Paracadutisti e Forze Speciali sempre più vicini: i modelli europei e il caso italiano

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Per lungo tempo le aviotruppe sono state associate soprattutto alle grandi operazioni aviotrasportate del Novecento: migliaia di uomini lanciati oltre le linee nemiche per conquistare ponti, aeroporti, nodi stradali e posizioni decisive.

Quel modello non è completamente scomparso, ma il campo di battaglia contemporaneo ne ha modificato profondamente le condizioni d’impiego. Difese contraeree stratificate, droni, sensori, guerra elettronica e capacità di fuoco a lunga distanza rendono estremamente rischiosa la concentrazione di grandi formazioni aviotrasportate su una singola zona di lancio.

Ciò non significa che i paracadutisti abbiano perso rilevanza. Al contrario, la loro funzione si sta evolvendo.

Elevata prontezza, capacità di proiezione, mobilità strategica, attitudine a operare temporaneamente isolati e possibilità di essere inseriti rapidamente in aree scarsamente accessibili rendono le aviotruppe uno strumento particolarmente adatto alle crisi improvvise, alle operazioni di ingresso iniziale, alle evacuazioni e al sostegno delle Forze Speciali.

Diversi eserciti europei stanno traducendo questa affinità in nuovi modelli organizzativi. La Germania valuta di riunire i propri paracadutisti EGB sotto il Kommando Spezialkräfte; il Regno Unito ha assegnato stabilmente un battaglione del Parachute Regiment al supporto delle UK Special Forces; la Spagna ha raccolto paracadutisti, Forze Speciali, elicotteri e truppe da montagna sotto un unico comando divisionale.

E l’Italia?

Cosa dice realmente la dottrina NATO

Partiamo con il dire che nel dibattito italiano si è spesso sovrapposta impropriamente la distinzione nazionale tra Forze Speciali e Forze per Operazioni Speciali alla classificazione anglosassone “Tier 1” e “Tier 2”. Quest’ultima, tuttavia, non costituisce una categoria dottrinale della NATO.

Nel lessico dell’Alleanza si parla di Special Operations Forces, le SOF, ossia Forze Speciali definite dalle capacità possedute, dai compiti assegnati e dagli standard operativi raggiunti.

In poche parole: o un reparto è qualificato come Forza Speciale, oppure non lo è.

Chiarita questa (inesistente) distinzione, il punto centrale riguarda il rapporto tra aviotruppe e Forze Speciali nella dottrina NATO.

Un passaggio particolarmente significativo si trova nell’AJP-3.2 – Allied Joint Doctrine for Land Operations, la pubblicazione NATO che stabilisce principi e linee guida per l’impiego delle forze terrestri in operazioni congiunte e multinazionali.

Nell’Annex B, dedicato alle differenti tipologie di forze terrestri, il documento distingue inizialmente le forze pesanti, medie e leggere. Subito dopo introduce una categoria ulteriore: le “specialist capabilities”, ossia le capacità specialistiche.

La NATO vi include:

  • Aviotruppe;
  • Forze Anfibie;
  • Truppe da montagna;
  • Forze da ricognizione;
  • Forze per Operazioni Speciali.

Il criterio utilizzato è il terreno o l’ambiente nel quale una forza opera, oppure la particolare modalità attraverso cui viene schierata. Aviotruppe e Forze Speciali non vengono dunque equiparate, ma sono collocate nello stesso insieme concettuale delle capacità terrestri che richiedono addestramento, organizzazione e modalità d’impiego specifiche.

È una distinzione importante. Un reparto paracadutisti convenzionale non diventa una Forza Speciale soltanto perché possiede un’elevata preparazione o perché opera in profondità. Selezione, missioni, procedure, catena di comando e rilevanza strategica delle operazioni rimangono differenti.

Tuttavia, la collocazione operata dall’AJP-3.2 mostra che la NATO non considera le aviotruppe semplice fanteria leggera trasportata per via aerea. Sono una capacità specialistica, definita innanzitutto dalla possibilità di trasferire una forza combattente e il relativo sostegno logistico direttamente nell’area dell’obiettivo, attraverso l’atterraggio degli aeromobili oppure il lancio del personale e dei materiali.

La dottrina ricorda anche i limiti di queste formazioni. Essendo generalmente forze leggere, dispongono di minore protezione e potenza di fuoco pesante rispetto alle unità meccanizzate. Possono inoltre essere facilmente isolate. Per questo le operazioni aviotrasportate devono essere integrate con supporto aereo ravvicinato, fuoco indiretto, intelligence, logistica e altri abilitatori, prevedendo fin dall’inizio rinforzo, rifornimento, recupero o rilevamento da parte di forze più pesanti.

