La US Navy ha annunciato il 24 settembre l’istituzione di un nuovo centro dedicato all’integrazione operativa dei sistemi robotici e autonomi nella flotta. L’obiettivo è accelerare il passaggio dalla sperimentazione all’impiego concreto delle nuove tecnologie, preparando allo stesso tempo i marinai al loro utilizzo in condizioni operative.
Il Robotic and Autonomous Systems Warfighting Development Center (RASWDC) è stato costituito presso la Joint Expeditionary Base Little Creek-Fort Story, in Virginia. La struttura avrà il compito di accelerare l’integrazione dei sistemi robotici e autonomi nella flotta, sviluppando al tempo stesso dottrina, tattiche, procedure e programmi di addestramento per il personale.
«Un prototipo non è capacità di combattimento», ha affermato l’ammiraglio Daryl Caudle, capo delle operazioni navali, in un messaggio C-NOte. «La capacità di combattimento nasce quando un marinaio addestrato può impiegare un sistema affidabile, sostenuto da reti, logistica, manutenzione, software, tattiche, autorità e rapporti di comando adeguati, per produrre un effetto operativo».
Prima la formazione dei marinai
Il nuovo centro offrirà uno spazio dedicato all’integrazione e alla sperimentazione dei sistemi autonomi, con l’obiettivo di assicurare che le nuove tecnologie arrivino nella flotta insieme alle competenze e alle procedure necessarie per utilizzarle efficacemente.
In una prima fase, il RASWDC concentrerà le proprie attività sulla formazione presso la sede di Little Creek. I marinai dovranno acquisire le competenze necessarie per impiegare efficacemente questi sistemi in condizioni operative.
Parallelamente, il centro svilupperà un modello didattico più ampio da estendere progressivamente all’intera Marina, permettendo al personale di familiarizzare con tecnologie destinate ad assumere un ruolo crescente nelle operazioni navali.
La struttura contribuirà inoltre all’elaborazione dei concetti d’impiego, definendo criteri per la pianificazione delle missioni e i limiti entro i quali i sistemi autonomi potranno operare.
Un aspetto particolarmente importante riguarda gli scenari nei quali le comunicazioni tra il sistema robotico e l’operatore umano risultino degradate, disturbate o interrotte. In queste condizioni sarà necessario stabilire quale livello di autonomia possa essere mantenuto dal sistema e quali decisioni possano essere eseguite senza un collegamento continuo con l’operatore.
Prove in condizioni operative simulate
Il RASWDC avrà anche il compito di sottoporre i sistemi emergenti a prove in ambienti il più possibile simili a quelli nei quali potrebbero essere impiegati.
Le tecnologie dovranno operare in mare, sotto pressione e contro minacce simulate, affrontando anche scenari caratterizzati da comunicazioni degradate.
I sistemi capaci di raggiungere gli obiettivi assegnati nonostante queste difficoltà potranno proseguire il percorso di sviluppo e integrazione, in vista di un possibile impiego operativo. Quelli che non soddisferanno i requisiti richiesti potranno invece essere esclusi dal processo.
Caudle ha sintetizzato il ciclo previsto in cinque passaggi: schierare, impiegare, apprendere, migliorare ed estendere l’adozione.
La filosofia è quella di ridurre il divario tra sperimentazione tecnologica e capacità effettivamente disponibile per la flotta, evitando che i nuovi sistemi rimangano confinati alla fase di prototipo.
Dai prototipi alle capacità operative
La stessa impostazione era già emersa il 2 settembre, quando Caudle aveva chiesto di accelerare l’introduzione nella flotta dei sistemi ad energia diretta.
«La questione non è più se questi sistemi funzionino, ma quanto rapidamente possiamo schierarli nell’intera flotta e metterli nelle mani dei marinai», aveva dichiarato il capo delle operazioni navali.
Il concetto alla base del nuovo centro segue quindi una linea più ampia adottata dalla Marina statunitense: trasformare tecnologie già mature o in avanzata fase di sviluppo in capacità realmente impiegabili, sostenute da personale addestrato, logistica, manutenzione, software e procedure operative definite.
L’integrazione tra operatori e velivoli autonomi
Il percorso verso una maggiore autonomia è già accompagnato da sperimentazioni operative.
A settembre, durante l’esercitazione Gray Flag 2026 in California, la Marina ha testato il Collaborative Autonomy Mission Planning (CAMP), utilizzando un MQ-20 Avenger come piattaforma rappresentativa di un velivolo autonomo.
La dimostrazione ha riguardato il trasferimento al velivolo di una missione elaborata dagli operatori, con l’obiettivo di rendere più semplice e diretta l’integrazione tra personale umano e futuri aeromobili autonomi.
La creazione del RASWDC rappresenta quindi un ulteriore passo nel tentativo della US Navy di portare sistemi robotici e autonomi fuori dai laboratori e dalle attività sperimentali, inserendoli progressivamente nelle normali capacità operative della flotta.
Se vuoi, posso anche fartene una versione ancora più “DifesaNews”, un po’ più asciutta e con meno ripetizioni tra “integrazione”, “capacità operative” e “sistemi autonomi”.
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