Non si tratta solo di lanciare satelliti, ma di garantire la sovranità tecnologica e la sicurezza dell'intero continente europeo. Per David Avino, fondatore e CEO di Argotec, lo scenario geopolitico attuale non lascia spazio a esitazioni: l'Europa non può permettersi di dipendere da un unico attore privato per le comunicazioni globali e i servizi di lancio.
«Gli eventi degli ultimi anni ci hanno dato una sveglia», avverte Avino. «L'Europa non può svegliarsi all'improvviso e scoprire che c'è un solo privato, Elon Musk, a controllare le telecomunicazioni e i vettori. Dobbiamo correre per costruire una vera sovranità tecnologica e industriale: se esitiamo ancora, quel divario diventerà incolmabile».
In questa direzione si inserisce anche la
recente alleanza strategica con Rheinmetall Italia, che lo scorso 1° ottobre ha visto il lancio del primo satellite per la sorveglianza militare e la difesa aerea, primo mattonello di una costellazione prevista per il 2028.
La svolta tecnologica: la "testa" conta più dell'hardware
Al centro della strategia di Argotec c'è l'edge computing, ossia la capacità dei satelliti di elaborare i dati direttamente nello spazio grazie a supercomputer di bordo dedicati all'intelligenza artificiale, senza dover saturare i canali di trasmissione verso terra.
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Reattività immediata: In caso di incendi o frane, il satellite elabora le immagini in near real-time e avvisa direttamente la Protezione Civile in una manciata di secondi.
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Sicurezza nazionale: Stessa velocità per il monitoraggio dei confini e delle coste, dove pochi secondi possono fare la differenza.
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Visione futura: Argotec conta già 15-16 satelliti in orbita equipaggiati con computer secondari per l'IA.
«Tra qualche anno l'hardware dei satelliti sarà quasi una commodity», spiega Avino. «La vera differenza la farà la 'testa', cioè il software che ci gira sopra».
Dallo SpacePark di Torino alla conquista degli Stati Uniti
Per sostenere questa visione, Argotec ha strutturato una filiera industriale unica e un'espansione internazionale aggressiva:
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Lo SpacePark di Torino: Inaugurato nel 2024, lo stabilimento di San Mauro Torinese gestisce la filiera in modo completamente integrato: dall'ingresso dell'alluminio grezzo fino al controllo in orbita dalla sala operativa torinese. La produzione attuale di 52 satelliti all'anno (nella fascia complementare tra i 30 e i 350 kg) è destinata a salire a 80 unità.
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La presenza negli USA: Oltre all'hub di Melbourne (Florida) — dove Argotec guida per la NASA il progetto MiniCOR per lo studio delle tempeste solari —, la sede aperta a fine 2023 in California sta sviluppando transponder e radio per lo spazio profondo diretti verso Luna e Marte, richiesti da mercati chiave come Stati Uniti e Giappone.
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Un team di giovanissimi: Dei 350 dipendenti attuali (con 60 posizioni aperte), l'età media è sotto i 33 anni, e scende a 29 anni nella divisione ingegneria.
Una svolta finanziaria da 50 milioni di euro
Questa accelerazione ha spinto l'azienda — profittevole fin dalle origini e cresciuta per quasi vent'anni in bootstrapping reinvestendo gli utili — ad aprire per la prima volta le porte agli investitori esterni.
L'aumento di capitale da 50 milioni di euro è stato interamente sottoscritto da NUO Space, veicolo della holding milanese guidata da Tommaso Paoli (già primo investitore di Bending Spoons).
«Vogliamo sostenere realtà italiane d'eccellenza per trasformarle in player globali indipendenti», dichiara Paoli. Ma per Argotec questo è solo l'inizio: Avino anticipa che questo round rappresenta il primo passo verso un'ulteriore operazione finanziaria ancora più imponente, sostenuta dall'interesse di decine di fondi internazionali.
Alle origini del successo: il percorso del fondatore
Dietro l'ascesa di Argotec c'è la traiettoria di David Avino: 55 anni, laurea in informatica, un passato da ufficiale nella Brigata Paracadutisti e poi una carriera tra l'ESA a Colonia e la NASA a Houston, dove come istruttore ha addestrato gli astronauti per la Stazione Spaziale Internazionale (tra cui Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti).
Nel 2008 la scelta di tornare in Italia per fondare Argotec partendo da zero («all'inizio ero da solo a montarmi le scrivanie»). Oggi quella scommessa si attesta come una delle realtà industriali e tecnologiche più solide d'Europa.
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