La joint venture italo-britannica MGI Italia, nata per produrre sistemi UAS ad alta tecnologia, si scontra con il dietrofront dei partner modenesi e le proteste locali. Il sito produttivo non sarà in Emilia.
Il binomio tra la velocità della Formula 1 e la tecnologia dei velivoli a pilotaggio remoto sembrava perfetto. All’inizio di giugno 2026, lo scenario annunciato a Roma presso l’Ambasciata britannica aveva tutti i contorni di una rivoluzione industriale: la nascita di MGI Italia, una joint venture tra il colosso ingegneristico d’oltremanica MGI Engineering (guidato dall’ex direttore tecnico di F1 Mike Gascoyne) e l’italiana Vigilar Group (società di intelligence e sicurezza). Obiettivo dichiarato: produrre fino a 200 droni al mese con un valore unitario stimato intorno ai 500.000 euro, sfruttando le competenze della Motor Valley modenese.
A meno di un mese dall’annuncio, però, il progetto della “Drone Valley” a Modena ha subito una frenata drastica, trasformandosi in un vero e proprio giallo societario e logistico.
L’assetto iniziale della società vedeva il forte coinvolgimento di figure di spicco della metalmeccanica modenese, tra cui Christian Storci (presidente di Atlantic Fluid Tech) tramite la holding Rosstar. L’ipotesi iniziale prevedeva l’utilizzo o l’indotto degli stabilimenti di San Cesario sul Panaro per l’assemblaggio dei vettori.
Tuttavia, tra il 12 e il 28 giugno 2026, lo scenario è radicalmente cambiato. Storci e i partner emiliani hanno ceduto il 100% delle loro quote a Vigilar Group, uscendo interamente dal business. Una mossa arrivata a ridosso di forti pressioni politiche e manifestazioni antimilitariste sul territorio, con la Rete NoBavaglio Emilia-Romagna e diversi esponenti regionali che avevano definito “surreale” la riconversione bellica del distretto motoristico.

A fare chiarezza è arrivata la smentita ufficiale di Vigilar Group, che ha ridisegnato i confini del piano industriale, escludendo Modena dalle attività operative:
“Eventuali riferimenti a Modena non devono essere intesi come indicativi della sede legale della società né, tantomeno, come identificativi di un sito produttivo o di assemblaggio operativo. […] Sono attualmente in fase di valutazione diverse aree produttive situate nel Centro e nel Sud Italia.”
Voci vicine al dossier indicano che la produzione e l’integrazione dei sistemi avanzati potrebbero ora guardare con forte interesse verso il distretto aerospaziale della Campania, dove sono già presenti le infrastrutture logistiche e autorizzative necessarie per la gestione di tecnologie dual-use e militari.
Nonostante lo slittamento geografico, i dettagli tecnici del programma industriale rimangono di altissimo profilo strategico e confermano l’integrazione di concetti derivati dal motorsport:
La spinta verso l’accorciamento dei cicli di ricerca e sviluppo, mutuata direttamente dalle metodologie della Formula 1, resta la colonna portante della partnership con il Regno Unito. Tuttavia, l’ecosistema modenese della Motor Valley per ora preserva la sua vocazione prettamente civile e legata all’automotive di lusso, respingendo l’allineamento alla filiera della Difesa. I droni ad alta tecnologia di MGI parleranno comunque italiano, ma le loro ali verranno assemblate altrove.

Modena: Motor Valley o Drone Valley? Il giallo industriale di MGI Italia






