Vai al contenuto
Difesa News
ULTIMEKill Zone Ucraina: Dove le macchine non sanguinano e il fronte è già futuro
Spazio

L'Europa spinge per l'indipendenza dagli Usa e trasforma il mercato spaziale

Preoccupati dalle restrizioni americane sull'accesso ai dati satellitari, i governi europei accelerano lo sviluppo di capacità sovrane.

Un soldato regola un'antenna parabolica.
Un soldato regola un'antenna parabolica. - © Army · OGL v1.0 · via Wikimedia Commons
Un soldato regola un'antenna parabolica.
Spazio
L'Europa spinge per l'indipendenza dagli Usa e trasforma il mercato spaziale
Un soldato regola un'antenna parabolica. - © Army · OGL v1.0 · via Wikimedia Commons
Redazione Redazione 7 min di lettura 130 Scarica PDF

L'Europa intensifica l'impegno verso l'indipendenza spaziale dai fornitori statunitensi, spinta dalle restrizioni americane sull'accesso ai satelliti in Ucraina e Medio Oriente. Governi e aziende europee discusso la "sovranità" come priorità strategica alla World Space Business Week di Parigi, evidenziando come il New Space consenta lo sviluppo di capacità difensive con budget contenuti.

Cresce in Europa la domanda di capacità satellitari sovrane, mentre governi e Forze Armate cercano di ottenere un maggiore controllo sull’accesso alle infrastrutture spaziali considerate ormai essenziali per la sicurezza nazionale.

Il tema è emerso con forza durante la World Space Business Week, svoltasi a Parigi dal 14 al 17 settembre, e nel parallelo Space Defense & Security Summit. Al centro del confronto, il rischio rappresentato dalla dipendenza da fornitori stranieri per comunicazioni satellitari, osservazione della Terra, intelligence e accesso allo spazio.

La guerra in Ucraina ha mostrato quanto i dati satellitari siano diventati determinanti sul campo di battaglia moderno, ma anche quanto le capacità europee dipendano ancora da infrastrutture e aziende statunitensi. Le restrizioni applicate in alcune circostanze all’utilizzo di Starlink in Ucraina, la temporanea sospensione della condivisione di intelligence statunitense con Kiev nel marzo 2025 e le limitazioni alla disponibilità di immagini satellitari sul Medio Oriente nel 2026 hanno alimentato in Europa il dibattito sulla necessità di disporre di sistemi autonomi.

«La sovranità conta molto, questo è ciò che abbiamo imparato dall’Ucraina», ha dichiarato Guillaume de la Brosse, responsabile dell’unità per la politica di difesa e l’innovazione della Commissione europea. Secondo il funzionario, la cooperazione internazionale continuerà a essere necessaria, ma l’Europa dovrà ridurre le dipendenze considerate critiche e dotarsi almeno di una base di infrastrutture pubbliche e industriali sotto controllo europeo.

Il New Space cambia gli equilibri

A rendere questo obiettivo più realistico contribuisce l’evoluzione del cosiddetto New Space: il passaggio da un settore dominato quasi esclusivamente dai governi a un mercato nel quale aziende private sono in grado di progettare, produrre e lanciare satelliti a costi sensibilmente inferiori rispetto al passato.

Secondo la società di consulenza Novaspace, organizzatrice degli eventi di Parigi, il numero di satelliti destinati ad attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione per la difesa potrebbe più che quadruplicare entro il 2035.

Vincent Dedieu, amministratore delegato di Sodern, società del gruppo ArianeGroup, ha definito il New Space «un’opportunità incredibile» anche per quei Paesi che fino a pochi anni fa non disponevano di una propria industria spaziale strutturata.

Sodern sta lavorando, tra gli altri, con Polonia, Bulgaria e Finlandia, Paesi che stanno sfruttando la nuova accessibilità delle tecnologie satellitari per accelerare lo sviluppo di capacità nazionali sia nel settore della difesa sia in quello commerciale.

Anche le aziende americane puntano sulla “sovranità europea”

La crescente attenzione alla sovranità sta modificando anche le strategie delle aziende statunitensi.

Planet Labs, BlackSky e Vantor hanno sottolineato la possibilità di fornire satelliti senza vincoli legati alle International Traffic in Arms Regulations (ITAR), evidenziando allo stesso tempo la capacità di produrre sistemi direttamente in Europa.

John Serafini, amministratore delegato di HawkEye 360, ha citato le partnership con Leonardo in Italia ed ERA nella Repubblica Ceca, oltre alla presenza di una filiale in Lussemburgo, come elementi che consentirebbero all’azienda statunitense di adattarsi alle differenti richieste europee in materia di controllo e sovranità delle capacità spaziali.

