Lo Spazio non è di qualcun altro: perché l’Esercito Italiano deve presidiare il Dominio Spaziale per le Operazioni Land del futuro

CONDORALEXCONDORALEXSpazioEsercito1 mese fa259 Visualizzazioni

Nel dibattito pubblico italiano, quando si parla di “spazio” in chiave militare, la tentazione è sempre la stessa: considerarlo un affare principalmente aeronautico, industriale o – in prospettiva – “interforze”, e quindi qualcosa che l’Esercito può limitarsi a “ricevere” sotto forma di servizi (comunicazioni satellitari, immagini, PNT/GNSS, allerta). È una tentazione comprensibile, ma strategicamente pericolosa.

La guerra contemporanea – e ancor più quella futura – sta dimostrando che lo spazio non è un “supporto tecnico” esterno alla manovra terrestre: è un moltiplicatore operativo, un bersaglio, un terreno di competizione e una fonte di vulnerabilità. E se la componente terrestre non sviluppa competenza organica per impiegare, proteggere e contestare gli effetti spaziali al livello tattico-operativo, finisce inevitabilmente per dipendere da altri: nei tempi, nelle priorità, nelle regole d’ingaggio, perfino nel linguaggio con cui si descrive la battaglia.

Lo Spazio non è di qualcun altro: perché l’Esercito Italiano deve presidiare il dominio spaziale per le operazioni Land del futuro
Lo Spazio non è di qualcun altro: perché l’Esercito Italiano deve presidiare il dominio spaziale per le operazioni Land del futuro

La lezione americana: competenza “in-house” senza duplicare missioni

Un esempio utile arriva dagli Stati Uniti. In un’intervista a Breaking Defense del 6 febbraio 2026, il Col. Felix Torres (SMDC Center of Excellence) ha chiarito che il nuovo settore professionale dell’US Army dedicato allo spazio – con l’obiettivo di coprire circa 1.000 posizioni – non nasce per “invadere” il perimetro della Space Force. Al contrario: nasce perché ogni Forza Armata ha esigenze specifiche e l’efficacia sul campo richiede competenze dedicate, anche quando esiste un servizio “specialistico” che opera nello stesso dominio. Torres è esplicito: il compito dell’Esercito USA è soprattutto nel tactical realm, su effetti terrestri (guerra elettronica, SATCOM tattiche, integrazione a supporto della manovra), mentre la Space Force è più centrata su operazioni in orbita e controllo dei satelliti.

Il punto chiave non è “copiare” il modello americano, ma coglierne la logica: sovrapposizione non significa duplicazione. Nelle forze armate moderne, capacità che insistono sullo stesso dominio possono e devono coesistere se rispondono a bisogni diversi e se sono integrate.

In Italia lo spazio è già riconosciuto come dominio operativo: ora serve la conseguenza organizzativa

La Difesa italiana non parte da zero. Il Ministero della Difesa ha da anni formalizzato l’approccio multidominio: la componente terrestre deve poter operare “nei cinque domini operativi… terrestre, aereo, marittimo, cibernetico e spaziale”, pianificando azioni coordinate e integrate.

In parallelo, l’Italia ha costituito il Comando delle Operazioni Spaziali (COS) (8 giugno 2020), con l’obiettivo di potenziare la capacità nazionale nel dominio spaziale, proteggere e difendere gli assetti e integrare i servizi spaziali nelle operazioni. E, soprattutto, la Difesa sta già addestrando e sperimentando scenari realistici: nell’esercitazione Space Insider 23, il COS ha inserito lo spazio nel processo di pianificazione e condotta anche a livello tattico, includendo casi come jamming contro SATCOM, gestione di rischi di collisione, e supporto satellitare (ISR/SATCOM/PNT) collegato a campagne di terra.

C’è un passaggio, in quel resoconto, che merita attenzione: vengono citati anche elementi di coordinamento a supporto della componente terrestre (Space Support Coordination Element) e la necessità di “sincronizzazione estrema” di azioni cross-domain “da, verso e attraverso lo Spazio” per amplificare l’efficacia delle capacità tradizionali.
Tradotto: se l’Esercito non ha una cultura e una filiera professionale capaci di capire e governare quella sincronizzazione, qualcun altro lo farà al suo posto.

