Vai al contenuto
Difesa News
ULTIMEAttacco Houthi e caccia distrutto: l'Italia sposta i militari nel Golfo
Geopolitica

Crosetto risponde al Fatto Quotidiano: «L’Italia non è in guerra». Gli atti parlamentari documentano il dossier Golfo

Il Ministro della Difesa Crosetto respinge duramente le accuse del Fatto Quotidiano, negando che l'Italia sia in guerra segretamente. Sottolinea che il Parlamento e il Quirinale sono stati regolarmente informati attraverso audizioni documentate a marzo e maggio sul Golfo. Gli atti parlamentari provano che il dossier era noto alle Camere prima dell'escalation odierna.

Crosetto risponde al Fatto Quotidiano: «L’Italia non è in guerra». Gli atti parlamentari documentano il dossier Golfo
Crosetto risponde al Fatto Quotidiano: «L’Italia non è in guerra». Gli atti parlamentari documentano il dossier Golfo
Crosetto risponde al Fatto Quotidiano: «L’Italia non è in guerra». Gli atti parlamentari documentano il dossier Golfo
Geopolitica

Crosetto risponde al Fatto Quotidiano: «L’Italia non è in guerra». Gli atti parlamentari documentano il dossier Golfo

Crosetto risponde al Fatto Quotidiano: «L’Italia non è in guerra». Gli atti parlamentari documentano il dossier Golfo
Condoralex Condoralex 20 settembre 2026 7 min di lettura 45 Scarica PDF

Il Ministro della Difesa Crosetto respinge duramente le accuse del Fatto Quotidiano, negando che l'Italia sia in guerra segretamente. Sottolinea che il Parlamento e il Quirinale sono stati regolarmente informati attraverso audizioni documentate a marzo e maggio sul Golfo. Gli atti parlamentari provano che il dossier era noto alle Camere prima dell'escalation odierna.

«L’Italia non è in guerra. Il Parlamento non è stato escluso da niente. Il Quirinale non è stato tenuto all’oscuro di nulla».

Con queste parole il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha risposto duramente al Fatto Quotidiano, dopo il titolo pubblicato dal giornale il 19 settembre: «L’Italia in guerra senza dirlo agli italiani e al Colle».

Una ricostruzione che Crosetto definisce «falsa, offensiva, ingannevole e gravissima», respingendo in particolare l’idea che la presenza militare italiana nel Golfo sia stata nascosta alle istituzioni o che la Difesa abbia agito al di fuori delle procedure previste.

Crosetto: «La presenza in Arabia Saudita non è mai stata segreta»

Il passaggio centrale della replica riguarda proprio la presenza delle Forze Armate italiane in Arabia Saudita.

Secondo Crosetto, parlare di una missione sconosciuta al Parlamento non corrisponde alla realtà documentale.

«La presenza militare italiana in Arabia Saudita non è mai stata “segreta”», afferma il ministro, invitando a consultare gli atti parlamentari e ricordando gli interventi svolti non soltanto da lui, ma anche dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, dal Comandante del COVI, dal Ministro degli Esteri e dai sottosegretari alla Difesa.

E proprio gli atti delle Camere mostrano che il dossier del Golfo era da tempo all’attenzione del Parlamento.

Il 2 marzo 2026, le Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato ascoltarono congiuntamente Crosetto e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani sulla situazione in Iran e nel Golfo Persico. All’audizione parteciparono parlamentari di maggioranza e opposizione, con domande e successive risposte dei due ministri.

Il 13 maggio 2026, Tajani e Crosetto tornarono inoltre davanti alle Commissioni parlamentari per un’audizione dedicata alle iniziative internazionali per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

Sono elementi che danno consistenza alla posizione espressa dal Ministro della Difesa: il dossier Golfo non nasce dopo l’attacco di questi giorni e non era estraneo al confronto istituzionale.

L’attacco all’Eurofighter di Ta’if

La polemica è esplosa dopo l’attacco alla base aerea saudita di Ta’if, dove opera personale italiano e dove è stato colpito un Eurofighter F-2000 dell’Aeronautica Militare.

Anche su questo punto Crosetto respinge l’accusa di aver minimizzato l’episodio.

Il ministro afferma di aver seguito personalmente l’attacco, di averne dato comunicazione e di aver richiesto ai vertici militari ulteriori valutazioni operative sulla sicurezza del personale italiano.

«L’ho fatto di notte come di giorno, seguendo in ogni momento tutti gli sviluppi dell’attacco e sincerandomi, sempre personalmente, delle condizioni dei nostri militari», precisa nella nota.

Il punto sostenuto dalla Difesa è dunque netto: l’attacco a un velivolo italiano non equivale automaticamente all’ingresso dell’Italia in guerra, né modifica da solo la natura giuridica delle missioni nelle quali il personale italiano è inserito.

«Il Fatto mischia missioni diverse»

Crosetto contesta anche il metodo con cui il quotidiano avrebbe costruito la propria ricostruzione.

Secondo il ministro, il Fatto Quotidiano avrebbe messo insieme «dati qua e là, missioni diverse e decisioni assunte secondo precise e regolari procedure» per arrivare alla tesi di un’Italia trascinata segretamente in guerra.

