Dopo gli interventi su Leoncavallo a Milano e Askatasuna a Torino, al Ministero dell’Interno si prepara una nuova fase di interventi sulle occupazioni. Al centro ci sarebbe una mappatura di 126 realtà ancora da liberare su tutto il territorio nazionale. La linea politica rivendicata dal ministro Matteo Piantedosi si muove su due binari: progressività per le occupazioni di lunga data e intervento rapido per quelle più recenti.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, Piantedosi avrebbe chiarito che per gli immobili occupati da anni le procedure proseguono “secondo un ordine progressivo stabilito dalle prefetture”, mentre per le nuove occupazioni abusive l’indicazione operativa sarebbe lo sgombero in tempi strettissimi: entro 24 ore.
Sul piano amministrativo, questa impostazione si innesta su indirizzi già richiamati in passato: una direttiva del 10 agosto 2023 indicava, tra le misure, la ricognizione degli immobili abbandonati a rischio occupazione e il coordinamento tra forze di polizia e livelli locali.

Il dato “126” è quello più ricorrente, ma non è l’unico che circola: alcune ricostruzioni parlano di un piano per 127 sgomberi, mentre un precedente articolo citava 128 spazi. Le discrepanze possono dipendere da aggiornamenti del dossier, da criteri diversi di conteggio (solo “centri sociali” vs immobili/luoghi ritenuti di rilievo), o da casi entrati e usciti dall’elenco nel tempo.
Nella ricostruzione più citata, la distribuzione regionale dei 126 immobili sarebbe la seguente:

Una lista integrale e verificabile “dei 126” non risulta pubblicata per intero; nelle cronache compaiono però alcuni nomi esplicitamente citati.
Roma (snodo più delicato)
Milano
Dopo Leoncavallo, tra i luoghi citati come “attenzionati” in ricostruzioni giornalistiche:
Torino e area metropolitana
Bologna (da occupazione a gestione tramite bando)
Catania (caso controverso)

Il punto politico e quello sociale
Il dossier incrocia due piani: da un lato ordine pubblico e legalità, con una linea di “tolleranza zero”; dall’altro la gestione delle fragilità, perché in alcuni stabili vivono anche famiglie e minori e, prima degli sgomberi più complessi, viene spesso ipotizzato un censimento per valutare vulnerabilità e possibili soluzioni alternative. Nel dibattito pesa anche il quadro normativo, con una stretta in materia di sicurezza pubblica richiamata nel 2025 come possibile acceleratore in alcune fattispecie.

Sgomberi, la mappa del Viminale: 126 immobili nel mirino, anche CasaPound






