Luttwak: il riarmo non basta, gli Eserciti Europei sono diventati inutili.

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Prima la vita dei soldati: basta sudditanza industriale

Il dibattito sul riarmo europeo rischia di essere un esercizio di facciata. Mentre le cancellerie del Vecchio Continente promettono investimenti record per modernizzare le proprie difese, Edward Luttwak, politologo ed economista di fama internazionale, lancia un allarme netto dalle pagine di Unherd: il problema delle forze armate europee non è la mancanza di fondi, ma la loro strutturale inutilità.

L’illusione dei numeri

Luttwak parte da un dato inequivocabile: il declino britannico. Se nel 1945 l’esercito del Regno Unito contava tre milioni di effettivi, oggi la “forza addestrata” totale — tra Royal Navy, RAF, Marines e Army — è scesa a circa 126.440 unità, un numero in costante calo persino dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Tuttavia, il politologo avverte: non si tratta solo di una questione numerica. Il vero dramma è la gestione inefficiente delle risorse. In passato, la strategia vincente (esemplificata dal ministro laburista Denis Healey tra il 1964 e il 1970) consisteva nel sacrificare il superfluo — basi, navi, burocrazia — per massimizzare ciò che conta davvero: addestramento, munizioni e manutenzione costante.

Luttwak: il riarmo non basta, gli Eserciti Europei sono diventati inutili.
Luttwak: il riarmo non basta, gli Eserciti Europei sono diventati inutili.

Basi vuote e burocrazia dorata

Oggi, secondo Luttwak, accade l’esatto opposto. Dalla fine della Guerra Fredda, i ministeri della Difesa europei hanno trasformato le strutture militari in una sorta di ammortizzatore sociale.

“Teniamo aperte basi sempre più vuote spesso solo per preservare il posto di lavoro a custodi civili e giardinieri, e alloggi per sottufficiali in pensione”, scrive l’analista.

L’esempio citato come paradigma dell’inefficienza è la Spagna: nonostante un organico drasticamente ridotto (passato da 280 mila a 75 mila uomini dal 1990 ad oggi), Madrid ha conservato intatta l’intera architettura di comando. Ogni regione militare ha il suo quartier generale, con generali a tre stelle che occupano posizioni puramente formali. Un autosabotaggio, quello spagnolo, che Luttwak definisce una “versione esagerata” di una patologia diffusa in tutta Europa, inclusa l’Italia, dove la difesa si intreccia spesso con logiche di tutela industriale e politica che poco hanno a che fare con la prontezza al combattimento.

La crisi della classe dirigente militare

La critica di Luttwak si estende alla qualità della leadership. L’esperto punta il dito contro una classe di ufficiali la cui esperienza “sul campo” è limitata a missioni come UNIFIL, spesso incapaci di tradursi in una reale capacità deterrente o operativa.

Il richiamo storico alla tragedia di Srebrenica e alla successiva carriera di Thomas Karremans è il culmine di questa riflessione amara: un sistema che promuove chi fallisce nella difesa della propria missione è un sistema che ha smarrito la propria bussola etica e professionale.

Conclusioni: un esercito che non combatte

La conclusione di Luttwak è severa: oggi la NATO conta circa 3,5 milioni di militari attivi. Sono uomini e donne che indossano l’uniforme ogni giorno, ma che, nei fatti, sono privi di un addestramento realistico.

Il contrasto con l’epoca in cui il Parlamento britannico era popolato da veterani di guerra, consapevoli di cosa significasse la prontezza al combattimento, è stridente. Il monito è chiaro: finché la difesa europea sarà concepita come un mix di welfare e prestigio burocratico anziché come uno strumento di sopravvivenza bellica, nessun aumento di budget riuscirà a colmare il vuoto di potere che minaccia il continente.

Prima la vita dei soldati: basta sudditanza industriale
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Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET e DIFESANEWS.COM. Blogger e informatico di professione

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