ROMA – Al centro della missione istituzionale di due giorni in Italia compiuta dal presidente libanese Joseph Aoun figurano sia il destino della missione ONU nel sud del Paese (Unifil), la cui scadenza è fissata a fine anno, sia l’eventuale strutturazione di un contingente multinazionale alternativo. Il capo di Stato di Beirut farà tappa inizialmente nella capitale per i vertici politici e la visita in Vaticano, per poi trasferirsi a Taranto in occasione dei Giochi del Mediterraneo.
Tale mossa diplomatica intende favorire l’individuazione di una formula efficace capace di raccogliere l’eredità del dispositivo operativo dal 1978, scongiurando quello che gli organi d’informazione libanesi definiscono un rischioso “vuoto di sicurezza” nell’area.
In occasione degli incontri con Papa Leone e il Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, Aoun ha preso atto delle “marcate preoccupazioni” espresse dalla Santa Sede in merito alle difficoltà d’attuazione dell’accordo quadro tra Libano e Israele, siglato a Washington il 26 giugno scorso.
Il leader libanese ha colto l’occasione per chiedere alla Santa Sede di mantenere un’azione di pressante diplomazia nei confronti di Israele, affinché arresti le incursioni a sud e sgomberi le aree occupate. Stando alle valutazioni di Aoun, soltanto un disimpegno totale delle forze israeliane consentirà la ricostruzione e il rientro della popolazione sfollata: passaggi strettamente vincolati al ripristino della piena sovranità statale e all’attribuzione esclusiva della “scelta di pace e di guerra” al governo di Nawaf Salam, obiettivo che presuppone inevitabilmente la neutralizzazione militare di Hezbollah.
Gli sforzi dedicati alla fase successiva a Unifil devono tuttavia misurarsi con la netta chiusura manifestata da Washington e Tel Aviv:

A fronte di questo stallo negoziale — aggravato dai raid israeliani nella zona di Nabatiye e dal blocco dell’intesa relativa alle “zone pilota” — il viaggio ufficiale di Aoun a Roma assume un significato tattico di primaria importanza.
Nel corso delle tappe che vedranno Aoun a colloquio con la premier Giorgia Meloni e successivamente a Taranto per un saluto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la leadership di Beirut punta a capitalizzare la credibilità maturata dalle truppe italiane sul terreno. Considerata la diffidenza di statunitensi e israeliani verso un’impronta guidata da Parigi, l’Italia viene vista da Beirut come il partner europeo maggiormente accreditato per dialogare con le parti e assumere una posizione d’equilibrio nella futura commissione di verifica sull’applicazione delle intese.
Un nuovo ciclo di trattative dirette tra i contendenti, decisivo per riaprire i canali diplomatici in vista dell’imminente appuntamento elettorale autunnale in Israele, è programmato proprio nella capitale italiana entro le prossime due settimane.
Fonti e rassegna di riferimento:

Aoun a Roma tra diplomazia e stallo: l'Italia potenziale perno della sicurezza nel sud del Libano






