L’annessione della Crimea nel 2014 aveva lasciato l’Ucraina quasi priva di una flotta convenzionale, ma l’invasione del 2022 ha spinto l’intelligence militare (HUR) a una risposta radicale: la creazione della Group 13. Sotto il comando dell’enigmatico ufficiale noto come “Thirteenth”, questa unità d’élite ha trasformato la debolezza in un vantaggio asimmetrico imprevedibile. Operando nell’ombra di hangar anonimi, il gruppo non gestisce grandi fregate, ma coordina sciami di droni marini per dare la caccia a bersagli russi dal valore strategico immenso. La filosofia dell’unità è puramente economica e letale: utilizzare mezzi dal costo contenuto, circa 250.000 dollari, per annientare asset nemici che superano i 65 milioni di dollari. Questa strategia ha permesso a Kiev di contestare il dominio del Mar Nero senza possedere una sola grande nave da guerra, segnando il passaggio definitivo dall’era delle corazzate a quella dei sistemi autonomi.

Il cuore operativo della Group 13 è il Magura V5, un drone di superficie (USV) lungo 5,5 metri che rappresenta un capolavoro di furtività e ingegneria bellica. Grazie al suo profilo idrodinamico estremamente basso, il Magura scivola sulle onde risultando quasi invisibile ai radar russi e alle vedette notturne. L’unità ha perfezionato la tattica del “branco di lupi” (wolfpack), un metodo di attacco coordinato dove più droni colpiscono simultaneamente lo stesso obiettivo da diverse angolazioni. In missioni ad alto profilo, come quella che ha portato all’affondamento della nave pattuglia Sergey Kotov o della corvetta Ivanovets, i primi droni agiscono spesso da esca per saturare le difese nemiche o colpire i sistemi di propulsione, immobilizzando la preda. Una volta che la nave è ferma e vulnerabile, i droni successivi mirano con precisione chirurgica ai punti deboli dello scafo, spesso colpendo ripetutamente la stessa falla fino a provocare l’affondamento definitivo, il tutto documentato in tempo reale dalle telecamere di bordo per scopi di guerra psicologica.

L’impatto della Group 13 è stato così devastante da innescare una ritirata strategica della Flotta russa del Mar Nero, costringendo Mosca a spostare i suoi asset più preziosi da Sebastopoli verso il porto di Novorossiysk, a centinaia di chilometri di distanza. Ma l’unità non si è fermata alla difesa costiera; ha iniziato a equipaggiare i propri droni con missili aria-aria R-73 e AIM-9, trasformandoli in piattaforme di difesa aerea mobili capaci di abbattere gli elicotteri russi a caccia di USV. Recentemente, l’audacia della Group 13 ha raggiunto confini geografici impensabili, con attacchi segnalati contro la “flotta ombra” di petroliere russe persino nelle acque del Mar Mediterraneo, a quasi 2.000 km dalle basi ucraine. Questa capacità di proiezione globale, unita all’uso di droni a lungo raggio come il Beaver per colpire le raffinerie nel cuore della Russia, dimostra che la Group 13 non sta solo proteggendo le coste di Kiev, ma sta attuando una pressione costante sull’intero sistema logistico ed economico del Cremlino.






