Primosole 1943: quando Paracadutisti britannici e tedeschi combatterono per il ponte sul Simeto

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Nella notte tra il 13 e il 14 luglio 1943, centinaia di paracadutisti britannici si prepararono a lanciarsi sulla piana di Catania.

Il loro obiettivo era apparentemente semplice: conquistare intatto il ponte di Primosole, impedire alle forze dell’Asse di distruggerlo e mantenerne il possesso fino all’arrivo delle unità terrestri dell’VIII Armata britannica.

Il piano, denominato Operazione Fustian, avrebbe dovuto aprire agli Alleati la strada verso Catania. Ma quasi nulla si svolse come previsto.

Gli aerei da trasporto furono investiti dal fuoco contraereo, anche alleato, le formazioni si dispersero e numerosi paracadutisti finirono lontano dalle zone assegnate. I reparti britannici che riuscirono a raggiungere il ponte si trovarono isolati, con poche munizioni e quasi privi di armi pesanti.

Ad attenderli non c’erano soltanto reparti italiani.

Nelle ore immediatamente precedenti erano arrivati nella stessa area anche elementi della 1. Fallschirmjäger-Division tedesca. Il ponte sul Simeto divenne così il teatro di un evento raro nella storia militare: uno scontro diretto tra paracadutisti britannici e tedeschi, entrambi giunti sul campo di battaglia attraverso il cielo.

Primosole 1943: quando Paracadutisti britannici e tedeschi combatterono per il ponte sul Simeto
Paracadutisti britannici sistemano le imbracature prima di un’esercitazione aviotrasportata. L’immagine documenta le procedure di preparazione al lancio adottate dalle truppe aviotrasportate britanniche durante la Seconda guerra mondiale. Foto di Jim Mapham e Bert Hardy, fotografi ufficiali del War Office. Imperial War Museums, catalogo H 37730, War Office Second World War Official Collection.

La Sicilia dopo lo sbarco alleato

Il 10 luglio 1943 gli Alleati avevano dato inizio all’Operazione Husky, l’invasione della Sicilia.

Le forze britanniche dell’VIII Armata, comandata dal generale Bernard Montgomery, erano sbarcate lungo il settore sudorientale dell’isola. Il loro compito era avanzare verso nord, conquistare Siracusa, Augusta e Catania e proseguire successivamente verso Messina.

L’avanzata iniziale fu rapida, ma il terreno siciliano favoriva la difesa.

Ponti, corsi d’acqua, canali, strade strette e rilievi consentivano alle forze italiane e tedesche di rallentare il movimento delle colonne britanniche. La piana di Catania era protetta a sud dal fiume Simeto e da una serie di ostacoli naturali e artificiali.

Il ponte di Primosole rappresentava il principale attraversamento lungo la strada costiera tra Lentini e Catania. Era una struttura metallica lunga circa 120 metri, posta lungo la Strada statale 114, a pochi chilometri dalla città.

Conquistarlo intatto avrebbe permesso all’VIII Armata di superare rapidamente il Simeto e irrompere nella piana di Catania. Perderlo o trovarlo distrutto avrebbe invece costretto i britannici a organizzare un attraversamento sotto il fuoco nemico, rallentando l’intera offensiva.

Primosole 1943: quando Paracadutisti britannici e tedeschi combatterono per il ponte sul Simeto
Mappa dello sbarco anfibio alleato in Sicilia del 10 luglio 1943, avviato nell’ambito dell’Operazione Husky. La carta mostra le direttrici previste per le forze britanniche e statunitensi, le principali aree di sbarco e lo schieramento delle unità italiane e tedesche presenti sull’isola. Fonte: United States Military Academy.

Operazione Fustian

L’incarico di conquistare il ponte venne affidato alla 1st Parachute Brigade britannica, appartenente alla 1st Airborne Division e comandata dal brigadiere Gerald Lathbury.

La brigata comprendeva:

  • il 1st Parachute Battalion;
  • il 2nd Parachute Battalion;
  • il 3rd Parachute Battalion;
  • elementi esploranti della 21st Independent Parachute Company;
  • genieri, artiglieri anticarro e personale sanitario;
  • una componente trasportata su alianti.

Il piano prevedeva che i paracadutisti atterrassero su entrambi i lati del Simeto, occupassero il ponte, neutralizzassero le cariche esplosive predisposte per la demolizione e formassero un perimetro difensivo.

A sud del ponte, il 2nd Battalion avrebbe dovuto conquistare tre piccoli rilievi identificati nelle mappe britanniche come Johnny I, Johnny II e Johnny III. A nord, altre unità avrebbero impedito l’arrivo dei rinforzi dell’Asse da Catania.

