Le avanzate ucraine nell’oblast di Dnipropetrovsk stanno mettendo sotto crescente pressione il dispositivo russo nei settori di Oleksandrivka e Hulyaipole, con effetti che vanno oltre il semplice dato territoriale. Dalla fine di gennaio fino al 10 marzo 2026, le forze di Kyiv avrebbero liberato oltre 400 chilometri quadrati in due direttrici separate, imponendo a Mosca un progressivo rallentamento delle operazioni offensive.
Negli ultimi giorni, secondo l’analista militare ucraino Kostyantyn Mashovets, le truppe ucraine hanno realizzato ulteriori penetrazioni tattiche: sono entrate a Sichneve, hanno raggiunto la periferia orientale di Voskresenska, avanzato verso Novoivanivka, fatto ingresso nel settore sud-orientale di Novomykolaivka e conquistato Rybne. Le stesse valutazioni indicano inoltre la probabile liberazione di Sichneve e Vorone.
Nel settore a est del fiume Vovcha, elementi della 39ª Brigata fucilieri motorizzati russa potrebbero essere costretti a ripiegare verso la linea Voskresenka-Maliivka per reggere l’urto delle controffensive ucraine. Un altro elemento rilevante è l’avvicinamento ucraino alla strada Hulyaipole-Velyka Novosilka: pur senza averla ancora oltrepassata, Kyiv sarebbe arrivata a circa due chilometri dall’asse viario, rendendone di fatto più complesso l’utilizzo logistico per le forze russe.

Il segnale più importante emerso nelle ultime settimane è il mutamento della postura russa nel settore di Oleksandrivka. Secondo Mashovets, le forze di Mosca avrebbero abbandonato la priorità offensiva per passare a una difesa attiva, con l’obiettivo di contenere l’iniziativa ucraina. Questo elemento coincide con il rallentamento del ritmo delle operazioni terrestri russe osservato nell’area.
Anche a nord-ovest di Hulyaipole le forze ucraine stanno mantenendo la pressione. Le unità di Kyiv avrebbero raggiunto la periferia orientale di Hirke, quella occidentale di Staroukrainka, mentre diversi gruppi d’assalto sarebbero entrati a Svyatopetrivka. I reparti della 5ª Armata interarmi russa, impegnati in quell’area, non sarebbero riusciti a ripristinare pienamente la situazione tattica precedente alle controffensive ucraine.
Pur continuando a mantenere un certo livello di attività offensiva, i russi stanno avanzando molto lentamente: il ritmo stimato si è ridotto a meno di 1,2-1,5 chilometri alla settimana a ovest di Hulyaipole. Se la pressione ucraina dovesse continuare, le retrovie delle forze russe impegnate nel settore potrebbero diventare più vulnerabili, costringendo il comando del Gruppo di forze orientale a spostare l’attenzione dalla spinta offensiva alla necessità di difendere le aree minacciate.
In parallelo, le controffensive ucraine stanno spingendo Mosca a rischierare uomini e mezzi da altri tratti del fronte e, con ogni probabilità, anche dalle riserve operative. Sono stati segnalati movimenti di elementi della 40ª Brigata di fanteria navale e della 120ª Divisione di fanteria navale verso i settori di Oleksandrivka e Hulyaipole. Ancora più indicativa è la possibile riapparizione del 656° Reggimento fucilieri motorizzati, unità che non risultava osservata sul campo dall’agosto 2025 e che potrebbe essere stata finora mantenuta in riserva per future offensive.
Il significato operativo di questi segnali è chiaro: la pressione ucraina in Dnipropetrovsk rischia di costringere la Russia a scegliere tra la difesa delle aree minacciate e l’allocazione di risorse per nuove operazioni offensive altrove. In questo senso, le controffensive ucraine potrebbero compromettere o almeno rallentare la preparazione della prevista offensiva russa della primavera-estate 2026.

Sul piano politico-diplomatico, il Cremlino continua a mantenere una linea rigidissima. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha ribadito che Mosca non è disposta a concludere la guerra neppure nel caso in cui l’Ucraina accettasse le cosiddette “realtà sul terreno” e cedesse integralmente il Donbas. Lavrov ha inoltre definito il governo ucraino democraticamente eletto come una delle “cause profonde” del conflitto e ha descritto eventuali contingenti europei di peacekeeping in territorio controllato da Kyiv come “forze di occupazione”.
Queste dichiarazioni confermano che la Russia continua a subordinare qualsiasi eventuale intesa al riconoscimento dell’intero pacchetto delle sue richieste massimaliste: neutralità ucraina, limitazioni militari strutturali, riduzione della capacità difensiva di Kyiv e sostanziale ridefinizione dell’attuale assetto politico ucraino. In altre parole, Mosca continua a rifiutare un compromesso che non coincida con una profonda subordinazione strategica dell’Ucraina.
Sul fronte interno, intanto, emergono segnali di ulteriore irrigidimento. Secondo fonti russe, il ministero della Difesa avrebbe ordinato ai militari di non utilizzare più Telegram, minacciando il trasferimento nei reparti d’assalto per chi non si adegua. Una misura che, se confermata, potrebbe avere ricadute dirette su comando, controllo e comunicazioni, dato il largo utilizzo della piattaforma nelle attività operative sul fronte.
Parallelamente, le autorità russe starebbero anche limitando l’accesso a Telegram sul piano domestico, in particolare nelle grandi aree urbane come Mosca e San Pietroburgo, dove sono state registrate migliaia di segnalazioni di disservizi. Il quadro suggerisce che il Cremlino stia intensificando la propria campagna di controllo informativo e censura interna, nel tentativo di rafforzare la tenuta del sistema mentre la guerra continua a imporre costi crescenti, sia sul campo sia sul piano politico.






