26 gennaio 2026 — Berlino spinge sull’autonomia strategica nello spazio militare. Secondo indiscrezioni di stampa e una conferma societaria, Rheinmetall e OHB stanno discutendo una possibile cooperazione per partecipare a future gare pubbliche legate a una rete satellitare militare tedesca in orbita bassa, pensata per garantire comunicazioni sicure e resilienti alla Bundeswehr, con ambizioni paragonate a quelle di Starlink. Il dossier si colloca dentro il piano tedesco da 35 miliardi di euro entro il 2030 per capacità spaziali di difesa.
L’elemento davvero rilevante, però, non è solo nazionale: se questa costellazione dovesse nascere come infrastruttura “sovrana” tedesca, rischierebbe di diventare uno standard de facto in Europa. Per questo l’Italia dovrebbe collaborare fin dall’inizio, puntando a un ruolo industriale e operativo nel programma, invece di limitarsi a osservarlo da fuori.
La logica della costellazione LEO è chiara: bassa latenza, copertura fitta, ridondanza e maggiore continuità del servizio anche in scenari degradati. È un salto rispetto ai sistemi tradizionali in orbita geostazionaria, preziosi ma più esposti a saturazione e con profili di latenza diversi.
Se la Germania procede rapidamente (si parla di requisiti già definiti e di gare in arrivo), il programma potrebbe:

1) Autonomia e “peso” strategico europeo
Un’infrastruttura LEO militare europea non può essere credibile se resta il progetto di un solo Paese. Entrare come partner dà all’Italia voce su governance, requisiti di sicurezza, priorità operative e regole d’impiego.
2) Sinergia con le capacità italiane già mature
L’Italia ha competenze solide in satcom governativa, segmento di terra, integrazione di sistemi e operazioni (oltre a un ecosistema industriale ampio). Anche se il cuore del progetto è LEO broadband, la partita si vince su ciò che “sta intorno” ai satelliti: terminali, reti, cyber, gestione, addestramento, continuità di servizio.
3) Economia industriale: lavori e tecnologia dove conta davvero
Le costellazioni non sono solo “satelliti”: sono produzione in serie, supply chain, software, crittografia, stazioni a terra, manutenzione, servizi. Un ingresso tardivo rischia di lasciare all’Italia solo subforniture marginali.
Ecco i pilastri più realistici per una collaborazione Italia–Germania che non sia simbolica:

Per contare davvero, l’Italia dovrebbe impostare la collaborazione su tre clausole chiave:
La Germania sta aprendo una traiettoria che può diventare la spina dorsale delle comunicazioni militari europee in orbita bassa. Per l’Italia, la scelta non è tra “aderire o no”, ma tra entrare adesso per influenzare architettura e filiera oppure arrivare dopo, quando standard e contratti saranno già scritti.

La Germania accelera sullo “Starlink militare”: un occasione anche per l’Italia






