Dopo anni di tensioni, annunci e false partenze, il progetto franco-tedesco-spagnolo per il caccia di sesta generazione è giunto ai titoli di coda. Il naufragio del FCAS (Future Combat Air System) non è solo la fine di un programma industriale da cento miliardi di euro, ma rappresenta un duro colpo per l’autonomia strategica del Vecchio Continente. E lancia un avvertimento inequivocabile all’altro grande progetto in corso, il GCAP: senza uno sforzo comune europeo, coeso e finanziariamente solido, nessun programma di questa portata può sperare di sopravvivere.
Le indiscrezioni circolavano da mesi, ma la conferma è arrivata durante il recente vertice tra UE e Balcani in Montenegro. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron hanno preso atto di una realtà industriale ormai insostenibile: le divisioni tra la francese Dassault e il gruppo Airbus (rappresentante degli interessi tedeschi e spagnoli) sono insanabili.
I punti chiave del divorzio:
Mentre l’asse franco-tedesco si spezza, l’alternativa a trazione italo-britannica e giapponese—il GCAP (Global Combat Air Programme)—vive giorni di profonda incertezza, dimostrando quanto sia fragile l’ecosistema della difesa aerospaziale se frammentato.
Il nodo cruciale è a Londra: il 30 giugno scade il contratto ponte da 686 milioni di sterline assegnato alla joint venture Edgewing (BAE Systems, Leonardo e Japan Aircraft Industrial Enhancement). Entro quella data, il Ministero della Difesa britannico deve approvare il Defence Investment Plan (DIP).
I rischi di uno stallo sono enormi:
Il crollo del FCAS e i brividi freddi sul GCAP convergono verso un’unica, ineludibile conclusione: costruire un caccia di sesta generazione richiede risorse finanziarie e tecnologiche che nessuna nazione—e forse nemmeno una piccola coalizione disomogenea—può sostenere a lungo termine senza intoppi.
Senza uno sforzo comune europeo più ampio, anche il GCAP faticherà a mantenere la rotta. L’annuncio della fine del progetto franco-tedesco, tuttavia, potrebbe paradossalmente trasformarsi in un’opportunità di consolidamento per il GCAP stesso.
Come sottolinea Alessandro Marrone, responsabile “Difesa, sicurezza e spazio” dell’Istituto Affari Internazionali (IAI):
“Se, come sembra probabile, Londra manterrà gli impegni presi […], il GCAP diventa più attrattivo per possibili partner come Canada e Germania, che non vogliono essere dipendenti in futuro da un velivolo made in USA e riconoscono i benefici della cooperazione con Paesi affini e affidabili.”
L’ingresso della Germania nel GCAP (ipotesi già discussa mesi fa tra il cancelliere Merz e la premier Meloni) potrebbe essere la chiave di volta. Unire l’esperienza decennale maturata su programmi come Tornado ed Eurofighter creerebbe finalmente quella massa critica europea necessaria per competere a livello globale.
La frammentazione ha appena ucciso il FCAS. Se il GCAP vorrà davvero arrivare a solcare i cieli del futuro, dovrà smettere di essere solo un accordo a tre e diventare il fulcro di un vero, integrato e imprescindibile sforzo comune europeo.






