Negli ultimi due anni, la guerra in Ucraina ha reso evidente una cosa: i droni piccoli e numerosissimi (quadricotteri, micro-UAS, FPV, mini-UAS) non sono più “accessori”, ma una componente strutturale del combattimento moderno e della sopravvivenza sul campo. Diverse analisi e testimonianze indicano che l’ecosistema dei droni (produzione rapida, adattamento continuo, integrazione con guerra elettronica e software) è diventato decisivo, con numeri industriali enormi e cicli di innovazione rapidissimi.
Non è una dinamica solo “ucraina”: anche grandi eserciti NATO stanno pianificando un salto di scala nella dotazione di droni a livello tattico, proprio per capitalizzare lezioni apprese e ridurre asimmetrie di costo (droni economici vs difese costose).
Nel Documento Programmatico Pluriennale (DPP) 2025-2027 (Annesso), compare un programma esplicito per la “Componente Unmanned Esercito”, con l’obiettivo di estendere l’impiego di APR e UGV “fino a minimi livelli ordinativi” e con requisiti per operare in contesti “contesi e congestionati”.
In parallelo, analisi di policy italiane evidenziavano già da tempo che nano/mini/micro-unmanned vehicles sono tra le priorità per il “soldato del futuro”.
Tradotto: la domanda pubblica (e quindi l’opportunità industriale) non è teorica. È già dentro le linee di investimento e modernizzazione.

Qui “attritable” è la parola chiave: sistemi progettati per essere numerosi, relativamente economici, aggiornabili spesso e “perdibili” senza collassare finanziariamente o operativamente. Non è una definizione unica e perfetta (varia per forze armate e contesti), ma il concetto è ormai consolidato nella dottrina e nell’industria occidentale.
Perché è “arma individuale del futuro” (o, più precisamente, capacità individuale decisiva)?

L’argomento più forte non è “Beretta sa già fare droni”, ma “Beretta ha le caratteristiche per diventare prime contractor e garante industriale” di una capacità che va industrializzata, standardizzata e sostenuta nel tempo.
a) Struttura e posizionamento difesa/istituzioni
Beretta opera storicamente nel segmento Difesa e Law Enforcement e ha una piattaforma organizzativa dedicata, Beretta Defense Technologies (BDT), che aggrega aziende del gruppo in ottiche, elettro-ottiche, munizionamento, equipaggiamento e sistemi. Per scalare i micro-droni “attritable” da sperimentazione a dotazione standard serve una cornice pubblico-istituzionale chiara: requisiti, sicurezza di dati/link, volumi e continuità di acquisto. In questo tipo di programmi la sponsorship politica e la governance della Difesa sono ciò che rende sostenibile l’industrializzazione in Italia e accelera tempi e standardizzazione.
c) Supply chain e cultura di produzione “in serie” con qualità controllata
La produzione di massa affidabile (controllo qualità, tracciabilità, manutenzione, ricambistica, configurazioni) è precisamente ciò che serve per micro-droni attritable: non “pezzi unici”, ma lotti, varianti, upgrade continui. La documentazione corporate di Beretta mette molto l’accento su filiera e territorio come asset industriale.
d) Credibilità come fornitore portante della Difesa italiana
In un dominio sensibile (droni = software, dati, radio, cyber), conta la fiducia istituzionale e la capacità di garantire sicurezza di approvvigionamento, compliance, supporto logistico e ciclo di vita. Un grande fornitore “storico” può rendere più semplice il passaggio da sperimentazione a dotazione.

Per diventare punto di riferimento “in tempi utili”, la scorciatoia strategica è una joint venture con chi ha già:
E questo modello sta già succedendo: un esempio recente racconta di una joint venture tra una start-up ucraina e il produttore tedesco Quantum Systems per produrre droni in Germania su larga scala, con una logica di industrializzazione europea e riduzione dipendenze critiche.
Per Beretta, la JV avrebbe un senso molto concreto:
Per vincere come fornitore strategico, non basta un drone: serve un sistema.
Pacchetto minimo credibile:
Questa impostazione è coerente anche con la direzione europea: fondi e programmi (EDF e iniziative UE) stanno spingendo su droni, anti-drone, AI e autonomia come aree prioritarie.
E lato NATO, acceleratori come DIANA hanno challenge e linee esplicite su autonomia e sistemi unmanned.

“Beretta è small arms: droni = elettronica e software”
Vero. Proprio per questo: JV/acquisizione mirata + creazione di una business unit dedicata dentro BDT, con leadership e ingegneria software/hardware di scuola “dual-use”.
“Ci sono già player italiani”
Ancora vero. Ma qui il punto non è sostituire: è organizzare. Beretta potrebbe fare da integratore/prime contractor di una filiera che includa PMI italiane (sensori, radio, batterie, payload, AI), evitando frammentazione e “prototipite”. I grandi Player non sembrano interessati ai micro, meglio i medium e grandi per loro.
“Rischio dipendenza da componenti estere”
È un rischio centrale e va gestito contrattualmente: roadmap di sostituzione componenti, sourcing europeo, controllo del software, e produzione/assemblaggio in Italia.
Se l’obiettivo è davvero rendere il micro-drone la “nuova arma individuale”, il posizionamento giusto è:
Qui Beretta, per storia, scala industriale e relazioni, ha una credenziale che molte start-up non hanno. E se si muove con una JV “giusta”, può colmare rapidamente il gap tecnologico specifico.

Perché Beretta dovrebbe diventare il fornitore strategico dei micro-droni dell’Esercito Italiano (attritable e individuali)






