
Crepuscolo in quota. Fonte Esercito Italiano.
L’evoluzione del panorama geopolitico e l’emergere di minacce sempre più articolate impongono alle Forze Armate una preparazione capace di adattarsi a scenari profondamente diversi tra loro. Oggi il successo di un’operazione dipende dalla capacità di integrare competenze specialistiche, innovazione tecnologica e interoperabilità, operando con efficacia in ambienti estremi e sfruttando le potenzialità offerte dai sistemi di nuova generazione. Per questo motivo l’Esercito Italiano continua a investire con decisione nell’addestramento, sviluppando percorsi formativi che mettono alla prova uomini e reparti in condizioni quanto più vicine possibile alla realtà operativa.
Le recenti attività concluse dalle Truppe Alpine e dall’Artiglieria testimoniano concretamente questa filosofia. Dalle vette alpine ai corsi d’acqua, fino agli scenari del campo di battaglia multidominio, ogni esercitazione contribuisce a costruire un sistema militare sempre più moderno, flessibile e pronto a intervenire sia nelle operazioni di difesa sia nel supporto alla popolazione durante le emergenze.
Il corso Mountain Warfare della Brigata Alpina “Taurinense”, l’addestramento acquatico del 2° Reggimento Genio Guastatori Alpini della Brigata “Julia” e l’esercitazione Deep Fire 1/2026 del 5° Reggimento Artiglieria Terrestre Lanciarazzi “Superga” rappresentano tre esempi diversi ma complementari di una stessa strategia: preparare il personale ad affrontare qualsiasi ambiente operativo attraverso un addestramento sempre più realistico, specialistico e tecnologicamente avanzato.
La Brigata Alpina “Taurinense” ha recentemente concluso la sessione estiva del corso Mountain Warfare, organizzata dal 3° Reggimento Alpini tra il Pinerolese, l’Alta Valle di Susa e la Valle d’Aosta. Quattro settimane di intenso addestramento hanno permesso ai militari di consolidare tutte quelle competenze indispensabili per vivere, muovere e combattere in alta quota.
Il percorso è iniziato con una rigorosa selezione che ha visto 80 candidati affrontare prove di efficienza fisica, ascensioni cronometrate con zaino e test di galleggiamento. Solo 61 militari hanno superato la fase iniziale, accedendo all’addestramento operativo.
Durante le esercitazioni gli alpini hanno effettuato pattuglie di ricognizione della durata fino a 72 ore, affrontando quotidianamente dislivelli di circa 1.500 metri con equipaggiamenti di oltre 30 chilogrammi. Le attività hanno compreso progressioni su pareti rocciose, attraversamenti di corsi d’acqua, canyon, pattugliamenti in condizioni di limitata visibilità, tiro dinamico e procedure di inserzione ed estrazione tattica.
Particolarmente significativo è stato anche l’impiego di sistemi aeromobili a pilotaggio remoto, utilizzati per la ricognizione e l’osservazione delle pattuglie durante le operazioni, confermando come anche la tradizione delle Truppe Alpine si stia evolvendo attraverso l’integrazione delle nuove tecnologie.

La preparazione in ambiente montano trova un naturale completamento nelle attività svolte dal 2° Reggimento Genio Guastatori Alpini della Brigata “Julia”, che ha concluso un articolato ciclo di addestramento acquatico sviluppato tra il lago di Caldonazzo e il fiume Adige.
I genieri alpini hanno perfezionato l’impiego di battelli pneumatici e imbarcazioni a chiglia rigida, svolgendo esercitazioni dedicate alla navigazione tattica, all’allestimento operativo di ponti, alle infiltrazioni di assetti specialistici, agli attracchi su sponde non preparate e alle procedure di autosoccorso e recupero.
Il programma è stato ulteriormente arricchito dalla collaborazione con il Corpo Permanente dei Vigili del Fuoco di Trento, con il quale sono state condivise tecniche operative e attività addestrative, oltre a corsi specialistici di salvataggio in acqua torrentizia ispirati alle tecniche del canyoning e del rafting. Le competenze acquisite sono state successivamente impiegate anche durante le tradizionali Feste Vigiliane, garantendo il monitoraggio dei livelli idrometrici e contribuendo alla sicurezza delle manifestazioni fluviali.
Se gli Alpini rappresentano l’eccellenza dell’Esercito negli ambienti naturali più complessi, il 5° Reggimento Artiglieria Terrestre Lanciarazzi “Superga” incarna l’evoluzione delle capacità di fuoco nel moderno scenario multidominio.
La recente Deep Fire 1/2026 ha coinvolto circa 250 militari appartenenti a venti reparti dell’Esercito Italiano e dell’Aeronautica Militare, impegnati per due settimane in un’intensa attività addestrativa sviluppata contemporaneamente sul terreno e nell’ambiente simulato.

Le batterie lanciarazzi hanno operato in uno scenario a partiti contrapposti, verificando prontezza operativa, resilienza e capacità di sopravvivenza, sotto il coordinamento dei Joint Fire Support Element (JFSE) e con il supporto del Comando della Multinational Division South e del Comando Artiglieria.
Uno degli aspetti più innovativi dell’esercitazione è stato l’impiego estensivo di sistemi unmanned e delle più recenti tecnologie di comando e controllo. L’integrazione tra droni, sensori, osservatori avanzati e capacità di fuoco ha consentito di affinare i processi di targeting, aumentando precisione, rapidità decisionale e coordinamento tra le diverse componenti operative.
La Deep Fire 1/2026 ha inoltre rappresentato un vero laboratorio di innovazione, nel quale sono state sperimentate le nuove capacità tecnologiche introdotte in Forza Armata e la loro integrazione con le procedure operative esistenti, confermando il ruolo strategico del 5° Reggimento “Superga” nello sviluppo dell’artiglieria italiana.
Osservate nel loro insieme, queste tre attività delineano con chiarezza la direzione intrapresa dall’Esercito Italiano. Montagna, ambiente acquatico e capacità di fuoco a lunga gittata non costituiscono realtà separate, ma elementi di un unico sistema addestrativo orientato alla costruzione di reparti sempre più preparati, tecnologicamente avanzati e interoperabili. Una preparazione che rafforza la capacità di operare con efficacia tanto nelle missioni internazionali quanto nelle attività di supporto al Paese, confermando come formazione, specializzazione e innovazione rappresentino oggi i pilastri fondamentali dello strumento militare nazionale.






