
Sfregio al Col Moschin, adesivo Free Palestine sul cippo degli Arditi
Solagna (Vicenza) – Un gesto che ha sollevato un’ondata di indignazione e accese polemiche politiche. Sulla cima del Col Moschin, luogo simbolo della memoria storica italiana, qualcuno ha affisso un adesivo con la bandiera palestinese e la scritta “Free Palestine” direttamente sul cippo commemorativo che celebra l’eroismo degli Arditi durante la Prima Guerra Mondiale.
Il Col Moschin non è una cima qualunque. È un luogo sacro alla memoria nazionale, teatro di uno degli episodi più significativi della “Battaglia del Solstizio”. Tra il 15 e il 16 giugno 1918, il IX Reparto d’Assalto, guidato dal maggiore Giovanni Messe, compì un’impresa che cambiò le sorti del conflitto su quel settore: dopo che le truppe austro-ungariche erano riuscite a conquistare i capisaldi italiani, gli Arditi lanciarono una controffensiva fulminea.
All’alba del 16 giugno, con un assalto risolutivo, i reparti d’assalto riconquistarono la posizione a quota 1.279 metri, arrestando l’avanzata nemica che minacciava di aggirare le linee italiane sul Piave. La colonna che oggi sorge sulla vetta riporta un’iscrizione sobria ma solenne: “Arresto offensiva austriaca e riconquista Col Moschin 1918”.
A sollevare il caso è stata la deputata di Fratelli d’Italia Paola Chiesa, capogruppo in Commissione Difesa, che ha espresso il proprio sdegno per l’accaduto attraverso una nota ufficiale.
“Atto indegno – ha dichiarato la deputata –. Sul Col Moschin qualche vile anti-italiano ha pensato di attaccare un adesivo con la scritta ‘Free Palestine’ sul monumento che ricorda la conquista degli Arditi del IX Reparto d’Assalto di questo colle sacro alla Patria il 16 giugno 1918. Provo pena e disprezzo per l’autore materiale del gesto”.
L’episodio riaccende il dibattito sull’uso dei monumenti ai caduti come terreno di scontro politico e ideologico. Se da un lato l’atto viene bollato come un “vile oltraggio” alla memoria storica, dall’altro si sollevano interrogativi sulla tutela dei luoghi della memoria situati in aree impervie e meno sorvegliate.
L’accostamento forzato tra una questione geopolitica contemporanea e il sacrificio dei soldati della Grande Guerra è stato recepito da molti come una profanazione gratuita. Al momento, non sono state rese note informazioni sull’identità di chi abbia compiuto il gesto, ma l’indignazione corre rapida sui social e nelle comunità locali, unite nel chiedere maggiore rispetto per i luoghi che raccontano le pagine più sofferte della storia d’Italia.






