L’Italia accelera sul fronte della sicurezza spaziale e mette sul tavolo 640 milioni di euro per rafforzare la propria capacità di osservazione militare dalla Terra. Il ministero della Difesa, di concerto con il Mef, ha infatti trasmesso al Parlamento il decreto relativo alla seconda fase del programma per lo sviluppo di un sistema satellitare ottico militare di terza generazione, considerato sempre più strategico nello scenario geopolitico attuale.
Il progetto punta a realizzare una costellazione di satelliti in grado di raccogliere immagini ad alta precisione, utili per monitorare aree di crisi, movimenti militari e teatri operativi. In un contesto segnato dall’instabilità internazionale, dalle tensioni in Medio Oriente e dalla crescita dei rischi cyber, lo spazio viene ormai trattato come un vero e proprio dominio della sicurezza nazionale, al pari di terra, mare, aria e cyberspazio.
Il piano non parte da zero. Una prima fase del programma era stata autorizzata nel 2022 con uno stanziamento di 264 milioni di euro, mentre il costo complessivo inizialmente previsto era di 590 milioni. Con il nuovo decreto, però, il valore sale a 640 milioni, con un incremento di 50 milioni.
Secondo la documentazione trasmessa dal governo, l’aumento è legato soprattutto all’adeguamento dei sistemi di protezione del programma. Il nodo centrale è l’introduzione della crittografia post-quantica, tecnologia destinata a rafforzare la sicurezza delle comunicazioni anche in prospettiva futura, quando i computer quantistici potrebbero mettere in crisi gli attuali sistemi di cifratura.

Le risorse previste si distribuiscono su tre capitoli principali:
La fase ora all’esame del Parlamento vale 292,6 milioni e copre il periodo compreso tra il 2026 e il 2031, arco temporale nel quale dovrebbero essere realizzati e mandati in orbita i satelliti del sistema. Una parte residuale, pari a 83 milioni, dovrà invece essere coperta con successivi provvedimenti.
Il programma si inserisce in un quadro più ampio di rafforzamento dello strumento militare italiano. Negli ultimi mesi il governo ha intensificato il ricorso a piani di ammodernamento e sviluppo, con l’obiettivo di rendere più autonoma e tecnologicamente avanzata la capacità di difesa nazionale.
In questo scenario, il comparto spaziale italiano si conferma uno degli asset industriali più sensibili. Accanto ai grandi gruppi della difesa e dell’aerospazio, anche realtà innovative della new space economy stanno contribuendo a consolidare competenze nazionali nella manifattura satellitare e nei servizi collegati. Tra queste figura anche Argotec, azienda torinese specializzata in satelliti di piccole dimensioni e sistemi avanzati per lo spazio, spesso citata come esempio della crescita di una filiera italiana capace di affiancare i grandi player tradizionali.

Il dossier sui satelliti si affianca alla più ampia riforma della Difesa annunciata dal ministro Guido Crosetto, che punta a ridisegnare la struttura dello strumento militare. Tra le ipotesi allo studio figurano una riserva di circa 10 mila volontari e nuove strutture dedicate alla cybersicurezza.
Lo spazio, insomma, non è più soltanto una frontiera tecnologica o industriale, ma sempre più un presidio strategico. E con il nuovo programma satellitare l’Italia prova a blindare uno dei terreni decisivi della sicurezza del futuro.

Italia punta sui satelliti spia: piano da 640 milioni per blindare lo spazio






