18 luglio 1994: 32 anni fa, l’indomito coraggio dell’incursore italiano Ferdinando Salvati. Una storia dimenticata che vogliamo ricordare.

CONDORALEXCONDORALEXEsercito2 ore fa97 Visualizzazioni

Il 18 luglio 1994, nelle strade di Mogadiscio, una pattuglia delle Nazioni Unite impegnata in una ricognizione cadde in un’imboscata preparata dalle milizie somale. Tra gli uomini coinvolti vi era l’allora capitano Ferdinando Salvati, incursore paracadutista del 9° Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”, ferito tre volte e successivamente fatto prigioniero.

È una pagina poco conosciuta della missione internazionale in Somalia, rimasta lontana dalle grandi ricostruzioni mediatiche di quegli anni, ma capace di raccontare il coraggio, la preparazione e il senso del dovere dei militari italiani impegnati nelle operazioni all’estero.

Salvati partecipava all’operazione di peacekeeping delle Nazioni Unite ed era impiegato nel settore delle informazioni. La situazione appariva relativamente tranquilla, ma i rapporti raccolti sul terreno indicavano una realtà differente. Nelle strade circolava infatti un numero crescente di cosiddette “tecniche”: normali autovetture modificate per trasportare mitragliatrici e altre armi pesanti.

La loro presenza lasciava supporre che le fazioni somale non avessero raggiunto un equilibrio e che, al contrario, si stessero preparando a una nuova escalation della violenza.

Per comprendere meglio ciò che stava accadendo, il comando della missione decise di ottenere immagini fotografiche capaci di documentare la presenza di quei mezzi armati. Ferdinando Salvati prese parte alla pattuglia di ricognizione, mettendo a disposizione la conoscenza di un’area che gli italiani frequentavano quotidianamente.

La missione si svolse inizialmente senza incidenti. Fu durante il rientro che la pattuglia raggiunse un tratto di strada dove una grande pozzanghera obbligava i mezzi a rallentare e a seguire un passaggio quasi obbligato.

Era proprio lì che i miliziani avevano preparato l’imboscata.

Gli aggressori si erano disposti secondo uno schema a “L”, in modo da colpire i veicoli da più direzioni nel momento in cui avessero ridotto la velocità. Non appena la pattuglia entrò nella zona, venne investita dal fuoco.

Nelle prime fasi dell’attacco fu ucciso lo staff sergeant malese Azman Mohd Tahir, mentre altri due soldati rimasero feriti. Seguì un violento scontro a fuoco, nel quale perse la vita anche il caporale malese Ghani Ak Binye, il cui nome compare nelle fonti malesi anche nelle forme Ghani anak Binyoi o Gani anak Binjoi.

Ghani apparteneva al 6° Reggimento dei Royal Rangers malesi e si trovava sul mezzo condotto da Azman. Quando la pattuglia venne investita dal fuoco, reagì agli assalitori e continuò a combattere fino a essere sopraffatto. Dietro il nome di quel giovane soldato vi era anche una storia familiare dolorosa: aveva lasciato in Malaysia la moglie Dora e tre figli. Il più piccolo era nato appena sei giorni prima della sua morte e Ghani non aveva ancora avuto la possibilità di conoscerlo. Nell’ultima lettera inviata alla moglie aveva scritto che, una volta rientrato dalla Somalia, avrebbe provveduto personalmente a registrarne la nascita. Non fece ritorno. Per il coraggio dimostrato gli venne conferita alla memoria la decorazione malese Panglima Gagah Berani.

Salvati venne colpito una prima volta dopo essere sceso dal veicolo e fu successivamente ferito altre due volte. Nonostante le ferite, continuò a combattere fino a quando un somalo si avvicinò al gruppo chiedendo ai superstiti di arrendersi.

L’ufficiale italiano venne fatto prigioniero insieme a tre militari malesi, due dei quali feriti, e a un militare neozelandese, anch’egli ferito. I prigionieri furono condotti nell’abitazione di un esponente del partito di Mohamed Farrah Aidid.

Qui iniziò una lunga discussione tra i miliziani. Alcuni volevano uccidere i prigionieri, altri proponevano di riconsegnarli senza condizioni, mentre un’altra parte intendeva chiedere del denaro in cambio della loro liberazione.