Una volta consolidata la posizione, i paracadutisti avrebbero atteso il ricongiungimento con la 50th Northumbrian Infantry Division, che stava avanzando da sud.

Era un piano ambizioso, fondato però su una condizione essenziale: le forze aviotrasportate e quelle terrestri avrebbero dovuto coordinarsi con precisione.

Quella condizione venne meno fin dalle prime ore.

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Un mezzo da recupero Scammell e diversi veicoli distrutti o abbandonati all’estremità meridionale del ponte di Primosole, in Sicilia, nel luglio 1943. Sullo sfondo sono visibili anche i relitti degli alianti impiegati durante l’Operazione Fustian. Foto del maggiore Wilfred Herbert James Sale. © National Army Museum, NAM. 1975-03-63-13-197.

Il disastro nei cieli siciliani

L’operazione venne compromessa già durante il volo verso l’obiettivo.

La formazione decollata dalle basi del Nord Africa era composta principalmente da Douglas C-47 Skytrain, affiancati da velivoli della Royal Air Force e da aerei incaricati di trainare gli alianti. Dopo aver attraversato il Mediterraneo durante la notte, i trasporti raggiunsero uno spazio aereo estremamente congestionato, percorso da numerosi velivoli alleati e investito dal fuoco delle artiglierie contraeree e navali.

Pochi giorni prima, durante altre operazioni aviotrasportate in Sicilia, il fuoco amico aveva già provocato perdite gravissime tra gli aerei da trasporto statunitensi.

Anche la formazione diretta a Primosole venne colpita da una combinazione di contraerea tedesca, italiana e alleata. Alcuni velivoli furono abbattuti, altri danneggiati e altri ancora costretti a interrompere la missione. Numerosi piloti effettuarono manovre evasive e sganciarono i paracadutisti lontano dalle zone di lancio previste.

Uomini, armi e materiali finirono così dispersi su un’area molto vasta. Alcuni paracadutisti atterrarono a chilometri dal ponte; altri caddero in zone controllate dal nemico, nei campi, nei canali o nelle immediate vicinanze delle postazioni dell’Asse.

Soltanto una parte della brigata riuscì a riunirsi nei pressi dell’obiettivo. Secondo le ricostruzioni, nelle prime ore raggiunsero il ponte poco meno di 300 uomini, una forza nettamente inferiore a quella prevista dal piano operativo.

Primosole 1943: quando Paracadutisti britannici e tedeschi combatterono per il ponte sul Simeto
Due velivoli da trasporto Douglas C-47 Skytrain dell’81st Troop Carrier Squadron dell’USAAF, carichi di paracadutisti, volano verso la Francia meridionale durante l’Operazione Dragoon, il 15 agosto 1944. Foto: U.S. Air Force.

I Fallschirmjäger arrivati poche ore prima

La presenza dei paracadutisti tedeschi fu uno degli elementi decisivi della battaglia.

La 1. Fallschirmjäger-Division, comandata dal generale Richard Heidrich, era stata trasferita in Sicilia per rinforzare le difese dell’Asse. Parte della divisione arrivò per via aerea nell’area di Catania proprio nelle ore precedenti il lancio britannico.

Tra queste unità vi era il battaglione mitraglieri paracadutisti comandato dal maggiore Werner Schmidt.

Gli uomini di Schmidt erano atterrati nei pressi di Catania durante un’incursione aerea alleata. Alcuni mezzi e armi anticarro erano andati distrutti, costringendo il reparto a muoversi a piedi verso Primosole.

Il comandante tedesco comprese immediatamente l’importanza del ponte. I suoi uomini si schierarono a sud dell’attraversamento, predisponendo postazioni con mitragliatrici e mortai.

Quando, nella notte, dal cielo iniziarono a scendere i paracadutisti britannici, i Fallschirmjäger erano già nella zona e stavano organizzando la difesa.

Lo scontro tra le due forze aviotrasportate non era stato pianificato da nessuna delle parti. Fu il risultato di una coincidenza operativa straordinaria: britannici e tedeschi vennero inviati quasi simultaneamente sullo stesso punto decisivo del campo di battaglia.

Primosole 1943: quando Paracadutisti britannici e tedeschi combatterono per il ponte sul Simeto
Paracadutisti tedeschi del Fallschirmjäger-Regiment 1, appartenente alla 1. Fallschirmjäger-Division, sull’aeroporto di Fornebu, nei pressi di Oslo, nell’aprile 1940. La fotografia, scattata durante la campagna di Norvegia, documenta una delle prime grandi operazioni aviotrasportate condotte dalle forze tedesche nella Seconda guerra mondiale. Foto di Willi Ruge. Bundesarchiv, Bild 101I-757-0023-32.