Il punto è rilevante perché nel Golfo e nel Mar Rosso operano dispositivi differenti, con missioni, catene di comando e mandati distinti.

Accorpare automaticamente queste attività sotto un’unica definizione di “guerra” è esattamente ciò che Crosetto contesta.

Il nodo del Mar Rosso e di Aspides

Un altro elemento sollevato dal Fatto Quotidiano riguarda la presenza navale italiana nel Mar Rosso.

La risposta di Crosetto è particolarmente dura.

«Guido Crosetto non ha né possiede navi. Nemmeno un gommone», scrive il ministro rivolgendosi al direttore Marco Travaglio.

Le unità impiegate nel Mar Rosso, ricorda, sono della Marina Militare italiana e operano nell’ambito di ASPIDES, missione dell’Unione europea dotata di un mandato specifico.

Non si tratta quindi, secondo la ricostruzione del ministro, di navi inviate discrezionalmente dal titolare della Difesa, ma di mezzi inseriti in una missione internazionale formalmente definita.

E Crosetto riassume così il principio:

«La Difesa non è, né sarà mai, il giocattolo di un ministro».

Le Forze Armate, aggiunge, possono operare soltanto all’interno di «leggi, mandati, procedure e responsabilità precise» che coinvolgono il Parlamento.

Un quadro che BrigataFolgore.net aveva già ricostruito

La polemica odierna richiama direttamente quanto il blog del nostro network BrigataFolgore.net aveva già documentato nei mesi scorsi nell’approfondimento “Unità di Comando e Visione: come la Difesa italiana ha gestito il dossier Golfo con un tempismo strategico”.

In quell’articolo BrigataFolgore.net aveva ricostruito l’evoluzione del dispositivo italiano nella regione e il coordinamento tra Ministero della Difesa, Stato Maggiore della Difesa, COVI e Parlamento.

Il punto centrale era proprio che il dispositivo italiano non fosse stato improvvisato in risposta a una singola emergenza, ma fosse il risultato di un processo iniziato mesi prima, mentre la situazione nel Golfo andava progressivamente deteriorandosi.

Gli atti parlamentari oggi consultabili confermano almeno un dato essenziale: il tema Iran-Golfo, la sicurezza delle rotte marittime e la postura italiana nella regione erano già stati discussi formalmente nelle sedi parlamentari prima dell’attuale crisi.

Cosa sostiene invece Il Fatto Quotidiano

La replica pubblicata oggi dal Fatto Quotidiano sposta però il punto della contestazione.

Il giornale non nega l’esistenza di precedenti passaggi parlamentari, ma sostiene che le Camere avessero discusso e autorizzato le missioni prima dell’attuale escalation e che il mutamento dello scenario avrebbe reso necessario un nuovo confronto politico.

Il quotidiano richiama inoltre interrogazioni parlamentari sulla presenza dei militari italiani in Arabia Saudita che, secondo la propria ricostruzione, non avrebbero ancora ricevuto risposta.

È quindi questo il vero terreno dello scontro.

Da una parte Crosetto sostiene che le Forze Armate stiano continuando a operare all’interno di missioni e mandati regolarmente definiti e che Parlamento e Quirinale non siano stati aggirati.

Dall’altra il Fatto Quotidiano ritiene che la trasformazione dello scenario militare renda insufficienti i precedenti passaggi istituzionali.

Gli atti restano un punto fermo

Al di là della polemica politica, esiste però un elemento verificabile: il dossier Golfo è stato ripetutamente affrontato in Parlamento.

L’audizione congiunta del 2 marzo sulla situazione in Iran e nel Golfo Persico e quella del 13 maggio sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz sono atti pubblici e documentati.

Questo non risolve automaticamente la questione politica posta dal Fatto sull’opportunità di un ulteriore passaggio parlamentare dopo l’escalation, ma rende difficilmente sostenibile una rappresentazione secondo cui il dossier regionale sarebbe stato completamente sottratto alle Camere.

È esattamente su questa distinzione che si fonda la replica di Crosetto.

«Questa volta non passerò oltre»

La nota del Ministro della Difesa si chiude con parole altrettanto nette.

Crosetto riconosce che criticare Governo e ministro sia pienamente legittimo e costituisca «il sale della democrazia».

Ma considera diversa l’accusa di aver portato l’Italia segretamente in guerra, escludendo Parlamento e Quirinale.

Per il ministro non si tratta più di semplice critica politica, ma di «mistificazione politica».

«Questa volta non passerò oltre e non fingerò indifferenza», conclude Crosetto, richiamando il rispetto della Repubblica, della Costituzione e degli italiani.

Lo scontro con il Fatto Quotidiano continuerà probabilmente sul terreno politico. Sul piano documentale, però, un elemento è già chiaro: la presenza italiana e l’evoluzione della crisi nel Golfo erano da mesi oggetto di confronto nelle sedi istituzionali, ben prima che l’attacco di Ta’if riportasse il dossier al centro dell’attenzione pubblica.

Condividi

Newsletter

Resta aggiornato

Iscriviti alla newsletter di DIFESA NEWS e ricevi le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

oppure

RICEVILE PER TELEGRAM

Commenti

Nessun commento ancora. Sii il primo!

Lascia un commento

Non sarà pubblicata.

I commenti vengono moderati prima della pubblicazione.