Per sopravvivere sul campo di battaglia moderno, i paracadutisti britannici stanno imparando a combattere anche una guerra invisibile: quella che si svolge nello spettro elettromagnetico, tra onde radio, segnali e interferenze.
A guidare questa trasformazione è il Phantom Platoon, reparto specializzato nelle Cyber and Electromagnetic Activities (CEMA) della 16 Air Assault Brigade, la forza di risposta rapida globale dell’Esercito britannico. Il CEMA unisce guerra elettronica, operazioni cyber e gestione dello spettro elettromagnetico con l’obiettivo di raccogliere informazioni sul nemico, ostacolarne i piani e proteggere le forze amiche.
Il reparto, inserito nel 2nd Battalion The Parachute Regiment (2 PARA), ha partecipato alla Exercise Orion in Francia, dove soldati aviotrasportati britannici e francesi si sono addestrati insieme per affrontare possibili crisi reali. Secondo il comandante del 2 PARA, il tenente colonnello Craig Shephard, il CEMA serve a capire cosa stia facendo il nemico e a creare confusione sulle intenzioni delle proprie forze, così da ottenere quel piccolo vantaggio di tempo o di spazio decisivo per vincere la battaglia.

Uno dei compiti principali degli specialisti del Phantom Platoon è individuare le posizioni nemiche intercettando e tracciando le loro trasmissioni radio. Per farlo usano Kraken, una software defined radio progettata e assemblata direttamente dal reparto.
Il sistema è formato da un’antenna capace di rilevare segnali, collegata a un GPS e gestita tramite un computer a scheda singola. Può essere montato o smontato in appena cinque minuti, collocato sul terreno e controllato a distanza. Una volta individuato un segnale, il dispositivo permette di stabilire che cosa è, dove si trova e quale ruolo abbia nell’attività del nemico, contribuendo a costruire un quadro operativo più preciso.
Accanto a Kraken, i paracadutisti hanno creato anche Unagi, un trasmettitore capace di disturbare comunicazioni radio o emettere segnali falsi, e Plankton, un estensore Wi-Fi usato per interrompere il collegamento tra un drone e il suo controllore. I nomi, curiosamente, derivano dal fatto che uno dei membri del team ha una laurea in biologia marina, e per questo molte apparecchiature hanno nomi “ittici”.
La particolarità di questi strumenti è che vengono costruiti con componenti acquistati in normali negozi di elettronica e poi modificati con poche righe di codice, rendendoli estremamente flessibili. In un caso concreto, Unagi è stato usato prima per jammerare le radio nemiche e poi riconfigurato per imitare un hub Wi-Fi. Il nemico ha intercettato il segnale, credendo di aver localizzato il quartier generale britannico, e ha attaccato una posizione falsa. Questo inganno ha permesso a una compagnia fucilieri di conquistare il proprio obiettivo senza incontrare resistenza.

Per i militari del Phantom Platoon, questa capacità rappresenta un esempio concreto della tradizionale airborne initiative, cioè lo spirito di iniziativa tipico delle truppe paracadutiste. Il soldato Kai ha spiegato che nei conflitti contemporanei la guerra elettronica sta assumendo un ruolo sempre più centrale, e proprio per questo il reparto ha deciso di sviluppare autonomamente una capacità considerata oggi essenziale.
Anche sul piano personale, il CEMA offre nuove opportunità. Il soldato George, ad esempio, ha trasformato una passione giovanile per PlayStation, Xbox ed elettronica in una competenza militare concreta. Dopo aver iniziato a smontare e modificare hardware da ragazzo, ha trovato nel Phantom Platoon il modo di applicare quelle abilità sul terreno operativo, con la consapevolezza che il proprio contributo può influenzare direttamente il successo di una missione.
Secondo il tenente colonnello Craig Shephard, il lavoro del Phantom Platoon dimostra la volontà dei paracadutisti britannici di innovare e adattarsi alle esigenze del campo di battaglia moderno. Una risorsa preziosa, soprattutto in esercitazioni come Orion, che ha coinvolto circa 2.000 soldati della 16 Air Assault Brigade e della 11e Brigade Parachutiste francese in attività difensive congiunte.
Le due brigate formano l’Airborne Combined Joint Force e dal 2013 sono addestrate e pronte a schierarsi insieme per rispondere a crisi globali. In un contesto bellico in cui non basta più controllare il terreno, ma occorre dominare anche lo spazio invisibile di segnali, comunicazioni e interferenze, il Phantom Platoon mostra come il futuro del combattimento passi sempre di più attraverso la tecnologia e la capacità di adattamento.