Non Forze Speciali, ma una naturale forza di raccordo

Definire i paracadutisti “il collante” tra forze convenzionali e Forze Speciali è una conclusione ragionevole osservando caratteristiche, compiti e organizzazioni adottate da diversi Paesi dell’Alleanza.

Le Forze Speciali sono normalmente impiegate in nuclei ridotti, per compiti sensibili e spesso di rilevanza strategica. La loro efficacia dipende anche dalla capacità di evitare che operatori altamente selezionati vengano assorbiti da attività che possono essere affidate a reparti convenzionali adeguatamente preparati.

Una forza di supporto può isolare un obiettivo, costituire un perimetro di sicurezza, proteggere una base avanzata, controllare vie di accesso, partecipare a un’evacuazione, recuperare personale, fornire una massa di manovra supplementare o contrastare la reazione delle forze avversarie.

Sono compiti convenzionali, ma svolti in contesti nei quali sono richiesti rapidità, autonomia, interoperabilità e capacità di operare con procedure più vicine a quelle delle Forze Speciali.

Proprio qui le aviotruppe trovano una collocazione naturale. Possono mettere a disposizione una forza più numerosa degli operatori speciali, mantenendo al tempo stesso un livello di prontezza e una cultura operativa difficilmente riscontrabili in una normale unità di fanteria.

Germania: gli EGB verso il KSK

Il caso tedesco è probabilmente quello che rappresenta più chiaramente l’esistenza di una fascia intermedia tra fanteria paracadutista convenzionale e Forze Speciali.

La Bundeswehr distingue infatti tra Spezialkräfte, le Forze Speciali propriamente dette, e Spezialisierte Kräfte, le forze specializzate. Gli operatori del Kommando Spezialkräfte appartengono alla prima categoria; i militari EGB appartengono alla seconda.

La sigla EGB indica l’Erweiterte Grundbefähigung, una qualificazione avanzata per operazioni speciali. I suoi appartenenti sono principalmente paracadutisti, ma anche specialisti e supporti addestrati per cooperare direttamente con il KSK. La stessa Bundeswehr li presenta come personale capace di svolgere compiti più complessi rispetto ai normali paracadutisti, mantenendo aliquote in elevata prontezza.

I Fallschirmjäger tedeschi costituiscono già oggi il nucleo delle forze specializzate dell’Esercito. Il Fallschirmjägerregiment 26 indica espressamente tra i propri compiti il supporto tattico alle operazioni delle Forze Speciali, mentre il Reggimento 31 sottolinea la capacità dei paracadutisti di combattere autonomamente all’interno del territorio controllato dal nemico.

Secondo quanto riportato il 20 luglio 2026 dalla testata specializzata tedesca Hartpunkt, le quattro compagnie EGB, attualmente distribuite tra i Fallschirmjägerregiment 26 e 31, potrebbero essere riunite in un unico reparto e trasferite alle dipendenze del KSK, con una possibile ricollocazione nel Baden-Württemberg.

Al momento si tratta di un progetto riferito nel contesto della riorganizzazione dell’Esercito tedesco, non ancora di una decisione ufficiale definitiva. La direzione appare tuttavia significativa: riunire sotto un solo comando le componenti destinate al supporto delle Operazioni Speciali, separandole dai due reggimenti paracadutisti convenzionali.

La Germania trasformerebbe così una vicinanza già esistente sul piano addestrativo e operativo in una vera prossimità ordinativa.

Il rischio è sottrarre ai reggimenti paracadutisti una parte del personale più qualificato. Il vantaggio sarebbe invece evidente: maggiore standardizzazione, addestramento continuativo con il KSK, catena di comando più breve e una capacità di supporto immediatamente disponibile.

Paracadutisti tedeschi con qualifica EGB durante l’esercitazione “Taurus 2024” nell’area addestrativa di Grafenwöhr, impegnati in un’attività con battello pneumatico. Foto: Bundeswehr/Carl Schulze.
Paracadutisti tedeschi con qualifica EGB durante l’esercitazione “Taurus 2024” nell’area addestrativa di Grafenwöhr, impegnati in un’attività con battello pneumatico. Foto: Bundeswehr/Carl Schulze.

Regno Unito: 1 PARA al servizio delle UK Special Forces

Il modello britannico è ancora più netto.

