Militari italiani tra i meno pagati d’Europa: nel Regno Unito un Sergente può superare i 5.000 euro al mese

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Mentre l’Europa torna a investire massicciamente nella difesa, aumentando gli organici e chiedendo ai propri militari una maggiore disponibilità operativa, l’Italia continua a presentare livelli retributivi sensibilmente inferiori rispetto a quelli riconosciuti dalle principali potenze occidentali della NATO.

Il confronto non può essere considerato perfettamente omogeneo. Ogni Paese applica infatti sistemi differenti per quanto riguarda tassazione, anzianità, indennità operative, alloggi di servizio, previdenza e sostegno familiare. Tuttavia, mettendo a confronto gli stipendi tabellari o le retribuzioni iniziali dei gradi equivalenti, emerge una tendenza piuttosto netta: il personale militare italiano si colloca nella parte più bassa della graduatoria dell’Europa occidentale.

Il divario parte già dal soldato semplice

In Italia un volontario in ferma iniziale dispone di uno stipendio parametrale annuo di circa 16.461 euro, corrispondente a poco più di 1.370 euro lordi mensili, prima delle eventuali indennità e componenti accessorie.

La distanza rispetto agli altri grandi Paesi alleati è considerevole.

Nei Paesi Bassi lo stipendio lordo iniziale di un militare si colloca attorno ai 2.600-2.700 euro mensili. In Germania la retribuzione di un soldato può superare i 2.600 euro lordi negli esempi pubblicati dalla stessa Bundeswehr, mentre nel Regno Unito gli aumenti approvati per il 2026 hanno portato le retribuzioni iniziali delle Forze Armate britanniche su livelli nettamente superiori a quelli italiani.

Anche in Francia e Belgio, pur con strutture salariali e costi della vita differenti, la retribuzione iniziale risulta nettamente più elevata rispetto a quella prevista per il volontario italiano.

Graduati e sergenti: il divario continua

La situazione non cambia con il passaggio al servizio permanente.

Nel nostro paese lo stipendio parametrale di un graduato italiano si colloca attorno ai 1.700 euro lordi mensili, mentre quello di un sergente supera di poco i 1.900 euro.

Nei Paesi Bassi, invece, un caporale o un sergente può partire da una retribuzione lorda prossima o superiore ai 2.800-3.000 euro. In Germania un Feldwebel, grado generalmente paragonabile ai primi livelli dei sottufficiali italiani, riceve una retribuzione lorda indicativa compresa tra 3.000 e 3.200 euro; un Hauptfeldwebel con maggiore anzianità può raggiungere i 3.600-3.750 euro.

Il confronto deve essere trattato con prudenza, ma la differenza resta troppo ampia per essere attribuita esclusivamente al costo della vita o alla diversa pressione fiscale.

Marescialli italiani lontani dai colleghi Europei

Uno dei divari più evidenti riguarda il ruolo marescialli, che rappresenta tradizionalmente la struttura portante dei reparti italiani.

Lo stipendio parametrale di un maresciallo italiano è di poco superiore ai 2.000 euro lordi mensili. Un sottufficiale superiore tedesco può invece collocarsi tra i 3.600 e i 4.500 euro lordi, a seconda del grado e dell’anzianità. Nei Paesi Bassi le retribuzioni dei sottufficiali superiori superano i 4.000 euro.

Si tratta di personale al quale vengono affidate responsabilità sempre maggiori: gestione degli uomini, addestramento, impiego di sistemi tecnologicamente complessi, responsabilità amministrative e, in molti casi, comando di unità minori.

Eppure, proprio nella categoria dei sottufficiali, il trattamento economico italiano appare particolarmente distante da quello dei principali alleati.

Anche gli ufficiali guadagnano meno

Il problema interessa anche gli ufficiali di tutti i gradi.

Un tenente italiano percepisce uno stipendio parametrale di circa 2.400 euro lordi mensili. In Germania il trattamento indicativo di un Leutnant si colloca attorno ai 3.300-3.450 euro lordi. In Belgio e nei Paesi Bassi la retribuzione iniziale degli ufficiali può superare rispettivamente i 4.000 e i 3.700 euro lordi mensili.

Il divario non tende a ridursi nei gradi dirigenziali, come quello di colonnello. Germania, Paesi Bassi e Regno Unito possono garantire trattamenti economici sensibilmente superiori.

In Germania, per esempio, un colonnello può essere inserito nei livelli A16, B2 o B3, con retribuzioni indicative comprese tra 6.900 e 9.600 euro mensili.

