Il Pentagono ha ordinato alla portaerei USS Gerald R. Ford (CVN-78) e al suo Carrier Strike Group di ridispiegarsi verso i mari dell’America Latina per rafforzare le capacità di sorveglianza, deterrenza e contrasto ai traffici illeciti nell’area del SOUTHCOM. La decisione rappresenta un salto di livello nella presenza navale statunitense già aumentata nelle ultime settimane nei Caraibi e al largo del Venezuela.
La Ford ha lasciato l’Adriatico (era ormeggiata in Croazia) per dirigersi verso ovest; il gruppo si unirà a circa 14 unità Usa già in teatro, inclusa l’Amphibious Ready Group della USS Iwo Jima con 4.500 tra marinai e Marines.
STATEMENT:
— Sean Parnell (@SeanParnellASW) October 24, 2025
In support of the President’s directive to dismantle Transnational Criminal Organizations (TCOs) and counter narco-terrorism in defense of the Homeland, the Secretary of War has directed the Gerald R. Ford Carrier Strike Group and embarked carrier air wing to the U.S.…
Dall’inizio di settembre gli Stati Uniti hanno condotto almeno dieci (poi undici) attacchi contro motoscafi sospetti, con almeno 40+ morti complessivi secondo i conteggi di stampa; l’ultimo, notturno, avrebbe colpito un mezzo attribuito alla gang Tren de Aragua. Washington inquadra queste azioni come parte di un conflitto armato contro i narcotrafficanti; giuristi e parte del Congresso sollevano dubbi su basi legali e trasparenza.
In parallelo, l’US Air Force ha proiettato bombardieri B-1B fin sotto costa venezuelana, terza dimostrazione in poche settimane, segnalando un chiaro messaggio strategico a Nicolás Maduro, su cui pende una ricompensa statunitense di 50 milioni di dollari, e agli attori regionali.

La dottrina è in evoluzione tanto quanto lo strumento. Il Presidente Trump ha qualificato i cartelli come “combattenti illegali” e ha definito con chiarezza un conflitto armato con tali organizzazioni, ricalcando la base legale post-11 settembre.
La scelta apre un fronte di dibattito a Washington: membri di entrambi i partiti chiedono maggiore scrutinio parlamentare, temono la deriva di mission creep e invocano trasparenza sui criteri di targeting.
La Casa Bianca non parla di dichiarazione di guerra, ma rivendica la legittimità dell’uso mirato della forza contro chi “porta droga nel Paese”.

La timeline di trasferimento della Ford non è stata comunicata e non è detto che l’intero gruppo di scorta si ricongiunga nel nuovo teatro. Contano gli effetti: maggiore copertura ISR sulle rotte caraibiche e pacifiche, più capacità di interdizione marittima, un perno C2 capace di integrare rapidamente assetti alleati nella regione. Se il ritmo degli strike resterà elevato e se la finestra operativa nel Pacifico verrà consolidata, la campagna passerà dalla fase “raid-driven” a una persistenza che soltanto una super-carrier può garantire.
Dal profilo tattico—scoperta, tracciamento, ingaggio—al profilo strategico—pressione su Caracas, richiesta di allineamento regionale—la Marina USA ha scelto di fare rumore. E, in mare, il rumore di una portaerei si sente lontano.

Washington annuncia l’invio della più grande portaerei del mondo nell’area di responsabilità dello U.S. Southern Command. La mossa arriva mentre prosegue la campagna di strike contro imbarcazioni sospettate di traffico di droga nel Caribe e nel Pacifico orientale (U.S. Navy photo by Mass Communication Specialist 2nd Class Maxwell Orlosky)






