Il 2 Giugno non è solo una giornata di parate, bandiere al vento e retorica istituzionale. È, prima di tutto, un momento di profonda riflessione su cosa sia oggi la nostra Repubblica, su come sia nata e, soprattutto, su cosa serva per difenderla in un mondo che sembra aver smarrito la bussola.
Oggi, lontano dai palcoscenici della politica urlata, è necessario esprimere tre pensieri ad alta voce.
Diciamolo chiaramente, senza ipocrisie: senza il sacrificio degli Alleati e degli Italiani Combattenti, non avremmo MAI potuto liberare il nostro Paese da quelli che erano diventati gli ospiti decisamente non graditi sul suolo nazionale. La nostra democrazia è nata dal sangue e dal fango della guerra di Liberazione, non dalle buone intenzioni.
C’è poi un dato storico che troppi oggi tendono a dimenticare, o a dare per scontato: la fortuna geografica e politica. Se non fossimo stati posizionati dalla parte giusta della Cortina di Ferro, l’Italia avrebbe dovuto subire altri cinquant’anni di dittatura, stavolta quella comunista russo-sovietica. Per conferme, citofonare a Varsavia, Budapest o Bucarest, dove intere generazioni sanno perfettamente cosa significhi vivere sotto quel giogo.
Il punto è semplice: Senza una reale capacità militare, i Valori della Repubblica non si difendono. Sono solo parole al vento. Benvenuti alla realtà, cari falsi sognatori e pacifisti a senso unico: la libertà si protegge con la forza della deterrenza, non con i buoni sentimenti.

Il secondo pensiero riguarda l’asse fondamentale della nostra sicurezza: il valore dell’alleanza con gli Stati Uniti.
Tutte le repubbliche e le grandi democrazie, nel corso della loro storia, attraversano momenti difficili, crisi d’identità o scelte politiche che possono apparire incomprensibili agli alleati. Ma questo non può e non deve incrinare un sostegno reciproco che è vitale. Viviamo in un mondo sempre più compresso, geopoliticamente frammentato, dove una larga parte del globo non si riconosce affatto nei valori democratici occidentali.
Dobbiamo ricordarlo ogni singolo giorno: senza gli USA oggi non ci sarebbe la Repubblica Italiana. Molti di quei ragazzi statunitensi che riposano nei cimiteri americani sparsi in tutta Europa sono morti anche per noi, per la nostra libertà.
Le relazioni internazionali, piaccia o no, non sono un salotto di gala; sono il frutto di precisi equilibri di forza. Come ha giustamente ricordato di recente il premier canadese: se non hai forza e peso strategico, non ti puoi sedere al tavolo delle decisioni. L’isolazionismo o l’antiamamericanismo di facciata sono lussi che non possiamo permetterci.

Infine, l’anima della nostra società. Dobbiamo lottare, oggi più che mai, per trasmettere alle future generazioni i valori che i nostri nonni e le nostre nonne, nella loro straordinaria e pragmatica semplicità, hanno cercato di tramandarci.
Oggi questi pilastri sono messi costantemente in pericolo da una società sempre più smarrita, liquida e in preda a tendenze irrazionali. È tempo di fare un passo indietro verso il buon senso e ritornare ai concetti base:
Solo una società basata sul reciproco servizio e sul rispetto può sperare di sopravvivere nel tempo. Per questo motivo, dobbiamo stare alla larga dai facili parolieri, dai demagoghi che – per puro interesse personale o per follia ideologica – tentano di allontanarci dal sentiero del buon senso, rischiando di far smarrire i segmenti più deboli della popolazione e, soprattutto, la nostra gioventù.
Buona Festa della Repubblica a chi non dimentica chi siamo, da dove veniamo e quanto è costato essere qui oggi.