Il 1st Battalion, The Parachute Regiment, non appartiene alla normale struttura della 16 Air Assault Brigade Combat Team. È posto permanentemente sotto il comando del Director Special Forces e costituisce il nucleo principale dello Special Forces Support Group.

Gli altri battaglioni del Parachute Regiment mantengono il tradizionale ruolo di fanteria aviotrasportata e di reazione rapida; il 1 PARA è invece destinato stabilmente al supporto delle UK Special Forces.

Il battaglione non è diventato SAS o SBS. Rimane un reparto di fanteria paracadutista, con un proprio reclutamento e una propria identità. La sua funzione è però costruita attorno alle necessità delle operazioni speciali.

Questo consente agli operatori delle UKSF di concentrarsi sulle attività che richiedono le loro specifiche qualifiche, affidando a una forza convenzionale selezionata e particolarmente preparata la protezione, il supporto di combattimento e la costituzione di una cornice di sicurezza più ampia.

Il sistema britannico dimostra che la distinzione tra Forze Speciali e aviotruppe può rimanere netta anche all’interno della stessa catena di comando. Non occorre trasformare un battaglione di paracadutisti in un reparto incursori: è sufficiente specializzarlo nella cooperazione con questi ultimi.

Si tratta di un modello costoso, perché richiede che un intero battaglione mantenga permanentemente standard elevati e procedure compatibili con le UKSF. Londra ha però ritenuto che il beneficio operativo giustificasse la sottrazione di 1 PARA alla brigata aviotrasportata convenzionale.

Paracadutisti e Forze Speciali sempre più vicini: i modelli europei e il caso italiano
Paracadutisti del 1st Battalion, The Parachute Regiment, di base a St Athan, in Galles. Il battaglione è permanentemente assegnato allo Special Forces Support Group (SFSG), la componente incaricata di fornire supporto diretto alle Forze Speciali britanniche.

Spagna: un’unica divisione per le capacità più specializzate

La Spagna ha adottato una soluzione differente.

Dal 1° gennaio 2021, la División “San Marcial” riunisce sotto un unico comando:

  • Brigada “Almogávares” VI de Paracaidistas;
  • Mando de Operaciones Especiales “Órdenes Militares”;
  • Fuerzas Aeromóviles del Ejército de Tierra;
  • Mando de Tropas de Montaña “Roncesvalles”;
  • Regimiento de Operaciones de Información n. 1.

La Brigata paracadutisti non è subordinata al Mando de Operaciones Especiales. Entrambe dipendono dalla stessa divisione, insieme agli elicotteri dell’Esercito, alle truppe da montagna e alle capacità informative.

È probabilmente il modello più vicino alla classificazione contenuta nell’AJP-3.2. La Divisione San Marcial riunisce infatti molte delle capacità che la dottrina NATO definisce specialistiche, assegnandole a un’unica autorità capace di coordinarne preparazione e impiego.

La BRIPAC conserva identità, struttura e compiti convenzionali. La sua vicinanza al MOE e alle FAMET facilita però la formazione di raggruppamenti interarma e interspecialità per operazioni di risposta immediata, assalto aereo, evacuazione e ingresso iniziale.

Madrid non ha quindi assegnato i paracadutisti alle Forze Speciali, ma ha creato un contenitore organizzativo nel quale le capacità più mobili e specializzate dell’Esercito possono sviluppare procedure comuni.

Paracadutisti e Forze Speciali sempre più vicini: i modelli europei e il caso italiano
Paracadutisti spagnoli della Brigada “Almogávares” VI. Dal 2021 la BRIPAC condivide con il Mando de Operaciones Especiales e altre capacità specialistiche un unico comando divisionale, la División “San Marcial”.

Tre modelli, una stessa direzione

Germania, Regno Unito e Spagna hanno scelto soluzioni differenti.

La Germania dispone di compagnie paracadutiste EGB specializzate nel supporto alle Operazioni Speciali e valuta di riunirle sotto il KSK.

Il Regno Unito ha destinato permanentemente un intero battaglione paracadutisti allo Special Forces Support Group.

La Spagna ha mantenuto separate la Brigata paracadutisti e le Forze Speciali, ma le ha poste, insieme agli elicotteri e ad altre capacità specialistiche, sotto un’unica divisione.

In tutti e tre i casi emerge però una tendenza comune: le aviotruppe vengono considerate la componente convenzionale più adatta a operare accanto alle Forze Speciali.

Alla base non vi è soltanto il prestigio del basco amaranto o la tradizione condivisa. Vi sono esigenze concrete: elevata disponibilità, selezione fisica, capacità di proiezione, addestramento al combattimento leggero, operazioni in profondità e familiarità con inserzioni aeree ed elicotteristiche.

