Escalation nel Golfo: l’Arabia Saudita rompe gli indugi e bombarda, mentre la Cina fornisce armi a Teheran

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La faglia mediorientale subisce una torsione drammatica e imprevedibile. Mentre la diplomazia internazionale tenta faticosamente di rincorrere i dossier globali – con il presidente statunitense Donald Trump impegnato a Washington nei colloqui con Volodymyr Zelensky e Benjamin Netanyahu –, la guerra del Golfo allarga pericolosamente i propri confini. Per la prima volta dall’inizio del conflitto, l’Arabia Saudita ha rotto la sua linea di tradizionale cautela, uscendo allo scoperto come belligerante diretto e colpendo, in un’operazione congiunta con gli Stati Uniti, le milizie filo-iraniane in territorio iracheno.

Una svolta epocale che coincide con un asse militare sempre più scoperto: secondo fonti di intelligence e di stampa internazionale, la Cina si appresta a rifornire l’Iran di centinaia di lanciamissili antiaerei portatili (MANPADS), sfidando apertamente le diffide di Washington.

I raid in Iraq e la risposta missilistica dell’Iran: colpita la Giordania

Il salto di qualità della crisi è esploso nelle prime ore della notte. Il Comando Centrale degli Stati Uniti e il governo di Riad hanno confermato un raid aereo combinato nell’Iraq orientale. L’azione è giunta come reazione a oltre trenta attacchi condotti con droni nelle precedenti settantadue ore dalle milizie sciite irachene contro i vitali impianti petroliferi sauditi. Il bilancio provvisorio parla di circa venti combattenti filo-iraniani uccisi.

Il ministero degli Esteri saudita ha giustificato l’azione militare sottolineando che il Regno non cerca l’escalation ma non esiterà a difendere la propria sicurezza energetica. Un cambio di postura radicale che polverizza anni di equilibrismo politico e di attacchi condotti nell’ombra. La reazione di Teheran non si è fatta attendere: le Guardie Rivoluzionarie hanno risposto lanciando una salva di missili contro obiettivi militari statunitensi nella vicina Giordania, dove l’esercito locale ha confermato l’intercettazione e l’abbattimento di cinque vettori balistici. Parallelamente, le forze iraniane hanno colpito tre petroliere nello Stretto di Hormuz ritenute in rotta “illegale”.

Escalation nel Golfo: l'Arabia Saudita rompe gli indugi e bombarda, mentre la Cina fornisce armi a Teheran
Escalation nel Golfo: l’Arabia Saudita rompe gli indugi e bombarda, mentre la Cina fornisce armi a Teheran

Il fattore Pechino: tra Pechino e Teheran un accordo da 70 milioni in missili

A infiammare ulteriormente il quadro strategico contribuisce l’asse economico-militare con la Cina. Nelle stesse ore calde del conflitto, indiscrezioni confermate da fonti dell’intelligence e della Reuters hanno svelato una commessa del valore compreso tra i 60 e i 70 milioni di dollari, attraverso cui la Cina invierà all’Iran tra i 300 e i 400 lanciamissili antiaerei portatili (modelli QW-12 e FN-16).

La fornitura, veicolata tramite intermediari basati a Hong Kong, punta a colmare le lacune della difesa aerea a corto raggio di Teheran. Nonostante le smentite formali del ministero degli Esteri cinese e gli avvertimenti di Donald Trump sul fatto che Pechino avrebbe “grossi problemi” in caso di supporto militare ai pasdaran, l’operazione conferma il sostegno logistico e tecnologico che la Repubblica Popolare continua a garantire all’Iran per puntellarne le difese.

Il fronte yemenita e i contraccolpi diplomatici

La tenaglia geopolitica attorno all’Arabia Saudita si stringe anche a sud. Dallo Yemen, roccaforte degli insorti sciiti Houthi, è arrivata la rivendicazione dell’abbattimento di un ulteriore drone da ricognizione saudita (un velivolo modello Karayel) nei cieli della provincia di Saada. Si tratta del terzo velivolo senza pilota abbattuto in pochi giorni, a testimonianza di come lo scenario yemenita e il controllo dello strategico atterraggio marittimo di Bab al-Mandeb restino una spina nel fianco per Riad.

Le ripercussioni diplomatiche sono immediate e pesanti:

  • Iraq: Il governo di Baghdad ha stigmatizzato l’operazione congiunta Usa-Saudita sul proprio territorio nazionale, portando alla cancellazione della visita ufficiale del premier iracheno a Riad.
  • Europa e Italia: A Roma, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricevuto il omologo saudita, ribadendo la ferma “vicinanza all’Arabia Saudita e agli altri Paesi del Golfo per gli attacchi che subiscono dall’Iran” e confermando la centralità strategica del Regno nei progetti di connettività euro-asiatica come il corridoio IMEC.

Mentre l’ombrello di sicurezza statunitense — che spazia dai caccia avanzati agli accordi sul nucleare civile — spinge Riad dentro la mischia, resta da capire se l’alleanza con Washington basterà a proteggere il Regno da un conflitto totale e multidimensionale alimentato dai flussi d’armi asiatici.

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Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET e DIFESANEWS.COM. Blogger e informatico di professione

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