Lo Spazio non è di qualcun altro: perché l’Esercito Italiano deve presidiare il dominio spaziale per le operazioni Land del futuro
Lo Spazio non è di qualcun altro: perché l’Esercito Italiano deve presidiare il dominio spaziale per le operazioni Land del futuro

Perché per le operazioni Land lo spazio è una risorsa imprescindibile

Per il combattimento terrestre futuro, lo spazio impatta in modo diretto e quotidiano su almeno quattro funzioni decisive:

  1. Comando e controllo resiliente: SATCOM tattiche e beyond-line-of-sight; continuità di collegamenti in ambienti contestati.
  2. PNT (Position, Navigation, Timing): non solo “GPS”, ma sincronizzazione, fuoco, logistica, droni, reti C2; e soprattutto la difesa da spoofing/jamming.
  3. ISR e targeting: immagini e segnali per scoprire, confermare, tracciare e ingaggiare; riduzione dei tempi sensor-to-shooter.
  4. Protezione della forza e manovra: consapevolezza situazionale, early warning, previsione delle finestre di sorvolo, mitigazione delle emissioni e della firma elettromagnetica.

Ogni voce ha un denominatore comune: non basta “avere accesso” ai servizi spaziali; bisogna saperli impiegare e proteggere in tempo reale al livello in cui la decisione è presa (brigata, battaglione, task force), con personale che parla la lingua della manovra terrestre.

Il rischio di “delegare”: tempi, priorità e vulnerabilità

Se la competenza spaziale resta esterna alla componente terrestre, emergono tre problemi ricorrenti:

  • Asimmetria di priorità: chi gestisce il dominio spaziale risponde (legittimamente) a priorità strategiche/interforze; la manovra terrestre ha urgenze tattiche immediate.
  • Ritardo decisionale: senza personale “ponte” che comprenda richiesta, vincoli e opportunità, la catena si allunga e la finestra utile si chiude.
  • Vulnerabilità operativa: jamming, cyber, spoofing, contro-ISR: se il livello tattico non riconosce segnali deboli e indicatori precoci, la degradazione arriva “a sorpresa”.

Qui l’analogia con il caso USA è calzante: l’US Army ha difeso la necessità di un proprio mestiere “space-centric” proprio perché la Space Force “non può fare tutto” e perché le esigenze di servizio sono specifiche.

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Lo Spazio non è di qualcun altro: perché l’Esercito Italiano deve presidiare il dominio spaziale per le operazioni Land del futuro

Cosa significa “impegnarsi al massimo” per l’Esercito Italiano

L’obiettivo non è creare un “doppione” del COS o dell’Aeronautica, né rincorrere l’orbita o la space control strategica. L’obiettivo è rendere la componente terrestre competente e autonoma nell’uso tattico-operativo degli effetti spaziali, in piena integrazione interforze.

In concreto, significa investire su:

  • Una filiera professionale dedicata (specialisti “spazio tattico”): PNT resiliente, SATCOM, integrazione ISR spaziale, counter-ISR, supporto a targeting e fires.
  • Team di pianificazione e coordinamento “space-enabled” dentro le grandi unità: per tradurre i bisogni della manovra in richieste efficaci e per adattare l’impiego quando lo spazio è degradato.
  • Addestramento realistico: esercitazioni dove lo spazio è contestato (jamming, perdita PNT, degradazione imagery) come condizione “normale”, non eccezione.
  • Dottrina e procedure: TTP per operare in degraded space environment e per sincronizzare gli effetti cross-domain con cyber ed EW.

Il COS rimarrebbe l’interfaccia operativa e l’architrave interforze del dominio, come già indicato nella sua missione istituzionale. Ma l’Esercito avrebbe finalmente la massa critica per sfruttare e difendere quei servizi dove conta di più: nel fango, nel rumore elettromagnetico, nel minuto decisivo.

Conclusione: lo spazio è già nella battaglia terrestre. La domanda è “chi lo governa?”

La Difesa italiana ha già riconosciuto lo spazio come dominio operativo e lo sta integrando in esercitazioni e processi di pianificazione, anche a livello tattico. Il passo successivo è coerente e urgente: non lasciare la competenza spaziale della componente terrestre “in outsourcing culturale”.

Il futuro delle operazioni Land sarà multidominio per definizione. E in quel futuro, lo spazio non premierà chi “dipende”, ma chi sa integrare, adattare e combattere anche quando i servizi satellitari non sono garantiti.

Lo Spazio non è di qualcun altro: perché l’Esercito Italiano deve presidiare il dominio spaziale per le operazioni Land del futuro

Fonte: https://breakingdefense.com/2026/02/armys-new-space-career-field-wont-encroach-on-space-force-official/

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Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET e DIFESANEWS.COM. Blogger e informatico di professione

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