I recenti e devastanti attacchi sferrati dall’Iran contro le basi statunitensi in Medio Oriente negli ultimi mesi hanno palesato l’obsolescenza delle attuali strategie belliche. A fronte di avversari armati di missili a lungo raggio e droni, l’esercito americano sta riscoprendo un principio fondamentale: l’arte di nascondersi.
Cambiamenti nella dottrina e nel comando
Il Combined Arms Command (CAC) dell’Esercito sta modificando l’addestramento delle truppe in materia di occultamento, distanziandosi dai grandi posti di comando visti in Iraq e Afghanistan.
Le installazioni americane, ampie e facilmente individuabili, sono state bersaglio di continui assalti dall’inizio del conflitto con l’Iran:
Ad aggravare la situazione vi è il massiccio impiego di costosi missili intercettori per contrastare droni economici e missili balistici iraniani, una dinamica che ha prosciugato le scorte. Un recente rapporto del CSIS evidenzia il drastico calo registrato tra febbraio e luglio:
Durante la “Guerra al Terrore”, la totale supremazia aerea garantiva alle basi americane una funzione di santuario sicuro. Oggi, al contrario, gli avversari riescono a tracciare facilmente le firme elettromagnetiche, le tracce fisiche e i segnali visivi. Tale vulnerabilità non riguarda solo le postazioni fisse, ma anche i mezzi in movimento: ad aprile, un caccia statunitense è stato abbattuto dopo che uno sciame di droni ne aveva intercettato la posizione GPS, la velocità e la rotta, trasmettendo i dati ai comandi iraniani.
Per fronteggiare questa minaccia, l’addestramento a tutti i livelli dell’Esercito è stato aggiornato per includere la guerra elettronica e antidrone, insegnando ai soldati a gestire le proprie emissioni e a individuare al contempo le posizioni nemiche.






