Il fallimento dei negoziati e il tramonto di ogni opzione diplomatica riportano al centro del dibattito globale l’incubo di una chiusura dello Stretto di Hormuz. Per i Pasdaran (il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica), il controllo di questo corridoio non è solo una missione di difesa, ma una leva di ricatto globale. Senza un accordo di pace, la dottrina della “difesa asimmetrica” diventa l’unico scenario operativo. Ecco come, tecnicamente, l’Iran si prepara a sigillare il passaggio.
A differenza della marina regolare iraniana (Artesh), la marina dei Pasdaran è progettata per il combattimento rapido, brutale e non convenzionale. La loro strategia si basa sul concetto di area denial (A2/AD): impedire l’accesso a chiunque.
Il primo atto del blocco sarebbe invisibile. I Pasdaran dispongono di migliaia di mine navali di fabbricazione russa, cinese e indigena.

I Pasdaran hanno trasformato motoscafi civili e sportivi in macchine da guerra.
Lungo tutta la costa iraniana e sulle isole fortificate (Abu Musa, Grande e Piccola Tunb), i Pasdaran hanno scavato tunnel e bunker.

L’efficacia del blocco iraniano si basa su una combinazione coordinata di tre asset chiave che agiscono su diversi livelli operativi.
In primo luogo, il ruolo dei sottomarini tascabili di classe Ghadir è fondamentale per l’occultamento: queste unità sono progettate specificamente per tendere agguati in acque basse, dove i grandi sonar dei cacciatorpediniere faticano a distinguere lo scafo dal fondale roccioso, permettendo il siluramento occulto di navi di passaggio.
Parallelamente, i Pasdaran impiegano sofisticati sistemi di guerra elettronica per manipolare i segnali GPS e i sistemi di identificazione automatica (AIS). Questo permette un dirottamento “silenzioso”, portando le navi mercantili fuori rotta o forzandole a entrare nelle acque territoriali iraniane senza che l’equipaggio se ne renda conto immediatamente.
Infine, il controllo fisico del canale di transito è garantito dall’artiglieria costiera. Posizionate in bunker fortificati, queste batterie creano un vero e proprio fuoco di sbarramento che rende impossibile la navigazione sicura attraverso lo stretto, trasformando l’intera area in una “zona della morte” per qualsiasi imbarcazione non autorizzata.

Senza un accordo di pace, l’Iran vede nello Stretto di Hormuz la sua unica vera polizza assicurativa contro le sanzioni o un attacco diretto. I Pasdaran non cercano una vittoria navale classica contro la Marina degli Stati Uniti; il loro obiettivo è rendere il rischio assicurativo inaccettabile.
Se una sola petroliera venisse affondata, i premi assicurativi renderebbero il trasporto di greggio dal Golfo Persico economicamente impossibile. In questo scenario, lo stretto sarebbe “chiuso” di fatto, anche senza un blocco fisico permanente, innescando uno shock energetico senza precedenti che colpirebbe istantaneamente le economie di Europa e Asia.