Ufficiali Generali: un confronto spietato

Il divario retributivo con gli altri Paesi europei non scompare salendo lungo la scala gerarchica. Anche per gli ufficiali generali è tuttavia necessario distinguere tra stipendio fisso e trattamento economico complessivo, che può comprendere indennità operative, assegni, compensi legati agli incarichi di comando e altre componenti accessorie.

Il confronto europeo rimane particolarmente significativo sulla componente fissa. In Italia, un Generale di Brigata presentava una retribuzione media di circa 67.000 euro lordi annui, mentre in Germania la retribuzione tabellare di un Brigadegeneral può superare i 130.000 euro lordi annui. Nei Paesi Bassi, lo stipendio tabellare di un Brigadegeneraal si colloca indicativamente oltre i 100.000 euro annui e può crescere ulteriormente con gli scatti previsti.

La distanza è quindi considerevole: la retribuzione fissa di un generale tedesco può risultare quasi doppia rispetto a quella di un omologo italiano.

È doveroso ricordare che indennità, scatti di anzianità, maggiorazioni per particolari incarichi e altri trattamenti aggiuntivi sono riconosciuti anche ai militari delle Forze Armate straniere.

Operatori delle Forze Speciali: all’estero sono “speciali” anche nello stipendo

In Francia, la prime de compétences spécifiques può arrivare complessivamente fino a 2.000 euro mensili. In Germania, il personale qualificato e impiegato nelle Forze Speciali riceve circa 1.125 euro al mese oltre alla normale retribuzione.

Nel Regno Unito, gli operatori delle UK Special Forces, compreso il SAS, possono percepire fino a oltre 35.000 euro annui aggiuntivi rispetto a un militare convenzionale dello stesso grado. Il divario deriva soprattutto dal Recruitment and Retention Payment – Special Forces, l’indennità destinata a favorire il reclutamento e a trattenere il personale altamente qualificato.

Senza entrare nel complesso sistema di calcolo delle indennità riconosciute alle Forze Speciali italiane, è evidente che importi di questa entità risultano difficilmente raggiungibili per gli incursori, i ranger e gli acquisitori obiettivi del nostro Paese.

Anche nel comparto d’élite emerge quindi la stessa tendenza: all’estero la maggiore specializzazione, il rischio e la difficoltà nel trattenere personale esperto vengono remunerati con supplementi consistenti e chiaramente quantificabili; in Italia il trattamento appare più frammentato e complessivamente meno competitivo.

La corsa europea agli aumenti

Il dato più significativo non riguarda soltanto i livelli retributivi attuali, ma la direzione intrapresa dagli altri governi.

Il Regno Unito ha riconosciuto nel 2026 il terzo aumento consecutivo superiore all’inflazione, portando lo stipendio medio del personale militare britannico a circa 45.710 sterline annue. Secondo il Governo britannico, gli aumenti cumulati dal luglio 2024 hanno raggiunto il 14,1%.

I Paesi Bassi hanno approvato un nuovo accordo che prevede un aumento del 6,5% dal settembre 2026 e un ulteriore 2% dal gennaio 2028, oltre a una migliore remunerazione per l’impiego operativo e il lavoro irregolare.

In altre parole, i Paesi che già garantivano retribuzioni superiori stanno continuando ad aumentarle, ampliando ulteriormente la distanza con l’Italia.

Non è soltanto una questione economica

La retribuzione del personale militare non può essere considerata esclusivamente come una voce di bilancio.

Incide direttamente sulla capacità di reclutare nuovi volontari, trattenere il personale specializzato e competere con il settore civile. Tecnici informatici, manutentori, piloti, operatori di droni, personale sanitario e specialisti delle comunicazioni dispongono oggi di competenze sempre più richieste anche nel mercato privato.

Uno stipendio poco competitivo rischia quindi di produrre Forze Armate dotate di nuovi mezzi e maggiori finanziamenti, ma prive del personale necessario per impiegarli efficacemente.

L’Italia ha avviato negli ultimi anni una crescita della spesa per la difesa, ma una quota importante delle risorse dovrà necessariamente essere destinata anche agli uomini e alle donne in uniforme.

Non è possibile chiedere maggiore prontezza operativa, disponibilità continua, trasferimenti frequenti, impiego all’estero e responsabilità crescenti senza riconoscere un trattamento economico adeguato.

Il confronto con gli altri grandi Paesi NATO dimostra che il problema non può più essere rinviato: almeno nelle categorie iniziali, nei graduati e nei sottufficiali, i militari italiani risultano tra i meno pagati dell’Europa occidentale.

Fonti

Militari italiani tra i meno pagati d’Europa: nel Regno Unito un Sergente può superare i 5.000 euro al mese
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Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET e DIFESANEWS.COM. Blogger e informatico di professione

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