L’Unione europea sta creando un vero Shengen militare, un corridoio militare, per permettere a truppe e mezzi alleati di spostarsi rapidamente da ovest a est in caso di crisi, soprattutto verso il fianco orientale NATO.
Otto Stati membri – Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Slovacchia e Lituania – hanno firmato una lettera d’intenti per creare la Central North European Military Mobility Region.
Questa regione di mobilità militare si basa sul corridoio già esistente tra Paesi Bassi, Germania e Polonia e viene estesa:
- verso ovest, includendo Belgio e Lussemburgo;
- verso est, includendo Lituania, Repubblica Ceca e Slovacchia.
L’obiettivo è disporre di un corridoio continuo per il rapido transito di truppe e equipaggiamenti tra Mare del Nord, Europa centrale e Baltico, attraverso regole comuni su:
- attraversamento delle frontiere,
- autorizzazioni ai movimenti,
- scambio di informazioni operative,
- pianificazione congiunta delle infrastrutture.

Il pacchetto Ue sulla mobilità militare
Parallelamente, la Commissione europea presenta un Military Mobility Package che completa il quadro politico e normativo del nuovo corridoio.
Il punto centrale è la riduzione dei tempi di autorizzazione per il transito militare:
- massimo 3 giorni in tempo di pace per approvare la richiesta di passaggio;
- massimo 6 ore in emergenza, con presunzione di via libera se non ci sono obiezioni.
Per rendere operativo lo “Schengen militare”, il pacchetto prevede:
- un sistema di risposta rafforzata sul modello del Meccanismo di protezione civile;
- un “pool di solidarietà” in cui gli Stati mettono a disposizione treni, traghetti e trasporto aereo strategico utilizzabili da altri;
- un catalogo dei mezzi a duplice uso (civile/militare) messi a disposizione da operatori privati;
- un gruppo di coordinamento nazionale per la mobilità militare con un referente per ciascun Paese Ue.
Questo gruppo dovrà dare priorità a circa 500 progetti infrastrutturali (strade, ferrovie, porti, aeroporti, ponti, gallerie) necessari ad adeguare la rete europea alle esigenze di convogli pesanti.
Il fabbisogno stimato è di circa 100 miliardi di euro. Finora l’Ue ha stanziato solo una quota limitata, ma Bruxelles punta a combinare:
- fondi dedicati alla mobilità militare,
- fondi di coesione per infrastrutture a duplice uso,
- strumenti come il programma di prestiti per la difesa SAFE.

Il ruolo della Lituania e le sfide per l’Europa
La Lituania è al centro del nuovo sistema. Confina con la Bielorussia e con l’enclave russa di Kaliningrad e rappresenta un punto chiave per la difesa del corridoio di Suwałki, il tratto di territorio tra Polonia e Lituania considerato tra i più vulnerabili della NATO.
Vilnius sta già adeguando le proprie infrastrutture:
- aggiornamento della Via Baltica agli standard militari;
- potenziamento della direttrice Lazdijai–Alytus–Vilnius per aumentare la capacità di traffico nel Suwałki Corridor;
- miglioramento dei collegamenti interni tra le aree di dispiegamento e i poligoni di Pabradė e Rūdninkai.
La Lituania propone inoltre una Tri-Baltic Military Mobility Zone tra i Paesi baltici, per collegare verso nord la nuova regione di mobilità centro-nord europea in un’unica area continua di rapido movimento militare.
Restano però tre grandi sfide per tutta l’Europa:
- Normative diverse tra Stati su permessi, limiti di peso/dimensioni, dogane e procedure di sicurezza.
- Infrastrutture insufficienti a sopportare il transito regolare di mezzi pesanti militari.
- Capacità logistiche disomogenee tra Paesi, che richiedono meccanismi strutturati di condivisione di mezzi e competenze.
Lo “Schengen militare” e la nuova regione di mobilità nascono proprio per rispondere a queste criticità, con un obiettivo politico chiaro: rendere credibile la capacità dell’Ue e della NATO di rinforzare il fianco orientale non in mesi, ma in giorni.
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