La prigionia durò poco più di dodici ore.

Ripensando a quei momenti, Salvati ha raccontato, in un’intervista pubblicata da Rivista Militare, di non aver provato paura o particolare preoccupazione, pur riconoscendo che il timore accompagna sempre chi opera in situazioni di pericolo. Una reazione che egli stesso lega al modo di concepire la professione militare: non semplicemente come un mestiere, ma come una scelta di vita.

Se dovessi trovare una parola per definire chi è il Soldato, probabilmente avrei difficoltà, però credo che vada fatta una riflessione che può ben aiutare a comprendere la professione. In tutti i mestieri si può morire per un incidente. L’unico mestiere dove si può morire perché è necessario è quello del soldato e, quindi, chi sceglie di farlo è bene che ci pensi perché può capitare.

Parole che assumono un significato ancora più profondo alla luce di quanto accadde quel 18 luglio. Salvati non racconta l’episodio con enfasi, né lo presenta come un momento destinato a cambiare la propria vita o la propria carriera. Lo considera invece uno dei rischi che il militare deve essere preparato ad affrontare nell’adempimento del proprio dovere.

Per il comportamento tenuto durante l’imboscata e la successiva prigionia gli venne conferita la Medaglia di bronzo al valor militare.

Ufficiale incursore paracadutista, addetto alle informazioni militari presso il comando dell’operazione umanitaria ONU di peacekeeping in Somalia, si offriva volontario per partecipare a una pericolosa missione di ricognizione, nella quale veniva coinvolto in un’imboscata condotta da miliziani somali.

Benché più volte ferito, svolgeva un’efficace azione di fuoco, dimostrando freddezza e lucidità e consentendo ad altri elementi del nucleo di raggiungere un riparo.

Incurante del fuoco avversario, tentava contemporaneamente di stabilire un contatto radio per chiedere rinforzi ma, constatata l’impossibilità di comunicare, riprendeva l’azione di fuoco, rimanendo ulteriormente ferito.

Caduto prigioniero, manteneva un comportamento esemplare, ignorando le sofferenze causate dalle ferite riportate e sostenendo i militari che avevano condiviso la sua sorte.

Chiaro esempio di alto senso del dovere, indomita determinazione ed elevate doti di ardimento.

Mogadiscio, 18 luglio 1994.

Lo stesso Salvati ha ricordato soprattutto la cerimonia organizzata dal suo reparto per la consegna della decorazione. Un riconoscimento che, nelle sue parole, acquista valore non soltanto per chi lo riceve, ma per il messaggio che trasmette indirettamente agli altri militari, in particolare ai più giovani che si preparano a entrare nelle Forze Armate.

Il 18 luglio 1994 la missione non raggiunse il proprio obiettivo. La pattuglia venne sorpresa, due militari malesi persero la vita e diversi uomini furono feriti e catturati. Ma proprio in quella situazione emersero la preparazione, la fermezza e il coraggio degli uomini coinvolti.

Ricordare oggi Ferdinando Salvati, Azman Mohd Tahir e Ghani Ak Binye significa riportare alla luce una vicenda spesso dimenticata della Somalia e restituire un nome, un volto e una storia agli uomini che combatterono insieme in quelle ore.

Una storia nella quale il valore del militare italiano non appare attraverso dichiarazioni solenni, ma nei fatti: nella capacità di affrontare il combattimento, sopportare le ferite, condividere la sorte dei propri uomini e mantenere lucidità anche durante la prigionia.

È anche il ricordo di due soldati malesi che persero la vita lontano dal proprio Paese, nell’adempimento della stessa missione. Uomini appartenenti a nazioni e reparti diversi, uniti in quel momento dal medesimo dovere e dal medesimo rischio.

8 luglio 1994: 32 anni fa, l’indomito coraggio dell’incursore italiano Ferdinando Salvati. Una storia dimenticata che vogliamo ricordare.
Scarica PDF
1501 articoli pubblicati
Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET e DIFESANEWS.COM. Blogger e informatico di professione

Lascia un commento

[elementor-template id="7253"][elementor-template id="7608"]
Caricamento del prossimo post...
SEGUICI
Barra laterale Cerca Tendenze
Più letti
Caricamento

Accesso in 3 secondi...

Registrazione in 3 secondi...