La conquista del ponte

Nonostante la dispersione del lancio, piccoli gruppi britannici riuscirono a raggiungere l’obiettivo.

Gli uomini del 1st Parachute Battalion, comandato dal tenente colonnello Alastair Pearson, assalirono le postazioni attorno al ponte e neutralizzarono le sentinelle. I genieri britannici individuarono e rimossero le cariche predisposte per la demolizione.

Entro le prime ore del 14 luglio il ponte era nelle mani dei britannici.

A sud, circa 140 uomini del 2nd Parachute Battalion occuparono i rilievi Johnny, catturando centinaia di soldati italiani. Il 3rd Battalion, invece, era stato disperso in modo particolarmente grave e soltanto pochi suoi elementi riuscirono a raggiungere l’area.

Alle 4:30 circa del mattino, il ponte era ancora intatto e sotto controllo britannico.

Da un punto di vista strettamente tattico, la prima parte della missione era riuscita. Una forza ridotta e disorganizzata aveva raggiunto l’obiettivo e impedito la distruzione dell’attraversamento.

Il problema era mantenerlo.

Primosole 1943: quando Paracadutisti britannici e tedeschi combatterono per il ponte sul Simeto
Un Bren Gun Carrier britannico avanza dal ponte di Primosole verso la piana di Catania durante la campagna di Sicilia del 1943. Il ponte sul Simeto rappresentava un passaggio decisivo lungo la direttrice dell’avanzata alleata verso Catania e Messina. Foto del sergente Gladstone, No. 2 Army Film & Photographic Unit. Imperial War Museums, fotografia NA 5281, War Office Second World War Official Collection.

Il contrattacco dell’Asse

All’alba del 14 luglio, i Fallschirmjäger iniziarono a reagire.

Le mitragliatrici e i mortai tedeschi aprirono il fuoco sulle posizioni britanniche a sud del ponte. Altri reparti tedeschi e italiani confluirono progressivamente nell’area.

La battaglia non vide quindi soltanto il confronto tra i due reparti paracadutisti. Alla difesa parteciparono anche unità costiere italiane, artiglieri, reparti motociclisti ed elementi del 10° Reggimento Arditi, che effettuarono attacchi contro le posizioni britanniche.

Le fonti britanniche del dopoguerra hanno talvolta ridimensionato il ruolo italiano, concentrandosi soprattutto sul duello tra i “Red Devils” britannici e i “Green Devils” tedeschi. Le ricostruzioni più complete mostrano invece un campo di battaglia complesso, nel quale diversi reparti italiani continuarono a combattere e a sostenere la difesa del ponte.

I paracadutisti britannici resistettero per ore, respingendo gli attacchi e combattendo da posizioni isolate. Ma le munizioni diminuivano rapidamente e le perdite aumentavano.

Non disponevano di un adeguato sostegno di artiglieria, avevano pochissime armi anticarro e non potevano contare sull’arrivo immediato dei rinforzi.

I soccorsi che non arrivavano

La 50th Northumbrian Infantry Division avrebbe dovuto raggiungere Primosole rapidamente da sud. La sua avanzata venne però rallentata dalla resistenza dell’Asse, dalle demolizioni e dai combattimenti per altri attraversamenti.

Uno degli ostacoli principali era il ponte di Malati, più a sud, che avrebbe dovuto essere conquistato dal No. 3 Commando.

Anche questa operazione incontrò una resistenza molto più forte del previsto. I commandos britannici furono attaccati da reparti italiani del gruppo tattico Carmito e dovettero abbandonare temporaneamente la posizione.

La conseguenza fu decisiva: le forze terrestri britanniche non riuscirono a raggiungere Primosole nei tempi stabiliti.

I paracadutisti sul Simeto continuavano a sentire in lontananza il rumore dei combattimenti e dei mezzi corazzati, ma i rinforzi non comparivano.

Il piano aviotrasportato si stava trasformando in una battaglia di sopravvivenza.

Il ripiegamento britannico

Nel pomeriggio del 14 luglio la situazione divenne insostenibile.

I tedeschi aumentarono la pressione e raccolsero per il contrattacco tutto il personale disponibile, compresi conducenti, specialisti e uomini dei servizi logistici.

I britannici erano stanchi, dispersi e quasi privi di munizioni. Il perimetro attorno al ponte diventava sempre più difficile da difendere.

