L’attuale conflitto in Ucraina ha generato un racconto quasi mitologico: quello del piccolo drone FPV da poche centinaia di dollari che mette in ginocchio il colosso d’acciaio da milioni. Sebbene i dati recenti siano impressionanti — con i droni responsabili di una quota enorme delle perdite di mezzi — dichiarare il “decesso” della manovra corazzata è una conclusione affrettata. Si rischia di confondere una crisi tattica temporanea con un mutamento ontologico della guerra.
Ecco perché la “drone-centricità” non è la fine della storia, ma solo un capitolo particolarmente rumoroso.
La storia militare è ciclica. Negli anni ’60, l’avvento dei missili aria-aria portò molti a credere che il cannone sugli aerei da caccia fosse obsoleto. Il Vietnam dimostrò il contrario: quando la tecnologia di contromisura evolve, si torna alle basi.
Il drone è un’arma di interdizione eccezionale, ma è intrinsecamente incapace di conquista e tenuta del suolo.
Mentre il drone eccelle nel rapporto costo-efficacia, la sua operatività è intrinsecamente effimera. Un UAV ha una persistenza sul campo misurabile in minuti; è un’arma che dipende totalmente dalla connettività radio. In un ambiente saturo di disturbi elettronici, il drone rischia di diventare un relitto tecnologico ancora prima di aver individuato il bersaglio.
Al contrario, la forza corazzata rappresenta la continuità. Un carro armato non ha bisogno di un segnale GPS per proteggere un equipaggio o per mantenere una posizione per giorni. La sua resilienza alle contromisure elettroniche è massima, poiché la sua efficacia dipende dalla corazza fisica e dalla potenza di fuoco diretto. Se il drone è la freccia di precisione, il carro armato resta lo scudo e il maglio: l’unica piattaforma capace di garantire la sopravvivenza della truppa e di operare uno sfondamento fisico che i droni non possono replicare.
La manovra è stata solo rallentata dalla trasparenza del campo di battaglia. Come suggerito dagli esperti, il ritorno al movimento passerà per:
Dire che i droni hanno ucciso i carri armati è come dire che l’artiglieria ha ucciso la fanteria nel 1914. È vero che l’impiego “da manuale” del secolo scorso è finito, ma la necessità di una piattaforma protetta, mobile e dotata di fuoco diretto rimane insostituibile.
Il futuro non vedrà la scomparsa dei corazzati, ma la loro trasformazione in “nodi” di una rete più vasta. Chi rottama i carri oggi, si troverà a implorare di averli domani, quando il fumo delle contromisure avrà reso i droni nient’altro che giocattoli ciechi.

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