Il Dipartimento dell’Esercito degli Stati Uniti ha appena avviato un conto alla rovescia di 90 giorni: tre mesi di tempo affinché tutti i cappellani militari rimuovano le insegne di grado dal petto delle proprie Army Combat Uniforms (ACU), sostituendole con i simboli religiosi sui colletti. La mossa, fortemente voluta dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth e tradotta in linea guida dal Segretario dell’Esercito Dan Driscoll, punta a un obiettivo teoricamente nobile: ribadire che un ministro di culto in mimetica è “innanzitutto un cappellano e solo in secondo luogo un ufficiale”.
Tuttavia, guardando alla secolare tradizione militare americana e alle dinamiche concrete della vita di reparto, è difficile non guardare a questa transizione con profondo scetticismo. Più che un ritorno alla purezza spirituale, la misura rischia di rivelarsi un pasticcio burocratico che ignora il funzionamento della catena di comando e l’efficacia stessa del ministero sul campo.
Il binomio tra fede e grado militare nell’U.S. Army non è un’invenzione recente del modernismo o della burocrazia del Pentagono; è un elemento fondante dell’identità stessa del Corpo dei Cappellani, nato nel 1775 per volere di George Washington.
Storicamente, l’attribuzione di un grado ufficiale ai cappellani non è mai servita a “mondanizzare” il loro ruolo, bensì a proteggerlo e legittimarlo. Garantire a un pastore, a un rabbino o a un imam lo status (e le insegne) di capitano, maggiore o colonnello ha sempre significato una cosa precisa: dare loro l’autorità di interloquire direttamente con il comando per difendere il benessere dei soldati, senza subire i filtri o le intimidazioni dei sottufficiali o dei quadri intermedi. Rimuovere visivamente quel grado significa, simbolicamente e psicologicamente, indebolire quella barriera protettiva.

La nuova direttiva si applica specificamente alle uniformi da combattimento e all’equipaggiamento da freddo (lasciando invariate le divise formali da cerimonia). Proprio qui risiede la contraddizione più forte.
Sul campo di battaglia o durante l’addestramento operativo, l’uniforme serve a identificare istantaneamente il ruolo e la responsabilità di chi si ha di fronte. Un soldato di vent’anni, magari in preda a un forte stress emotivo o traumatico, ha bisogno di riconoscere i propri punti di riferimento con uno sguardo al millesimo di secondo. Le insegne di grado sul petto sono standardizzate, visibili, universali. Sostituirle con simboli religiosi sul colletto (ridotti peraltro dal Pentagono a sole 5 fedi ammesse: croce latina, tavole ebraiche, mezzaluna islamica, ruota buddista e Om induista) rischia di creare confusione visiva in contesti dove la chiarezza è tutto.
Inoltre, la riduzione drastica dei codici di affiliazione religiosa da oltre 200 a appena 31, unita alla rimozione dei gradi, sembra tradire un tentativo di “normalizzazione” dall’alto che si scontra con la complessa e variegata realtà confessionale della truppa odierna.
La retorica del Segretario Hegseth si basa sull’idea che il grado militare inquini la missione spirituale del cappellano. Ma la realtà è che i cappellani dell’U.S. Army sanno benissimo da oltre due secoli come bilanciare le due identità. Essi non esercitano il comando d’arma (non possono ordinare un attacco), ma usano il grado per muoversi fluidamente nella complessa macchina militare.
Privare visivamente un ufficiale del suo grado in un ambiente totalmente gerarchizzato come l’esercito rischia di produrre l’effetto opposto a quello sperato: non una maggiore autorevolezza spirituale, ma una progressiva marginalizzazione istituzionale. Il rischio è che, privato delle sue insegne sul campo, il cappellano venga percepito meno come un ufficiale di supporto strategico e più come un elemento “esterno” alla dura realtà della vita militare.
I 90 giorni concessi per completare lo “strip” dalle divise passeranno in fretta. Resta da vedere se, una volta rimosse le aquile, le foglie di quercia o le barrette d’argento dal petto dei cappellani, l’Esercito avrà davvero ottenuto leader spirituali più vicini alla truppa, o se avrà semplicemente privato i suoi soldati di un alleato autorevole nella catena di comando. La storia suggerisce che la prudenza, in questi casi, è d’obbligo. E lo scetticismo pure.

Difesa USA: Pete Hegseth fa rimuovere i gradi dei cappellani dalle Army Combat Uniforms - un errore storico e operativo