Il tenente colonnello Pearson decise quindi di arretrare.

Non fu una fuga disordinata, ma un ripiegamento tattico. Gli uomini attraversarono il ponte e si schierarono più a sud, cercando di mantenere il controllo degli accessi e di impedire ai tedeschi di utilizzare liberamente l’attraversamento.

I britannici avevano conquistato il ponte, lo avevano difeso per gran parte della giornata e ne avevano impedito la demolizione. Ma senza l’arrivo delle forze terrestri non erano più in grado di mantenerne il possesso diretto.

L’arrivo della fanteria britannica

Nelle prime ore del 15 luglio, le avanguardie della 50th Northumbrian Division raggiunsero finalmente l’area.

Il ricongiungimento non determinò però la conclusione immediata della battaglia. Il ponte e la riva settentrionale del Simeto erano ancora battuti dal fuoco tedesco e italiano.

Il compito di riconquistare stabilmente l’attraversamento ricadde principalmente sui battaglioni della Durham Light Infantry, sostenuti dai carri del 44th Royal Tank Regiment.

Il 9th Battalion Durham Light Infantry tentò ripetutamente di avanzare sul ponte. I fanti britannici dovettero attraversare uno spazio stretto, completamente esposto alle mitragliatrici, ai mortai e alle armi anticarro nemiche.

I primi assalti furono respinti con perdite pesanti.

Alcuni carri Sherman riuscirono a raggiungere o superare il ponte, ma furono colpiti dal fuoco delle armi tedesche. Senza protezione corazzata, la fanteria dovette nuovamente ripiegare.

Il 9th Durham Light Infantry subì circa cento perdite durante gli attacchi, tra cui oltre trenta caduti.

Attraversare il Simeto sotto il fuoco

La svolta arrivò attraverso una combinazione di pressione frontale e manovra laterale.

Mentre il 9th Battalion continuava ad attaccare nella zona del ponte, il tenente colonnello Pearson guidò elementi dell’8th Durham Light Infantry verso un guado sul Simeto.

Le compagnie attraversarono il fiume lontano dall’asse principale, riuscendo a stabilire una testa di ponte sulla riva settentrionale.

La manovra minacciò il fianco delle posizioni tedesche.

Nel frattempo, problemi di comunicazione contribuirono al ripiegamento di alcuni reparti dell’Asse. Una parte dei genieri paracadutisti tedeschi lasciò le proprie posizioni, consentendo ai britannici di consolidarsi all’estremità meridionale del ponte.

Nella notte tra il 15 e il 16 luglio, dopo ulteriori combattimenti, i britannici riuscirono finalmente a stabilire il controllo dell’attraversamento e della sponda settentrionale.

Il ponte di Primosole era stato conquistato.

Primosole 1943: quando Paracadutisti britannici e tedeschi combatterono per il ponte sul Simeto
Genieri britannici riparano i danni al ponte di Primosole sul fiume Simeto dopo la sua conquista, nel luglio 1943. Il controllo dei ponti di Primosole e Malati era essenziale per consentire l’avanzata britannica nella piana di Catania e impedirne la distruzione da parte delle forze dell’Asse in ritirata. Foto del sergente Gladstone, No. 2 Army Film & Photographic Unit. Imperial War Museums.

Una vittoria pagata a caro prezzo

Dal punto di vista operativo, l’Operazione Fustian raggiunse il proprio obiettivo principale: il ponte non venne distrutto e rimase infine nelle mani britanniche.

Ma il costo fu elevatissimo.

Le cifre variano a seconda delle fonti e dei criteri adottati. Le stime comunemente riportate attribuiscono alla 1st Parachute Brigade circa 141 morti e 168 feriti o dispersi nell’intera operazione. Soltanto una parte degli uomini lanciati riuscì a raggiungere il ponte; molti furono uccisi, catturati o rimasero isolati lontano dall’obiettivo.

Anche i battaglioni della Durham Light Infantry subirono perdite pesanti durante gli assalti successivi.

Le perdite tedesche e italiane sono più difficili da determinare con precisione.

Dal punto di vista strategico, inoltre, la conquista del ponte non produsse l’immediato sfondamento sperato. La resistenza dell’Asse sulla piana di Catania continuò e l’avanzata britannica rimase lenta.

L’VIII Armata non riuscì a prendere rapidamente Catania attraverso la direttrice costiera. La città sarebbe stata evacuata dalle forze dell’Asse soltanto all’inizio di agosto, nell’ambito del ripiegamento generale verso Messina.