E in Italia?

L’Italia possiede una tradizione paracadutista e un comparto per le Operazioni Speciali di livello elevatissimo. La soluzione organizzativa adottata è però diversa da quelle appena analizzate.

La Brigata Paracadutisti “Folgore” rimane una Grande Unità convenzionale appartenente alle forze di proiezione dell’Esercito. Mantiene la capacità di generare forze aviotrasportate, unità di fanteria, cavalleria, artiglieria, genio, logistica e addestramento al paracadutismo militare.

Il comparto delle Operazioni Speciali dell’Esercito è invece raccolto nel COMFOSE, comando di livello brigata istituito nel 2013 e responsabile dell’unitarietà dell’addestramento, dell’approntamento, dello sviluppo procedurale e dell’acquisizione dei materiali per le Forze Speciali.

Alle sue dipendenze si trovano:

La componente paracadutista è quindi fortemente presente anche nel comparto speciale italiano. Il 9° “Col Moschin” e il 185° RRAO provengono storicamente dal mondo della “Folgore”, mentre il 4° Ranger unisce specializzazione alpina e capacità paracadutista.

Il 9°, il 185° e il 4° sono essi stessi reparti di Forze Speciali, composti da personale selezionato e formato per condurre compiti propri delle Operazioni Speciali. Non costituiscono una massa convenzionale dedicata a sostenere operatori speciali nel modo in cui lo fa un battaglione dello Special Forces Support Group nel Regno Unito.

All’interno dei tre reggimenti di paracadutisti esistono inoltre plotoni esploranti inseriti in una compagnia per ciascun reparto: la 10ª Compagnia del 187°, l’11ª del 186° e la 12ª del 183°. Queste unità dispongono di capacità avanzate di ricognizione e sono abilitati anche al lancio TCL.

Si tratta tuttavia di aliquote numericamente limitate, concepite soprattutto per le esigenze esploranti dei rispettivi reggimenti. Per dimensioni, struttura e massa disponibile non possono rappresentare un equivalente italiano del 1 PARA britannico o delle quattro compagnie EGB tedesche, né garantire da sole un supporto organico e continuativo alle Operazioni Speciali.

L’Italia ha dunque scelto una separazione abbastanza netta: da una parte la Brigata Paracadutisti “Folgore”, forza convenzionale aviotrasportata e di proiezione; dall’altra il COMFOSE, con Forze Speciali, supporti dedicati e strutture formative.

È una soluzione razionale. Consente alla “Folgore” di mantenere la propria funzione di Grande Unità, senza essere trasformata in un semplice bacino di personale per le Operazioni Speciali. Permette inoltre al COMFOSE di concentrare risorse e preparazione sui reparti qualificati per compiti di rilevanza operativa e strategica.

Rimane però una zona intermedia.

Paracadutisti e Forze Speciali sempre più vicini: i modelli europei e il caso italiano
Esploratori paracadutisti della Folgore durante un lancio con tecnica della caduta libera (TCL)

Un possibile modello italiano

L’Esercito potrebbe affrontare la questione senza creare un nuovo reparto di Forze Speciali.


A ridosso della nascita del COMFOSE fu ipotizzato anche un unico comando divisionale con la Brigata “Folgore” (cosa poi avvenuta in Spagna nel 2021), soluzione all’epoca sostenuta anche dall’autorevolissimo Colonnello Luciano Piacentini, già comandante del 9° “Col Moschin”, in un interessante articolo su Analisi Difesa, ma il progetto non ebbe seguito.

Oggi una possibilità sarebbe qualificare un battaglione paracadutisti come forza di supporto alle Operazioni Speciali, mantenendolo organicamente nella Brigata Folgore ma rendendolo disponibile, in determinate condizioni, per l’impiego sotto controllo operativo del COMFOSE o del comando interforze competente.

Un modello più leggero potrebbe prevedere una compagnia permanentemente certificata, rinforzabile fino al livello battaglione attraverso aliquote provenienti dagli altri reparti della Brigata.

Il personale rimarrebbe paracadutista convenzionale. Non assumerebbe la qualifica di Incursore, Ranger o Acquisitore Obiettivi, ma riceverebbe un addestramento specifico per operare con il comparto delle Operazioni Speciali.

Il rischio di confondere élite e Forze Speciali

Ogni riflessione su questo tema deve evitare un equivoco ricorrente: non tutto ciò che è particolarmente addestrato appartiene alle Forze Speciali.

