
Il cannone PROTEUS da 20 mm punta un drone nemico. L’arma automatica è stata adattata specificamente per la difesa antidrone. Foto: caporal-chef de 1re classe Yann Dupuy.
Il 35° Reggimento Artiglieria Paracadutisti dell’Esercito francese si prepara a installare il sistema antidrone PROTEUS su un veicolo leggero di tipo Fardier, con l’obiettivo di rendere la capacità più mobile e più adatta alle esigenze operative delle unità aviotrasportate.
Il reparto, con sede a Tarbes e inquadrato nell’11ª Brigata Paracadutisti, è stato il primo reggimento dell’Armée de Terre a ricevere i sistemi PROTEUS nella configurazione Standard 1.
La prima versione del sistema utilizza un cannone automatico da 20 millimetri montato su un autocarro tattico TRM 2000 e abbinato al dispositivo di puntamento SANDRA, dotato di capacità di osservazione termica diurna e notturna.
Una soluzione sviluppata recuperando armamenti già disponibili negli arsenali francesi e aggiornandoli per rispondere a una delle minacce più diffuse nei moderni scenari di combattimento: i droni di piccole dimensioni, economici, numerosi e difficili da intercettare con i tradizionali sistemi missilistici.
L’installazione di PROTEUS su un Fardier rappresenterebbe un importante passo avanti soprattutto in termini di mobilità.
Il TRM 2000, pur garantendo la capacità di trasportare il cannone e i relativi apparati, è infatti un mezzo ormai datato e relativamente pesante rispetto alle necessità di un reparto paracadutista.
Il Fardier è invece un veicolo leggero progettato per accompagnare le unità aviotrasportate e trasportare uomini, munizioni, armamenti e materiali anche su terreni difficili.
Una configurazione più compatta permetterebbe agli artiglieri paracadutisti francesi di disporre di una protezione antidrone maggiormente integrata nella manovra delle unità leggere, riducendo la dipendenza da mezzi logistici più ingombranti.
La capacità potrebbe essere utilizzata per proteggere posti comando, batterie d’artiglieria, aree logistiche, concentramenti di truppe e altre strutture particolarmente vulnerabili alla ricognizione e agli attacchi condotti con droni.
PROTEUS nasce dalla modernizzazione dei cannoni antiaerei francesi da 20 millimetri, rimessi in servizio e integrati con nuovi sensori.
Nella configurazione Standard 1, il sistema combina il cannone con la camera termica SANDRA, derivata dagli apparati impiegati con il sistema missilistico antiaereo Mistral.
Il complesso è progettato per individuare, seguire e colpire piccoli velivoli senza pilota utilizzando munizioni esplosive.
Secondo le caratteristiche rese note durante lo sviluppo del programma, PROTEUS può contrastare microdroni a distanze nell’ordine dei 500 metri, mentre contro bersagli più grandi, elicotteri o obiettivi terrestri la portata può aumentare.
Il sistema viene normalmente impiegato da un equipaggio di quattro militari.
La disponibilità di ampie scorte di munizioni da 20 millimetri consente inoltre all’Esercito francese di disporre di una soluzione relativamente economica rispetto all’utilizzo di missili terra-aria contro droni dal valore commerciale molto ridotto.

Il programma PROTEUS è destinato a evolvere attraverso una configurazione Standard 2, dotata di maggiore automazione e precisione.
La nuova versione dovrebbe integrare un software di controllo del tiro e componenti di intelligenza artificiale sviluppate con il contributo dell’Agenzia ministeriale francese per l’intelligenza artificiale della Difesa.
Queste tecnologie dovrebbero aiutare gli operatori a riconoscere il drone, calcolare la distanza, seguirne automaticamente la traiettoria e determinare il punto di mira più efficace.
L’Esercito francese punta così a trasformare un cannone progettato durante la Guerra fredda in un moderno sistema di difesa a bassissima quota.
Il PROTEUS non è comunque destinato a operare isolatamente. Rappresenta uno degli elementi della rete antidrone francese, insieme ai veicoli VAB ARLAD, ai radar, ai sistemi di sorveglianza e ai disturbatori portatili NEROD, utilizzati per interrompere i collegamenti tra i droni e i loro operatori.
La necessità di fornire una capacità antidrone mobile alle unità paracadutiste deriva direttamente dalle esperienze osservate nei conflitti più recenti.
In Ucraina, piccoli droni commerciali e sistemi FPV vengono impiegati quotidianamente per individuare le truppe, correggere il tiro dell’artiglieria, trasportare esplosivi e colpire veicoli, fortificazioni e singoli militari.
Le unità leggere, spesso disperse e prive di una protezione antiaerea pesante, risultano particolarmente esposte.
La Francia sta quindi sviluppando una difesa stratificata nella quale guerra elettronica, cannoni, sensori e missili possano essere impiegati in modo coordinato.
Per il 35° Reggimento Artiglieria Paracadutisti, l’installazione di PROTEUS su un mezzo leggero potrebbe rendere questa protezione compatibile con la rapidità, l’autonomia e la mobilità richieste alle forze aviotrasportate.
L’evoluzione del sistema dimostra come anche i reparti paracadutisti stiano adattando mezzi, dottrine e addestramento a un campo di battaglia nel quale la minaccia proveniente dal cielo non è più rappresentata soltanto da aerei ed elicotteri, ma soprattutto da migliaia di piccoli droni difficili da individuare e neutralizzare.

Il cannone PROTEUS da 20 mm punta un drone nemico. L’arma automatica è stata adattata specificamente per la difesa antidrone. Foto: caporal-chef de 1re classe Yann Dupuy.