Il ruolo dei reparti italiani

La narrazione della battaglia si è concentrata a lungo quasi esclusivamente sui paracadutisti britannici e tedeschi.

I reparti italiani presenti nella zona vengono spesso descritti come forze costiere rapidamente sopraffatte. La realtà fu meno uniforme.

Alcune unità si disgregarono durante il lancio britannico o vennero catturate in massa. Altre continuarono invece a combattere, partecipando ai contrattacchi e sostenendo le posizioni dell’Asse.

Tra i reparti coinvolti figuravano elementi della 213ª Divisione costiera, artiglieri, compagnie motociclisti e uomini del 10° Reggimento Arditi.

In alcuni settori, unità italiane mantennero le posizioni anche dopo il ripiegamento dei reparti tedeschi, rischiando di rimanere isolate.

Riconoscere questo contributo non significa modificare l’esito della battaglia, ma restituire al combattimento la sua reale dimensione: Primosole non fu soltanto uno scontro anglo-tedesco combattuto sul territorio italiano, ma una battaglia della campagna di Sicilia alla quale presero parte, con risultati differenti, anche reparti del Regio Esercito.

Il ponte dopo la battaglia

Una volta conquistato, il ponte dovette essere riparato.

I bombardamenti e i combattimenti avevano danneggiato la carreggiata, ma la struttura metallica principale era rimasta in piedi. I Royal Engineers britannici lavorarono per liberare il piano stradale dalle macerie e rendere nuovamente transitabile l’attraversamento.

Le immagini dell’epoca mostrano soldati e mezzi britannici sul ponte, tra travi metalliche, crateri e cemento frantumato.

Il valore dell’obiettivo appariva evidente: quella struttura rappresentava il passaggio obbligato per uomini, carri armati, artiglieria e rifornimenti diretti verso la piana di Catania.

Perché ricordare Primosole

La battaglia del ponte di Primosole rimane meno conosciuta rispetto ad Arnhem, alla Normandia o alla battaglia di Montecassino.

Eppure rappresenta uno degli episodi più significativi della storia delle truppe aviotrasportate.

A Primosole si concentrarono, in pochi chilometri e in meno di quattro giorni, quasi tutti gli elementi che avrebbero caratterizzato le grandi operazioni aviotrasportate della Seconda guerra mondiale:

  • l’attacco in profondità;
  • la sorpresa iniziale;
  • la dispersione durante il lancio;
  • la perdita delle armi pesanti;
  • l’isolamento degli uomini a terra;
  • la necessità di difendere un ponte decisivo;
  • il ritardo delle colonne di soccorso;
  • il combattimento contro reparti nemici d’élite.

I paracadutisti britannici conquistarono l’obiettivo con una forza molto inferiore a quella prevista e resistettero fino all’esaurimento delle proprie capacità.

I Fallschirmjäger tedeschi reagirono con rapidità, sfruttando la propria esperienza e l’improvvisazione tattica.

I reparti italiani, pur con comportamenti differenti, parteciparono alla difesa e ai contrattacchi.

La fanteria britannica completò infine la missione, attraversando il Simeto sotto un fuoco devastante.

Primosole non fu una battaglia perfetta né una vittoria rapida. Fu una lotta confusa, sanguinosa e combattuta spesso da piccoli gruppi privi di collegamenti, che agivano senza conoscere pienamente ciò che stava accadendo a poche centinaia di metri.

Il ponte sul Simeto

Tra il 13 e il 16 luglio 1943, il ponte di Primosole divenne molto più di una struttura metallica sopra un fiume siciliano.

Per i britannici rappresentava la porta verso Catania.

Per tedeschi e italiani era un punto da difendere per rallentare l’avanzata alleata e consentire il riordinamento delle forze dell’Asse.

Per i paracadutisti di entrambi gli schieramenti fu il luogo nel quale addestramento, coraggio e spirito di corpo dovettero confrontarsi con la realtà più dura della guerra: uomini dispersi, ordini incompleti, munizioni insufficienti e un nemico determinato a pochi metri di distanza.

Il ponte venne infine conquistato dagli Alleati, ma non con la rapidità prevista e non senza un prezzo altissimo.

Primosole entrò così nella storia come una delle battaglie simbolo delle forze aviotrasportate: un combattimento nel quale paracadutisti britannici e tedeschi, arrivati quasi contemporaneamente dal cielo, si affrontarono per il controllo della strada verso Catania.

Primosole 1943: quando paracadutisti britannici e tedeschi combatterono per il ponte sul Simeto
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Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET e DIFESANEWS.COM. Blogger e informatico di professione

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