali della deterrenza militare.
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