Nel suo ultimo editoriale sul Corriere della Sera, il professor Angelo Panebianco scatta una fotografia impietosa, ma necessaria, di un’Italia che sembra aver smarrito il senso della realtà. Il paradosso è evidente: viviamo in un’epoca di tempeste globali, eppure una parte consistente del Paese preferisce rifugiarsi in quello che Panebianco definisce «onuismo» — un uso strumentale e ideologico delle organizzazioni internazionali per giustificare l’inazione e il disinteresse verso la nostra sicurezza nazionale.
È necessario dirlo con chiarezza: senza sicurezza nessun popolo può sopravvivere ed evolvere. La difesa non è un capitolo di spesa da tagliare con leggerezza, né un tema “da operetta” buono solo per influenzare il pubblico. È il valore alla base di ogni società libera.
Tutti i Paesi che hanno compreso le dure lezioni della storia sanno che solo attraverso lo sviluppo di un apparato difensivo credibile si può sopravvivere ai mutamenti geopolitici. Chi pensa il contrario, chi crede che la democrazia sia un regalo eterno e gratuito, dimentica che essa è stata pagata con il sangue versato tra le arse rocce del Carso e le cime ghiacciate delle Alpi dai nostri nonni.
Partendo dall’analisi di Panebianco si possono smascherare i tanti «ismi» utilizzati da coloro che influenzano l’opinione pubblica:

Mentre noi ci attardiamo in discussioni ideologiche, i «civilissimi paesi del Nord Europa», come sottolineato nel dibattito attuale, ci insegnano cosa significhi avere coscienza civile. Sentendo la minaccia russa ai propri confini, questi popoli hanno riscoperto lo spirito di servizio e la necessità di una difesa nazionale. Non lo fanno per spirito bellicoso, ma per pragmatismo: sanno che un popolo senza spirito di servizio verso la propria gente è destinato a soccombere.
Panebianco rivolge un appello affinché gli italiani vengano aiutati a comprendere che non c’è contraddizione tra il volere la pace e il dovere di difendersi. La pace non è l’assenza di conflitto ottenuta attraverso la resa o l’indifferenza, ma un bene che va protetto attivamente.
“È essenziale che si aiuti gli italiani a comprendere che non c’è contraddizione fra mantenere una attitudine pacifica e, contemporaneamente, riconoscere il dovere dei governi di fare tutto ciò che è in loro potere per difendere i loro Paesi.”
È tempo di diventare grandi. È tempo di smettere di cavalcare onde antagoniste e capire che la difesa della patria è un dovere civico che non ha colore politico. Se non saremo in grado di sviluppare questa consapevolezza, la storia, con la sua consueta brutalità, finirà per spazzare via tutto ciò che non abbiamo avuto il coraggio di proteggere.






