La crescente instabilità in Medio Oriente sta spingendo l’Italia a rivedere il posizionamento dei propri contingenti militari nella regione. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, nelle sedi politico-militari si sta valutando un riposizionamento delle forze verso aree più occidentali e considerate meno esposte ai rischi operativi, mantenendo però la partecipazione alle missioni internazionali.
Allo stesso tempo, è già iniziato il ritiro di parte dei militari italiani presenti nel Kurdistan iracheno, dopo un attacco con drone contro una base che ospita il contingente italiano. Durante l’episodio circa 120 militari si sono rifugiati nei bunker, senza riportare ferite.
L’episodio che ha accelerato le valutazioni del governo riguarda la base di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove sono presenti militari italiani impegnati nella missione internazionale contro lo Stato Islamico.
Un attacco con drone ha colpito l’area della base militare italiana causando danni ad alcuni mezzi e strutture, ma senza provocare vittime tra i militari, che sono riusciti a mettersi al riparo nei bunker della struttura.
L’episodio si inserisce in un quadro regionale sempre più instabile, caratterizzato da attacchi contro basi occidentali e tensioni tra Iran, Israele e Stati Uniti, con il rischio di un allargamento del conflitto a diversi Paesi della regione.
Dopo l’attacco, l’Italia ha avviato una riduzione graduale del contingente presente a Erbil.
Negli ultimi giorni:
Il ritiro completo non avverrà immediatamente, perché l’operazione è complessa dal punto di vista logistico e richiede trasferimenti via terra verso altri Paesi della regione prima del rientro in patria.
Parallelamente al ritiro dal Kurdistan iracheno, il governo italiano sta valutando un nuovo assetto del dispositivo militare nel Medio Oriente.
L’ipotesi allo studio prevede di:
Il riposizionamento verso ovest non significherebbe quindi abbandonare la regione, ma piuttosto adattare la presenza militare alle nuove condizioni strategiche.
Il governo ha ribadito che l’Italia non parteciperà alla guerra in corso nella regione, ma continuerà a sostenere le missioni internazionali già autorizzate dal Parlamento, soprattutto quelle dedicate all’addestramento delle forze locali e alla stabilizzazione dell’area.
La priorità, in questa fase, resta la sicurezza dei militari italiani dispiegati all’estero, in un contesto geopolitico sempre più instabile e caratterizzato da un rapido deterioramento della sicurezza regionale.
Il riposizionamento dei contingenti rappresenta dunque una misura prudenziale, pensata per mantenere gli impegni internazionali dell’Italia riducendo allo stesso tempo l’esposizione diretta dei soldati nelle aree più a rischio del Medio Oriente.
Fonti:

Medio Oriente, l’Italia ridispone le truppe: ritiro da Erbil e nuovo dispositivo militare più a ovest