Le aviotruppe sono storicamente unità d’élite, ma il termine indica soprattutto una cultura militare, un livello di prontezza e una particolare modalità di impiego. Le Forze Speciali sono invece definite dai compiti assegnati, dalla selezione, dall’addestramento specifico e dalla catena di comando.

Avvicinare i due mondi non significa cancellarne i confini.

Al contrario, un buon modello di integrazione deve preservare le rispettive identità. Le Forze Speciali non devono essere utilizzate come fanteria convenzionale di lusso; i paracadutisti non devono essere presentati come incursori soltanto perché operano al loro fianco.

L’esperienza britannica dimostra che un battaglione di fanteria può lavorare stabilmente con le UKSF senza diventare SAS. Il modello tedesco distingue espressamente tra Spezialkräfte e Spezialisierte Kräfte. La struttura spagnola mantiene separati MOE e BRIPAC, pur collocandoli nello stesso comando divisionale.

La separazione funzionale è dunque compatibile con una forte integrazione operativa.

Paracadutisti e Forze Speciali sempre più vicini: i modelli europei e il caso italiano
Incursori italiani del 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”. Le Forze Speciali costituiscono uno strumento di rilevanza politico-militare, impiegato per operazioni ad alto valore strategico in contesti complessi e sensibili.

Il ritorno della guerra ad alta intensità

La guerra in Ucraina ha riportato al centro dell’attenzione artiglieria, mezzi corazzati, difesa aerea, droni e grandi masse di personale. A prima vista, questo potrebbe suggerire un ritorno esclusivo alle formazioni pesanti.

La realtà è più complessa.

Le forze leggere e specialistiche continuano a essere necessarie per sfruttare rapidamente una breccia, occupare un punto decisivo, rafforzare un settore minacciato, condurre incursioni, operare su terreni difficili e reagire a crisi lontane prima dell’arrivo delle unità pesanti.

Le aviotruppe non possono sostituire una brigata corazzata nel combattimento prolungato. Ma una brigata corazzata non può essere proiettata con la stessa rapidità, inserita per via aerea o impiegata con la medesima flessibilità.

La vera forza deriva quindi dall’integrazione. Le unità leggere devono essere sostenute da fuoco, intelligence, difesa aerea, droni, guerra elettronica, elicotteri e logistica. Le Forze Speciali devono poter accedere alle capacità della componente convenzionale senza perdere velocità o riservatezza.

In questo sistema, i paracadutisti possono rappresentare la prima massa tattica disponibile tra il piccolo distaccamento Forze Speciali e le formazioni convenzionali più pesanti.

Una scelta organizzativa, non soltanto identitaria

In Italia il rapporto tra “Folgore” e Forze Speciali è inevitabilmente accompagnato da elementi storici e identitari. Il 9° e il 185° portano ancora denominazioni e tradizioni legate alla specialità paracadutista. Molti operatori provengono direttamente dalle aviotruppe.

Ma la questione non può essere ridotta alla tradizione.

Bisogna chiedersi quale organizzazione garantisca oggi la migliore capacità operativa.

La “Folgore” deve continuare a essere una Grande Unità convenzionale capace di combattere, proiettarsi e generare una componente aviotrasportata. Il COMFOSE deve conservare autonomia, specializzazione e accesso prioritario alle risorse necessarie alle Operazioni Speciali.

Tra questi due poli potrebbe però essere rafforzato un livello di integrazione permanente, non basato soltanto sulle esercitazioni occasionali o sui rapporti storici tra i reparti.

Conclusioni

Le scelte compiute da diversi eserciti europei rendono visibile questa prossimità.

La Germania potrebbe riunire gli EGB e avvicinarli organicamente al KSK. Il Regno Unito ha già assegnato 1 PARA al supporto permanente delle UK Special Forces. La Spagna ha raccolto BRIPAC, MOE, FAMET e altre capacità specialistiche sotto la División San Marcial.

L’Italia ha seguito un modello differente, separando la Folgore dal COMFOSE e trasferendo nel comparto speciale reparti con capacità e missioni proprie.

Questa separazione rimane valida. Ma non esaurisce il problema.

In uno scenario nel quale le Operazioni Speciali devono integrarsi sempre più con le forze convenzionali, potrebbe essere opportuno individuare nella “Folgore” una componente permanentemente preparata a sostenerle.

I paracadutisti non sono Forze Speciali. Proprio per questo possono rappresentare il collegamento più efficace tra il mondo ristretto di quest’ultime e la potenza complessiva dell’Esercito convenzionale.

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Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET e DIFESANEWS.COM. Blogger e informatico di professione

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