La firma dell’accordo di difesa reciproca stretto alla Mecca tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan — un patto che ricalca lo spirito dell’articolo 5 della NATO — rappresenta un capolavoro di diplomazia geopolitica, con Ankara abile nel posizionarsi al centro della nuova architettura di sicurezza del mondo sunnita. Sfruttando le insicurezze regionali e la comune paura di restare isolati in un quadrante mediorientale in fiamme, la Turchia è riuscita a coagulare attorno ai propri interessi nazionali tre potenze dai profili fortemente complementari. L’intesa mette a sistema risorse diversificate e potentissime: i petrodollari e la liquidità finanziaria di Riad, la profondità strategica e l’arsenale atomico del Pakistan e, al vertice operativo, la forza convenzionale del secondo esercito più grande dell’Alleanza Atlantica (appunto quello turco).
La genialità della mossa risiede nella capacità di Ankara di trarre da ciascun partner esattamente i vantaggi utili ad ampliare la propria sfera d’azione senza subire vincoli limitanti. Da un lato, l’asse con l’Arabia Saudita garantisce un traino economico fondamentale e l’accesso diretto ai flussi energetici e agli investimenti in un momento di crisi globale. Dall’altro, il legame con il Pakistan e con i vertici militari di Islamabad blinda una cooperazione militare profonda (già testata con riscontri operativi sul territorio saudita) che proietta la Turchia ben oltre i confini tradizionali, toccando l’Asia meridionale. Il tutto avviene mantenendo intatti i preesistenti impegni internazionali, confermando una flessibilità diplomatica che le permette di dialogare da posizione di forza con Washington e le altre superpotenze.
Naturalmente, una mossa di tale portata non poteva che suscitare l’immediata e tagliente reazione di Teheran. Le autorità iraniane hanno liquidato l’intesa come un mero “pezzo di carta”, ammonendo Riad sui rischi di affidarsi a potenze esterne e cercando di sminuire la portata dell’asse sunnita. Tuttavia, sullo sfondo dei negoziati complessi per la sicurezza nello Stretto di Hormuz e del braccio di ferro con gli Stati Uniti sulle sanzioni e sui proventi petroliferi, la realtà sul campo è ben diversa. Grazie a questo patto, la Turchia consolida in modo permanente il proprio ruolo di potenza leader e ago della bilancia, capace di condizionare i dossier energetici e militari dal Mediterraneo fino al Golfo Persico.

L'asse Turchia-Arabia-Pakistan sfida Teheran: scatta il patto di difesa reciproca stile articolo 5






