Comandare significa Servire. Il Credo di un Vecchio Soldato

Francesco Maria CeravoloFrancesco Maria CeravoloEsercito3 ore fa114 Visualizzazioni

La gente, fuori dalle caserme, confonde spesso il comando con il potere. Si immaginano scrivanie di mogano, ordini impartiti con arroganza e il privilegio del grado.

Lasciatemi dire una cosa, dopo quarant’anni passati a sporcarmi gli scarponi nel fango dei fronti caldi: comandare non è un privilegio, è una condanna alla responsabilità.

È un paradosso crudele: per essere un vero comandante, devi essere disposto a servire fino all’ultimo dei tuoi uomini.

Se non capisci questo, hai sbagliato mestiere.

La lezione di Alessandro Magno: L’acqua non si beve da soli

Ho visto troppi ufficiali “da salotto” dimenticare la lezione di Alessandro Magno. Nel deserto della Gedrosia, Alessandro non si limitò a dire di essere un leader; lo dimostrò. Quando gli porsero quell’elmo pieno d’acqua, lui non stava facendo scena. Stava stabilendo un patto di sangue. Versando quell’acqua nella sabbia, disse ai suoi uomini: “Il mio destino è il vostro”.

Ecco, quella è l’essenza del comando. Se i tuoi uomini non mangiano, tu non mangi. Se loro sono sotto il fuoco, tu non puoi stare al riparo. La distanza gerarchica si azzera nel momento del bisogno, e se hai costruito il tuo reparto sulla dignità, quel legame diventa di acciaio temperato.

I quattro pilastri su cui ho costruito la mia vita

Non mi interessano i manuali scritti da chi non ha mai sentito il sibilo di un proiettile. L’etica militare, per chi ha visto la guerra, è roba semplice e brutale:

  1. Integrità: La tua parola è la legge. Se menti, se non sei coerente tra quello che ordini e quello che fai, hai perso il comando. La fiducia non si ordina, si conquista con l’esempio.
  2. Dovere: La Patria e la missione vengono prima del tuo ego, prima della tua carriera e, se necessario, prima della tua pelle.
  3. Umanità: La guerra è sporca, ma non è un’autorizzazione a essere bestie. Il comandante deve essere il custode della dignità umana, anche quando il mondo intorno sembra impazzito.
  4. Responsabilità Totale: Questa è la parte che toglie il sonno. Se l’operazione fallisce, la colpa è del comandante. Punto. Se ha successo, il merito è dei soldati. Chi scarica le colpe sui subalterni non è un capo, è un codardo.

In caserma: Il vero addestramento

In tempo di pace, molti perdono la bussola. Io ho sempre pensato che il tempo di pace sia il momento in cui si forgiano gli uomini che verranno salvati in guerra.

  • La disciplina: Non è una punizione per sadismo. È il linguaggio degli automatismi. Se in un momento di caos il soldato non pensa, ma reagisce, è perché glielo hai insegnato tu. E per quanto mi riguarda, se devo umiliare un uomo con un “cazziatone” pubblico, ho fallito io come formatore. Un uomo ben motivato e ben addestrato non sbaglia.
  • Welfare: Un comandante che permette che i suoi uomini dormano in caserme indegne o che non si cura delle loro famiglie, non merita il comando. Il soldato ti darà la vita in battaglia solo se sa che tu, in tempo di pace, hai lottato per la sua dignità.
  • Meritocrazia: Non ho mai avuto paura di circondarmi di gente più brava di me. Il mio orgoglio era vedere i miei ufficiali superarmi. Se sei un leader, il successo di chi hai cresciuto è la tua unica, vera medaglia.

Sotto il fuoco: Quando la nebbia inghiotte tutto

In guerra, tutto quello che hai imparato sui libri svanisce. Resta solo la solitudine. Quando le radio saltano, quando il caos è totale e i tuoi uomini ti guardano negli occhi cercando una risposta, sei solo.

  • Il rischio: Ogni ordine che dai può trasformarsi in un nome su una lapide. Per questo ogni decisione deve essere calcolata, mai dettata dalla vanità. Non si spreca la vita dei propri uomini per il prestigio personale.
  • La presenza: Non ho mai mandato nessuno dove non sarei andato io per primo. Stare lì, in prima linea, non è eroismo da cinema; è far capire ai tuoi uomini che stiamo navigando nella stessa tempesta. Se moriamo, moriamo insieme.

Comandare, alla fine, non è una scienza esatta. Non c’è un’equazione che ti dice come gestire il dolore o la paura. È un’arte che si impara col sangue, col tempo e con una coscienza che deve restare pulita, nonostante tutto.

Il comando è un peso. Ma non vorrei averne portato nessun altro.

Comandare significa Servire - il Credo di un Vecchio Soldato
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Generale di Divisione (Aus.) dei Bersaglieri dell’Esercito Italiano. Comandante del 1° Reggimento Bersaglieri in Afghanistan e del Contingente Italiano in Iraq. Decorato con la Medaglia di Bronzo e le Croci d’Argento e di Bronzo dell’Esercito. Insignito della Medaglia del Congresso degli Stati Uniti e della Medaglia d’Oro al Merito della Repubblica Francese.

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