Non è più tempo di compiacimenti. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Carmine Masiello, ha infranto il silenzio su una verità scomoda: l’illusione che la fine della Guerra Fredda abbia consegnato al mondo una pace eterna è definitivamente sepolta. Siamo entrati in una nuova era, un contesto di supremazia dove la stabilità è solo un ricordo e la preparazione difensiva diventa una questione di sopravvivenza.
“È finita l’era in cui avevamo solo diritti. È iniziata l’era in cui dobbiamo anche capire che ci sono dei doveri.”
Masiello non usa giri di parole. I teatri di conflitto in Ucraina e Iran non sono semplici crisi regionali, ma “tragici laboratori” dove si sta scrivendo il futuro del combattimento. Un futuro che non si limita alle trincee o ai carri armati, ma che fonde indissolubilmente il piano convenzionale con quello tecnologico e, soprattutto, cognitivo. La battaglia si combatte ormai ovunque: nel dominio fisico, nel cyberspazio e nella mente delle persone, bersagliate da una disinformazione alimentata dall’Intelligenza Artificiale che, spesso, non siamo nemmeno in grado di riconoscere.
Il Generale avverte: la Nato resta la colonna vertebrale della nostra sicurezza, ma non può bastare. Con un’America che sposta il proprio sguardo verso altri orizzonti, l’Europa non può più permettersi di essere spettatrice. Il pilastro difensivo europeo deve rafforzarsi, deve evolvere e deve farlo in fretta. La dipendenza strategica è un lusso che il contesto geopolitico attuale non ci permette più di mantenere.
Il messaggio di Masiello va oltre la strategia militare; è un richiamo diretto alla cittadinanza. Citando l’articolo 52 della Costituzione, il Generale pone fine al tempo della delega assoluta alla sicurezza. La difesa della Patria non è più una responsabilità che ricade esclusivamente sulle spalle dei militari, ma un “sacro dovere” che interroga ogni cittadino in un mondo dove la minaccia si è fatta pervasiva. È, in sostanza, una chiamata alla consapevolezza: in questa nuova “era della supremazia”, l’Italia deve ritrovare il senso profondo dei propri doveri per poter continuare a esercitare i propri diritti.






