Nel conflitto tra Ucraina e Russia, la vera moneta è il tempo. Chi riesce a trasformare prima un’immagine in una decisione ottiene un vantaggio concreto sul campo di battaglia. In questo contesto si inserisce Clarity, un software ucraino basato su intelligenza artificiale capace di analizzare automaticamente foto e video provenienti dai droni di ricognizione, riconoscendo soldati, mezzi di artiglieria e postazioni nemiche.
Il salto qualitativo non riguarda soltanto la precisione del riconoscimento, ma soprattutto la velocità. Attività che fino a poco tempo fa richiedevano ore di analisi manuale vengono oggi ridotte a pochi secondi. Le immagini di foreste, villaggi occupati e aree rurali vengono elaborate dall’algoritmo, che applica tag ai bersagli e restituisce coordinate geografiche direttamente alle unità impegnate al fronte o ai centri di comando.
Questo processo accelera drasticamente la cosiddetta kill chain: individuazione del target, valutazione, decisione e ingaggio diventano un flusso quasi continuo. Non si tratta solo di colpire con maggiore efficacia, ma anche di evitare imboscate, ridurre gli errori e aumentare la sopravvivenza dei reparti avanzati. Clarity utilizza modelli proprietari addestrati su grandi volumi di dati visivi, annotati da specialisti con una profonda conoscenza dello scenario operativo. Dietro il software c’è un team che unisce competenze avanzate in intelligenza artificiale ed esperienza militare, permettendo al sistema di funzionare anche in condizioni ambientali difficili.
Clarity non è un elemento isolato. L’Ucraina ha costruito nel tempo un ecosistema digitale di combattimento, composto da piattaforme per il comando e controllo, la mappatura del terreno e il supporto al fuoco. Tra queste figurano Delta, Kropyva e Virazh Planshet, strumenti che integrano dati provenienti da sensori diversi, calcoli balistici, informazioni meteorologiche e mappe dei campi minati.

All’interno di questo sistema, Clarity svolge un ruolo specifico: rendere più efficiente la ricognizione aerea. È un’applicazione desktop impiegata sia sul campo sia nei quartier generali, con oltre seicento utenti militari e decine di unità operative che la utilizzano quotidianamente. Esiste anche una versione avanzata, Clarity Pro, capace di elaborare video offline, importare log di volo con coordinate ed effettuare geolocalizzazione automatizzata.
Un aspetto centrale del suo sviluppo è il ciclo continuo di feedback con i soldati. Le osservazioni provenienti dal fronte vengono raccolte attraverso canali di comunicazione sicuri, consentendo agli sviluppatori di correggere bug, aggiungere funzioni e adattare gli algoritmi alle tattiche in evoluzione del nemico. Questo dialogo costante trasforma l’esperienza diretta dei combattenti in miglioramenti software rapidi e mirati.
Il progetto è inserito in un cluster governativo nato per collegare aziende tecnologiche e forze armate, promosso dal Ministero della Trasformazione Digitale. Attraverso grant e hackathon tematici, questo ecosistema accelera il passaggio dalle idee ai prototipi funzionanti. In questo quadro, Clarity è diventato uno degli esempi più concreti di innovazione applicata direttamente al campo di battaglia.
L’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle operazioni ucraine non si limita alla ricognizione. Negli ultimi mesi sono emerse soluzioni che portano l’AI anche nella guida terminale dei droni d’attacco, permettendo agli apparati di mantenere il bersaglio anche in presenza di disturbi elettronici. È un’evoluzione significativa, perché riduce la dipendenza dal controllo umano continuo e rende più resilienti i sistemi in ambienti saturi di jamming.

Parallelamente cresce il dibattito internazionale sui limiti dell’autonomia nei sistemi d’arma. Le discussioni sulle armi autonome procedono lentamente, mentre sul terreno la tecnologia avanza a ritmo sostenuto. In Europa, molte applicazioni militari restano formalmente fuori dai principali quadri regolatori sull’intelligenza artificiale, soprattutto quando l’uso è esclusivamente legato alla difesa nazionale. Resta però aperta la questione del doppio uso, dato che molte delle tecnologie impiegate – visione artificiale, analisi video, geolocalizzazione – nascono in ambito civile.
Per i responsabili ucraini, il punto è pragmatico: l’AI consente di ottenere in pochi minuti ciò che prima richiedeva ore. Il ritorno operativo è enorme e si traduce in maggiore efficacia, minori perdite e capacità di colpire asset strategici avversari con risorse limitate. Clarity incarna questa trasformazione. Non promette guerre automatiche né vittorie facili, ma dimostra come il software sia diventato un combattente silenzioso, capace di vedere prima, comprendere meglio e accelerare ogni decisione.
In una guerra che cambia di mese in mese, l’intelligenza artificiale non è più un esperimento: è già parte integrante del campo di battaglia.

Una analisi aerea elaborata dal software Clarity. Courtesy of Brave1.
Fonte: https://www.pravda.com.ua/eng/news/2025/09/09/7530013/
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