Planet Labs ha inoltre inaugurato una nuova struttura produttiva a Berlino. Secondo il cofondatore e Chief Strategy Officer Robbie Schingler, il primo satellite Pelican costruito in Germania dovrebbe uscire dalla linea di produzione entro la fine del 2026 per essere successivamente lanciato dalla Norvegia a bordo di un vettore Isar Aerospace costruito in Germania, con lancio previsto all’inizio del 2027.

ICEYE e la costellazione tedesca da 40 satelliti

Ancora più radicale è l’approccio adottato dalla finlandese ICEYE per soddisfare un ordine tedesco relativo a una costellazione di 40 satelliti.

L’azienda sta realizzando nella Germania occidentale un impianto produttivo controllato da un’entità tedesca, con l’obiettivo di mantenere all’interno del Paese l’intera catena di approvvigionamento.

Secondo l’amministratore delegato Rafal Modrzewski, si tratta di portare la sovranità «a un livello completamente diverso», anche se investimenti di questo tipo richiedono ordini sufficientemente consistenti da giustificare la creazione di una capacità industriale locale.

ICEYE sta inoltre lavorando a soluzioni che permettano ai Paesi europei proprietari di propri satelliti, tra cui Finlandia, Svezia, Polonia e Paesi Bassi, di collegare e condividere temporaneamente le rispettive capacità a livello tattico, ampliando la copertura delle aree di interesse senza rinunciare al controllo nazionale degli asset.

Bruxelles: più autonomia senza frammentare l’Europa

La Commissione europea continua comunque a indicare nella cooperazione internazionale il modello di riferimento per le attività spaziali, comprese le discussioni con la NATO sulla sicurezza dello spazio.

Secondo De la Brosse, tuttavia, l’attuale scenario geopolitico obbliga gli europei a investire maggiormente nella propria «libertà d’azione».

La sfida sarà evitare una nuova frammentazione delle politiche spaziali nazionali. Bruxelles punta quindi a utilizzare anche il bilancio dell’Unione europea per incentivare gli Stati membri a coordinare gli investimenti e condividere risorse, evitando la proliferazione di costellazioni nazionali sviluppate senza una visione comune.

La Germania investe 35 miliardi di euro

Il caso più significativo è quello della Germania, che prevede di investire 35 miliardi di euro entro il 2030 nello sviluppo di capacità spaziali militari sovrane.

Un programma di queste dimensioni potrebbe suscitare timori all’interno dell’Unione europea circa un possibile sviluppo prevalentemente nazionale delle capacità tedesche.

Jean-Baptiste Paing, vicedirettore della Direction générale de l’armement francese, ha tuttavia definito legittima la scelta di Berlino, sostenendo che l’investimento dovrebbe essere considerato come un esempio della crescente importanza attribuita alle capacità spaziali, pur auspicando che queste risorse contribuiscano anche alla costruzione di un sistema europeo più forte.

Sovranità significa anche poter lanciare i propri satelliti

Il controllo dei satelliti non è però sufficiente. Per parlare realmente di autonomia strategica, l’Europa deve poter disporre anche di un accesso affidabile allo spazio.

Diversi dirigenti intervenuti a Parigi hanno evidenziato la scarsità di finestre e capacità di lancio disponibili.

Nicolas Lefort, responsabile dei nuovi mercati di MBDA, ha ricordato che il progetto francese Toutatis, destinato a dimostrare l’impiego di un satellite manovrabile in orbita terrestre bassa, è ancora in attesa di un lanciatore.

François Lombard, responsabile della Connected Intelligence di Airbus Defence and Space, si è invece detto ottimista sulla crescita di nuovi operatori europei capaci di portare in orbita bassa carichi dell’ordine di una tonnellata.

Tra questi figura la tedesca Isar Aerospace, protagonista il 5 settembre di un lancio dalla base norvegese di Andøya, mentre ArianeGroup sta preparando l’ingresso sul mercato di MaiaSpace.

La trasformazione del mercato spaziale europeo appare quindi destinata ad accelerare. La questione non riguarda soltanto la disponibilità di satelliti, ma il controllo dell’intera catena: progettazione, produzione, dati, software, infrastrutture terrestri e capacità di lancio.

La lezione emersa dai conflitti degli ultimi anni è che lo spazio è ormai parte integrante delle infrastrutture militari critiche. Per l’Europa, ridurre le dipendenze esterne significa quindi aumentare la capacità di mantenere accesso a comunicazioni, intelligence e osservazione anche quando le condizioni geopolitiche rendono incerto il supporto di fornitori stranieri.

Condividi

Newsletter

Resta aggiornato

Iscriviti alla newsletter di DIFESA NEWS e ricevi le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

oppure

RICEVILE PER TELEGRAM

Commenti

Nessun commento ancora. Sii il primo!

Lascia un commento

Non sarà pubblicata.

I commenti vengono moderati prima della pubblicazione.